Poteva ritenersi fortunata, ben sei mesi di servizio con due cambi di stagione. Non era minimamente mutata in tutto questo tempo, Nemi. I suoi lunghi capelli neri scendevano lungo i semicerchi delle sue guancie andando a formare semicurve all'altezza delle dritte spalle. Gli occhi erano rimasti fissi nella stessa direzione a scrutare ogni cosa che si muovesse nel mondo di fuori. Mondo che a lei non era mai stato concesso di sfiorare, nemmeno tramite il vetro freddo. La bocca socchiusa a forma di cuore aveva perso un po' di smalto, come il rosso delle sue lunghe unghie parte terminale di mani così affusolate da sembrare capillari sottili sottili. Mani morbide da suonatrice di piano che soffiano su tasti bianchi e neri come foglie autunnali che volano leggere leggere e secche di morte. Il busto era un giovane arbusto che si rammificava allungando le sue gambe e snervandole i muscoli in dolci ripiani dove l'acqua della pioggia poteva scivolare via verso le radici dei suoi piedi.
Ora, anche per lei era giunto quel momento che tutti noi attendiamo per un' intera vita.
Erano iniziati i saldi.
Non ci fu una musica solenne ad accompagnarla. Non ci furono petali di rose rosse nel giardino dell'Eden che lievi si poggiano verso il vento. Non ci furono lacrime e abiti neri. Non ci furono colombe bianche colpite al cuore ma solo un semplice fazzoletto con cui le fu tolto ogni segno di sorriso dalla bocca.
Serviva per servire un nuovo servo, qualcuno di fresco; si è vecchi a vent'anni, giovani a dieci, anziani al primo figlio.
Nemi fu messa a giacere seminuda nel ripostiglio in compagnia dei suoi simili.
Li, in quella stanza, venivano stipate quelle e quelli come lei, a fine carriera lavorativa e pronte per la raccolta differenziata. Un po' come in un ospizio, dove nonni e nonni vengono chiusi in stanzine in attesa che si decompongano. E tu dolce e caro nipote, amico, figlio, osservi attraverso una finestra i passaggi del degrado della loro pelle: ora rugosa, poi consumata, dopo lercia.
Ma ce sempre qualcuno che non ti dimentica e ti ammira per quello che sei, e non importa se è di plastica, di metallo, o d'argento la tua sensibilità.
Costui per Nemi era Iron.
Era lui che si prese cura delle sue parti in pensione, facendo il possibile per restituirle vitalità e bellezza di un tempo.
La bellezza detta anche "lo strumento" da coloro di quell'ambiente, un concetto però estendibile all'intera razza umana. Strumento di misurazione, di classificazione, di categorizzazione che stabilisce il grado d'apprezzamento degli altri verso di te e di conseguenza la tua fama, il tuo successo, la tua visibilità, la tua carriera in quel mondo d'alta moda in cui questo era l'unico sentimento di valore consentito.
Il ripostiglio era al buio, non c'erano finestre e quel poco di luce che entrava filtrava da sotto la porta. Ogni volta che qualcuno metteva piedi li dentro una nuvola di polvere s' inalzava creando l'effetto della nebbia. Un luogo dimenticato dove addossare gli addobbi natalizi o per farsi una santa scopata fra colleghi.
Iron ricordava quando Nemi splendeva su quella vetrina affacciata alla strada del corso, illuminata notte e giorno da piccoli faretti posti sopra la sua testa e sotto ai suoi piedi. Sicuramente lei era la più bella delle colleghe e non per niente si trovava al centro dell'allestimento. Quella pelle scura in polistirene così liscia avvolgevano i suoi sensi come una colata di cioccolata calda e dolce da renderlo così sensibile ad assaggiare quel corpo.
Indossava per la sua ultima stagione estiva una gonnellina verde acqua stretta in vita che andava allargandosi all'altezza delle ginocchia, dove terminava. Calze bianche con dei pizzi a forma di fiori si estendevano lungo le gambe e una maglietta a maniche corte con strisce azzurre-bianche avvolgeva il suo corpo. Infine il suo piccolo seno era coperto da un misero reggiseno che non assicurava nessun calore a quel petto.
