giovedì 21 aprile 2011

VENTO D'APRILE

Scordiamo presto e mai ricordiamo
gli amici vicini, e così, cresce veloce
la solitudine. Si pensa che il tempo
sia infinito, tanto da maltrattarlo,
ma Aprile è già alle porte e possiede
le chiave per entrare nelle nostre menti.
Nei trenta giorni che l’accompagnano,
la morte è il sentimento che prevale
da ogni altro fatto universale.
Il suo vento soffia ancora forte, tanto
che di anno in anno aumenta il suo fiato.
Si direbbe che forse è solo paranoia, ma
sono le date a segnare questa fottuta memoria
di eventi che s’alternano tra i felici e i grigi.
Le storie ad Aprile si ripetono e risplende triste
il lamento di un ragazzo un tempo contento.
Già, sei tu che vidi disteso all’interno di un loculo di vetro.
Stringevamo in mano un fiore mentre fuori il tempo
non era del migliore. L’aria sospingeva in giro i capelli,
i tuoi capelli biondi, tanto sottili da imprimerci emozione
a non poter più stringerli. Strano il destino, toglie l’asfalto
dove cammini; ed è così che ti salutai, come qualche giorno
prima che tu partivi. Ci siamo detti ciao, non addio, perché
ciò che si vuole rimane sempre vivo; perché nell’aldilà
ci si ritroverà come nelle giornate di primavera a prendere il sole.
L’amato sole sotto la grande quercia nei nostri momenti spensierati,prima che uno stupido incidente rendesse noi improvvisamente grandi.
Così grandi da capire quanto siamo piccoli nei confronti della vita che tentavi di catturare muovendo le dita, mentre noi ti osservavamo da dietro una finestra che incuteva paura per non poter prenderti e portati via.
Avevo anche scritto una canzone, la chiamai “ritornerai”, perché volevo che tu potessi ascoltarla e cantarla, ma sto ancora aspettando che la tua voce risuoni da quella stanza in cui nessuno volle credere che tu eri sparito.
Aprile è anche il mese del tuo compleanno; ricordo che una volta feci una gran e bella festa; giocammo con un pallone e qualche gavettone, la torta e i regali, gli scherzi e le risate, quanto era bello sentirsi così uniti.
Ma ora che le luci si sono spente, i bambini sono spariti,
i fiori marciti nei vasi, le memorie segnate, i ricordi sbiaditi,
le lacrime seminate, le foto ingiallite e le amicizie dimenticate,
perché nel mondo dove scorre la vita si cancella il passato, ora, che rimane?
Altro non resta, amico, che questo vento d’Aprile che accarezza, scivola,sfiora,sulla tua lapide simile al tatto di chi vorrebbe il tuo nome qui, accanto a noi …

a Riccardo 16/04/1985 – 9/04/2002
Simon Trumpet

martedì 19 aprile 2011

SPECCHIO

Non vedi?

«No. Che dovrei guardare?»

Hai venticinque anni.

«Che significa?»

Che il tempo scorre, scorre lento ma si deposita sulla tua pelle, sulle tue emozioni, sulle tue sensazioni, e giorno dopo giorno il suo peso si fa sempre più grande, faticoso da sostenere. E il segno che lascia, anch'esso cresce; prima è una lieve linea invisibile, poi, un solco profondo, insormontabile.

Non vedi?

«No. Che dovrei guardare?»

Hai venticinque anni.

«Che significa?»

Sei fermo. Immobile.

«Non è vero.»

Stai lasciando andare molte occasioni. Pensi che ci sarà sempre tempo per fare tutto, per rimediare. No, non è così. Guardati.

«Ho solo venticinque anni.»

No, hai venticinque anni.

«Che significa?»

Stai lasciando andare i tuoi sogni; essi si stanno allontanando come un aquilone perso. Su in alto, dove non puoi più raggiungerli, ma pensi sempre che tutto tornerà. No, sei tu che devi avvicinarti, tutto prosegue, niente è permanente.

«Non ho colpe, così vanno le cose.»

Non vedi?

«No.»

Hai venticinque anni e non hai mai reagito agli eventi. Ti sei solo fatto calpestare, e pensi che sia dovuto al fato. No, è dovuto al tuo senso di ramoscello secco che si spezza col peso della neve.

«Non posso decidere ogni cosa.»

Ma non vedi?

«Cosa?»

Hai venticinque anni.

«Che significa?»

Significa che ci sono tantissime cose che ancora ti coinvolgeranno, e tu, pensi solo a quelle che già ti hanno coinvolto, a quelle che non hanno più niente da dirti.

«Sono i mie ricordi quelli.»

No, sono ciò che non ti ha permesso di fare il passo in avanti.

«Che significa?»

Che hai venticinque anni.

«Si, ma non mi lamento della mia vita.»

Non serve lamentarsi, ma serve chiedersi se avresti potuto fare molto altro e se hai trovato quello che cerchi.

«No, non l'ho ancora trovato, ma arriverà.»

Hai venticinque anni.

«E con questo?»

Ne hai già venticinque.

«Che significa?»

Che devi iniziare a guardare. Chiudi gli occhi, che vedi?

«Niente.»

Esatto.

«Che significa?»

Che sei al buio. Prova ora a riaprirli, che vedi?

«Me stesso.»

Esatto.

«Che significa?»

Che ci sei tu davanti ad ogni cosa, che ci sei tu ancora fermo di fronte allo specchio...

Simon Trumpet