mercoledì 30 marzo 2011

ASOLA

Il primo distaccamento che abbiamo, è quello con il cordone ombelicale.
Subito dopo il parto, al bambino, viene reciso l'unico organo che lo tiene in collegamento con la madre. Lo slegarsi di questo transito biologico è in primo luogo doloroso: i bimbi ne piangono la perdita, perché è l'unico mezzo con cui essi comunicano e ricevono il nutrimento dalla figura che gli ha allevati. Il secondo luogo è costruttivo, stimola ad utilizzare nuove forme per trasmettere stati d'animo all'allevatrice e consente un approccio più diretto tra mamma e figlio, anche se si sa che ricostruire ciò che si è distrutto è difficile e richiede tempo.
Per questo, il primo e reale nodo che noi formiamo nella vita, non è quello costituito da rapporti con altri esseri umani, ma è l'asola che applichiamo per allacciare le scarpe.
Quel semplice nodo, è per noi il mezzo per approcciare, per stabilire un nesso con chi ci sta attorno.
Iniziamo a dire le prime parole attorno ai 6 mesi semplicemente ascoltando i nostri genitori; poi impariamo a camminare imitando le persone erette e così via, ma la prima cosa, che i nostri tutori ci insegnano a compiere con le mani sono i nodi per allacciare le scarpe.
È incredibile, la nostra manualità prende stampo dalle calzature.
Ed è così, che questo gesto ci accompagna per il resto della vita, in ogni circostanza, in ogni giorno importante, asole e scarpe crescono e invecchiano con noi.
Le mie prime esperienze con i nodi non sono state molto positive, ma mi hanno permesso di conoscere i miei primi amici.
All'asilo, tra una corsa e l'altra, capitava spesso che i lacci si slegavano. Inciampavo di continuo mentre giocavo e allora la suora vedendomi in pericolo mi metteva a sedere finché non mi allacciavo le scarpe, ma non ero capace!
Perdevo interi pomeriggi cercando di imparare a legare quei lacci!
Quante sofferenze e quanto imbarazzo: ero l'unico che se ne stava lì immobile a guardare gli altri. Poi mi feci furbo, e ogni volta che mi mettevano a sedere fermavo qualche bambino che passava e mi facevo annodare le scarpe. Dopo qualche tempo, i bambini che mi aiutavano divennero miei amici e fu un simpatico gioco quello di cercare di liberarmi senza essere visti dalle suore.
Grazie dunque a dei lacci sperimentavo le prime forme di relazione con altri miei simili.
Ma col passare del tempo i problemi non cambiarono, questo a testimonianza che quello che non si impara subito non lo si imparerà mai.
Così durante le partite di calcio, quanti goal avrei potuto segnare se non fossi stato ogniqualvolta a terra a causa delle stringhe! E l'allenatore, quante parole che mi urlava!
È proprio vero, è l'oggetto che forma l'uomo, non l'uomo che forma l'oggetto.
Abbiamo inventato ogni cosa immaginata, e ora siamo dominati da quello che abbiamo creato. Diventiamo inutili senza un computer, irreperibili senza un cellulare, irraggiungibili senza un'auto, incapaci di vivere senza nodi familiari, politici, giudiziari, che ci legano ai nostri amati oggetti, scarpe comprese.
Tutto ricade in un asola.
Forse per questo ho trovato tanto ostico realizzare ogni semplice nodo, per non legarmi per sempre a mille vincoli. Per non avere un cappio stretto alla testa che non mi permetta di sciogliermi verso la vita.
Ma un nodo, per quanto possa essere doppio, forte, robusto, non è mai sicuro.
Le scarpe, anche se sono allacciate, puoi sempre rischiarle di perdere.
Così come ogni cosa che oggi senti tua, domani potrà essere di un altro. Non conviene mai fasciarsi con troppi spaghi, perché farà male il giorno in cui essi si spezzeranno.
Altre volte invece siamo noi che vogliamo recidere le corde, ma se esse saranno troppe strette, finiranno per crearti molto dolore prima di lasciarti libero.
Per questo, la prima cosa che ti insegnano, non è solo quella di allacciarti bene le scarpe, ma anche quella di saper slegarle. Perché se tiri il filo sbagliato rischi di fare un nodo più resistente.
La vita è una rete di cavi uniti in più punti in cui tocca a noi l'attenzione di errare il meno possibile, per non creare una matassa intrecciata.
Apprendere che tutto è in sé collegato ad altro, dà una migliore idea di come ad ogni nostra azione il filo del futuro si svincola da alcuni nodi e si incastona ad altri.
Ecco allora, che come mia madre per stringermi a sé, cercò di allapparmi il gusto acerbo dei legami, così come fece precedentemente mia nonna a lei, e così di generazione in generazione, di figlio in figlio, di famiglia in famiglia, io, oggi figliolo, ti educherò a creare un nodo perfetto, ma, al tempo stesso ti mostrerò come creare altri nodi dallo stesso, e ti abiliterò la cura che ti consentirà di allentare gli intrecci, così che tu sappia in ogni momento dove ti trovi e quale filo seguire per slegarti da situazioni che non desideri, in modo che tutto ti sia impermanente, in modo che tutto possa sfuggire alla trappola di questa asola.

Simon Trumpet