Gli abiti che ricoprivano i manichini spesso avevano imperfezioni e si allargavano stando sempre appoggiati su quelle ossa finte, ed era per questo non venivano mai venduti, ma per Nemi non ci fu nessuna pietà, nessuna compassione.
Come ogni Lunedì mattina a Iron toccò il turno di riposo, ma mai si sarebbe aspettato nulla di simile al suo ritorno. Felice e contento di un lavoro che solo ora aveva iniziato ad avere un significato ebbe uno stato di malessere quando vide che quei faretti nella vetrina non illuminavano più niente. Corse dentro il negozio in uno stato quasi di delirio col cuore che batteva a mille in cerca di Nemi e la vide là nel ripostiglio in piedi come una vecchia scopa. Con le mani si coprì il seno: le erano rimaste sole le mutande. Era tutto ciò che restava della fortunata stagione estiva. Quello che indossava fu venduto ad una ragazzina che voleva osservare da vicino quella bellezza nuda e umiliata, con l'odio d' invidia che si genera dai modelli televisivi basati sul fisico e non sull' intelligenza, a cui questa bambina voleva assomigliare.
E' così strano credere come un abito possa vivere con chi lo usa.
Una goccia cadde dalle guancie di Iron.
Ma Nemi era ancora viva, nuda ma viva. Forse a causa del suo splendore fu semplicemente appoggiata al muro da quei carnefici, mentre le altre ragazze della vetrina furono gettate come sacchi della spazzatura e ora giacevano morenti fra gli addobbi e le scatole di Natale. Per loro non ci fu niente da fare, era arrivato tardi.
Dispiaciuto per l'accaduto, il giorno seguente Iron si recò a lavoro in anticipo di dieci minuti per rivestire Nemi con alcuni abiti indossati dalla madre quando era in giovane età. Erano un po' fuori moda ma almeno l' umiliazione della donna sarebbe finita. Nemi assunse un' espressione sollevata; non doveva aver passato una bella notte.
Ma lei non era la prima a essere salvata. Anche Mr Mi, Am e Siria subirono sorti simili e anche allora, Iron si era preso cura di loro sottraendogli ad una morte certa. Siria sopratutto doveva ritenersi una miracolata, perchè era stata ricomposta dopo una serie di botte subite da un commesso violento. Ci vollero tutte le pause di una settimana lavorativa per ricomporle i pezzi. Non sempre però Iron riusciva a sistemare tutti gli arti ai manichini feriti. Capitava che nella caduta che subivano, come sorta di omicidio vendicativo da parte di chi doveva vestirle per mesi, si perdevano o spezzavano le viti interne che reggono lo scheletro di plastica e infatti il pavimento risultava essere un cimitero di braccia, gambe e teste senza nome. Inoltre c'era qualcuno che si divertiva a rubare una tetta, un piede, un busto, chissà per quale scopo, rendendo spesso gli interventi impraticabili se non impossibili.
Iron non si demoralizzava, anzì, aveva già pensato di sostituire le braccia mancanti alla povera Kila con due attaccapanni, mentre per le gambe di Steve voleva usare uno di quei appendi abiti con le rotelline.
Avrebbe fatto di tutto per loro, per la sua famiglia, la sua famiglia di plastica.
Durante le pause pranzo, invece di recarsi al bar o di stare in compagnia con i colleghi, preferiva trascorrere il tempo nello sgabuzzino. Si sedeva tra di loro, ricuciva una maglietta sfibrata, stringeva un foulard attorno al collo di una delle signore, o scambiava piccoli pareri sui nuovi arrivi. Nemi spesso stava in silenzio, si poteva intravedere da quei suoi occhi scuri una timidezza fine a se stessa.
Ma la situazione non era facile: i suoi colleghi sapevano tutto su Iron e malvedevano quei suoi comportamenti familiari con i manichini, quasi invidiosi della sue donne.
