martedì 18 ottobre 2011

AD OCCHI CHIUSI



Già siamo consumati dagli obblighi verso altro, altri, che costituirsi senza un piacere renderebbe anche una semplice risposta un comando. Tutto questo per apparire, comparire così diversi, simili, dissimili, alle apparenze del proprio essere. Ed è così che ci formuliamo solo per un concetto di bello, accettato, assimilato e filtrato fra le radici di comuni mortali che sperano di vedere nei tuoi occhi il frutto della loro buccia di splendore.
E si sa, la vipera tinge dalla mela che più l’attira pur non capendo che dentro è marcia.
Da millenni sappiamo che tutto ciò che fuori è migliore dentro è marcio eppure mangiamo, ci nutriamo, ingrassiamo, ci ingozziamo delle nostre più allusive capacità visive. Eppure basterebbe solo annusarne l’odore per comprendere la bontà della sostanza; basterebbe un piccolo foro, grande quanto un spillo, impercettibile, invisibile per mostrarci la vera natura di quello che non ci appare subito comprensibile. Siamo noci toste e dure da scalfire ma fin troppo morbide fra il guscio per poter essere protette; per poter sfuggire alle nostre debolezze verso qualcosa che ci accomodi e basta.
Così peschiamo come pescatori accaniti di pesce sempre fresco.
Ad occhi chiusi.
A naso chiuso.
Peschiamo solo la carta che ci indichi il futuro.
Non scegliamo mai nulla di ciò che ci appartiene, peschiamo solo alla cieca guidati dal caso.
Tutto si configura nella radice di una moltiplicazione per infiniti destini tesi a risultare un numero pressoché adatto al P greco di una circonferenza così imperfetta da colmare ma così piccola da formare il tuo mondo.
E quello che ottieni lo segni, lo segni talmente forte nella tua fronte che arrivi a ritenere che quel segno sia il destino voluto per te, la tua luce nel buio. Ma non sai, non sai che come Sole si nasconda dietro le nuvole quando piove ma è lì, è lì sempre presente e acceso, così Luce è ciò che si dimostra dietro il buio di uno sguardo chiuso, cieco e sempre assente e spento.
Nemmeno occhiali spessi aiutano a visualizzare retoriche moralizzazioni sulle scelte d’apporre alle costanti valutazioni quotidiane del dovere di indicare una via per se stessi. Ma ciò è necessario, prima che il caso indichi per te una strada che non t’appartiene, che ti è scomoda, lontana e fin troppo distante in un mare di pesci che affogano per liberarsi di aria non adatta a tutti.

Simon Trumpet

1 commento:

  1. Ciao. Ho letto varie volte il tuo post ma non sono riuscito a comprenderlo. Il concetto (o i concetti) che vuoi esprimere non si capiscono. La tua scrittura appare troppo fine a se stessa. O meglio: fine a te stesso. Un lettore esterno fatica a afferrare il significato delle tue parole. Semplicemente perché non è te stesso e non può entrare nella tua testa. Si percepisce il tuo intento comunicativo, ma il tuo modo poetico di scrivere devia la limpidezza necessaria a farti comprendere.

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