domenica 25 luglio 2010

MELA

Districo una porzione di volontà,
sono l'arme della tua serenità
che separa le nuvole come pietre
nel fiume, per nuotare verso la luna
che come te, mai sarà così vicina.

Nelle tue labbra di rosa velenosa,
inietto la pioggia della tua tempesta,
che fa di te una persona misteriosa,
e desiderosa d'essere pura bagnata
del mio essere complice dei tuoi spasimi.

Infiniti sono gli istanti dei tuoi sorrisi,
emani profumo di petalo alla vaniglia
e ansimi di sospiri di intensa rossa voglia,
sei l'estasi di quello che posso avere dentro,
sei l'alito che smuove le foglie dal vento.

Brividi che scorrono nei nostri sensi,
avverto la sensazione di averti come fiore,
fuchi che inseguono la regina volano alti,
persone che inseguono sogni volano alte,
animali che cercano frutti viaggiano per ore.

Il male scompare nello stato in orgasmo,
riempi di inutilità il senso delle cose,
nella primavera che esplode la serpe
muta la sua pelle per farsi corazza,
per farsi favola agli occhi della sua mela.

Il cambiamento rende farfalle vermi,
le nostre ali si aprono di fronte alle nuvole,
sei il mio organo di respiro in quest'aria
densa del colore del cielo sereno,
sei il mio giorno di vita dopo l'essere stato larva.

Desidero che il vino inebri questa estate,
semmai fosse inverno che mi scaldi meglio,
come nebbia autunnale nient'altro traspare,
solo il suono del tuo profondo sentimento,
che come sole ormai chiarisce il mio viso dall'essere triste.

Simon Trumpet

mercoledì 7 luglio 2010

SPARA

Avanti carica il tuo fucile,
no, non sarai mica tu,
l'essere meno imbecille.

Coraggio, spara il tuo colpo,
non sarà la mira a mancarti,
esplodigli col mitra il volto.

Fagli ciao ciao, con la manina,
è solo un semplice nemico,
quella nonna con la nipotina.

Bam, bam, prendilo alla gamba,
bem, bem, fallo un po' sperare,
bum bum, prendilo nella sua casa.

Non sarai tu a scavare la sua buca,
i suoi sogni, morti nel giorno ostile,
ridi col tuo bicchiere di rossa aperta nuca.

Il tuo desiderio è una nuova munizione,
il suo incubo la gloria della tua nazione,
il tuo pensiero sparare in continuazione.

Sei tu il salvatore della sua patria,
colui che lo aiuta ad aprirgli una banca,
mentre il fumo nero invade la sua pulita aria.

E così sono una manciata di sassi,
sono una fossa comune senza nome,
sono l'odio che scorre sotto i tuoi passi.

Nella desolazione della città distrutta,
coltivi il frutto della democrazia,
di ciò che crescerà senza speranza

con l'illusione della migliore polizia,
perché la legge sia sovrana,
perché la popolazione sia schiava e puritana.

I re e le regine vivono con le loro teste,
le vostre sono l'obiettivo del missile perfetto,
per loro ogni rispetto, per voi ogni male infetto.

Il suo desiderio è un po' di consolazione,
il tuo incubo una brutta meditazione,
il suo pensiero salvarsi per colazione.

Il suo capo chino verso l'infinito giardino,
meglio morire per una condanna al suicidio,
la schiera è pronta a insultarlo da cretino,

non c'è rispetto per chi non ama lo stesso Dio,
d'ora in poi sarà più semplice il suo cammino,
ogni corpo morto brucia nel grande giardino.

In cerchio a pregare attorno all'acre grigio fumo,
c'è chi piange, chi ride per quelle parti in fusione,
nella guerra combattuta vince solo il consumo.

Le sirene cantano canzoni poco serene,
ad ogni nota il grido della popolazione,
le madri con le figlie intonano macabre cantilene.

Ti pieghi con la medaglia del tuo Io,
la stringi al cuore, la baci con onore,
le bandiere si alzano nei cieli conquistati.

Uno sputo per gli ultimi rifugiati,
la parola libertà che scompare
come le ultime vittime bruciate,

sei tu l'eroe, a loro ogni dolore.
La gloria si tinge di rosso colore,
i politici trattano la merce da comprare,

il petrolio schizza da ogni parte,
i mutilati lasciati in ospizi dimenticati,
come è illusorio il senso della vittoria.

Ti senti un oggetto da rendere alla storia,
sei l'ennesimo prodotto dell'esercito,
un uovo messo nel posto più fresco.

Ancora, ancora, passano gli anni, si cancella la memoria,
ancora, ancora, cambiano i nemici, no l'uomo, e le sue radici.

E dopo l'ennesima guerra per una nuova rogna,
diranno che hanno reso giustizia alla noia.
Si distrugge per ricostruire,

anche il cemento ha il suo commercio,
le case di paglia non sono più di moda,
la coca-cola diventa la nuova droga.

Avanti amico, carica il fucile,
non essere tu, il più imbecille,
spara, non essere così vile,
spara, non essere ostile,
spara dentro il cortile,
un brivido passa sottile sottile,
sarà tardi, ma vorrei vederti morire,
tu, col tuo lutto alla nazione,
tu, col tuo proposito di globalizzazione,
tu, col tuo gusto alla contaminazione.

Stringiamoci tutti attorno al grande fuoco,
coraggio,
neri e religiosi,
bianchi e vergognosi,
stretti per mano, insieme urliamo:
ciao ciao
umana schifosa razza...

Simon Trumpet