Un giorno entrando nella stanza trovò Isma, un ragazzo che lavorava li da pochi mesi, seduto sopra Am. Notò chiaramente il membro del collega uscire dalla zip mentre la ragazza aveva i jeans abbassati e una cintura stretta attorno al collo.
Rimase scioccato, più della stessa Am.
Non poteva crederci. Isma scappò recuperando la cintura. Non ebbe la forza di urlare e picchiarlo. Ripulì il viso della donna sporco di saliva e altro rimanendo in silenzio.
Uno stupro davanti ai suoi occhi. Avevano violato qualcosa che lui aveva creato col suo amore. Strinse attorno a sè la sua famiglia e bagnò con le sue lacrime le teste perfette di quelle figure indifese.
Era impotente davanti a questa situazione, non poteva recarsi dal direttore a raccontare dell'accaduto, l'avrebbe licenziato se fosse venuto a sapere che manteneva in vita dei manichini. Aveva paura ora, non sapeva cosa fare, non poteva contare su nessuno a difesa di chi amava e sapeva che quello era solo l'inizio, perchè gli altri avrebbero approffitato della situazione.
Tornato a casa quella sera fu sovrastato da un senso di vuoto. L'incolumità di persone innocenti era stata violata. E' questo quello che fanno gli uomini: rovinano la serenità di altri individui per divertimento, per piacere, per amore. E' questo che fa l'uomo: distrugge per avere, rovina per rinascere, sconvolge per maturare, amazza per generare.
Passò un po' di tempo, la situazione ritornò alla normalità. Iron dimenticò quello che era successo e riprese a respirare. A volte la troppa sicurezza e la troppa fiducia ci inducono a non pensare, a non considerare, a non temere il nemico. Era stato ingenuo, lo sapeva, se solo avesse avuto le chiavi di quella stanza, ma ora il peggio sembrava passato, anche l'odio andava svanendo.
Poi un Lunedì pomeriggio la paura ritornò.
Iron arrivò a lavoro ansioso di vedere la sua famiglia dopo il week-end, aveva con sè una scatola di cioccolatini fatti da lui il giorno prima. Elegante con tanto di cravatta sopra la camicia bianca entrò sorridendo nello stanzino. Appena aprì la porta i suoi occhi però si strinsero. Lasciò la scatola che cadde a terra. I cioccolatini iniziarono con movimenti circolari a correre lungo tutta la stanza. Stava per urlare ma si trattenne. Nemi, Mr Mi, Am e Siria erano legati e imbavagliati. I loro corpi erano immobili e freddi come se fossero morti. Le donne erano nude con le gambe aperte. Spuntavano braccia amputate di altri manichini dalle loro vagine, mentre Mr Mi era piegato in avanti con ancora delle macchioline nell'area anale.
Ebbe una fitta dolorosa. Si sentì male come se il cuore gli stesse bloccando la gola. L'aria iniziò a mancargli mentre i suoi occhi si facevano grossi e gonfi in cerca d'ossigeno. Si inginocchiò per gli sforzi di vomito che prepotenti risalivano dallo stomaco. Tossì forte un paio di volte, sputando sul pavimento un liquido verde. Non aveva mai visto una scena così schifosa. Avebbe voluto castrare quei vili maiali in quel momento.
Povere le sue creature, pensava, era esterefatto.
Ripulì con uno straccio quei corpi freddi, li rivestì e raccolse i cioccolatini buttandoli nel cestino. Poi corse in bagno per sciacquarsi la faccia e sistemarsi.
Come si poteva fare una tale violenza nei confronti di donne indifese?
Ancora una volta i suoi sentimenti erano stati violati.
Stupri di massa tenuti a tacere come capita ogni giorno a migliaia di donne nel mondo, e ora, pure lui si sentiva una di queste vittime del cazzo.
Doveva reagire. Capì che l'unico modo per proteggere la sua famiglia da quei maniaci, fosse quello di rendere quelle modelle delle persone normali.
Regalò a Nemi un maglione viola e sostituì la gonna della madre con dei semplici jeans. Così fece con gli altri. Coprì le loro pelli con abiti che non potessero attirare l'attenzione di nessuno. Levò il trucco da quelle guancie facendo apparire lievi forme di acne, mentre a Mr Mi lasciò crescere un po' di barba. Spettinò i loro capelli e poi con uno specchio mostrò loro quel viso naturale da troppo tempo nascosto.
Ora erano persone normali, senza fama, senza gloria, disontossicate dalle mille attenzioni che genera ciò che è bello, che genera ciò che è scopabile.
Si strinsero attorno ad Iron, volevano dirgli grazie ma la loro voce era stroncata dalla commozione.
Iron ebbe ragione, solo pochi sanno vedere al di là della bellezza fisica.
Nessuno mise più piede dentro il ripostiglio. Ora l'attenzione dei suoi colleghi era rivolta ai quattro fusti sistemati per la vetrina dei saldi. Iron ne approfittò per ordinare lo stanzino. Raggruppò gli arti rovinati e le parti mancanti dentro dei scatoloni da consegnare a chi cercasse qualcosa d'amare. La polvere sparì da quella stanza ed assunse le sembianze di una casa ordinata, pulita, vivibile e adatta per persone perfette come i suoi familiari.
Nuovi stimoli muovevano gli atteggiamenti di Iron nella vita di tutti i giorni, ora.
Un mese dopo circa finì la stagione degli sconti.
Iron si aspettava una nuova mattanza verso i malcapitati. Si era già preparato per accudire e riparare i nuovi vecchietti. Così come ormai di consegueto, per non sconvolgerlo, nella mattinata libera fu svuotata la vetrina.
Arrivato a lavoro, però non andò subito a controllare il ripostiglio. Attese. Verso le sei del pomeriggio, visto l'assenza di clienti, entrò.
I quattro stavano in piedi, intatti, vicini agli altri.
Forse avevano capito, il tempo delle brutalità era finito.
Incredulo osservava la stanza completamente in ordine come lui l' aveva lasciata.
Una voce lo svegliò da quell'abbaglio. Era Carl, il direttore che lo avvisava che il giorno seguente avrebbe dovuto sistemare Nemi, Mr Mi, Am, Siria per l'allestimento invernale.
Certo, rispose ancora più confuso. Da un lato era estremamente felice perchè la sua famiglia ritornava sotto i riflettori e nei prossimi tre mesi sarebbe stata sotto la visione di centinaia di persone. Dall' altro non capiva se Carl fosse venuto a conoscienza della manutenzione che lui operava nello sgabuzzino, e per promuovere il suo amore avesse deciso di usare la sua famiglia invece di ordinare altri manichini.
Fatto sta che all'indomani di buon gusto pulì per bene quei corpi. Poi li rivestì con abiti adeguati al rigido inverno e spostò tutti con molta cura nella vetrina. Mise Nemi al centro, alla sua sinistra Am, alla destra Mr Mi e infine Siria.
Spostò le luci dei riflettori in modo che tutto il fascio di luce potesse splendere su quei volti felici del nuovo lavoro. Tutti insieme, ancora una volta inseparabili.
Un bel regalo tanto sognato; poter ridare importanza a qualcuno dimenticato da tutti.
Ora la mattina si fermava davanti al negozio qualche secondo, compiaciuto, prima di entrare. Dimenticò quanto aveva sofferto.
Ci si avvicinò a Natale. A Iron piaceva molto quella fase preparativa, tutti insieme ad allestire addobbi e palline in attesa dei giorni che portano la pace e la gioia nei cuori delle persone.
Andò a cercare lo scatolone delle cose natalizie nel ripostiglio, di cui non si era più preoccupato di curare con la consapevolezza che tutto si era sistemato.
Aprendo la porta una nuvola di polvere salì verso l'alto, come nei momenti peggiori, e come nei momenti peggiori accendendo la luce trovò un nuovo cimitero riverso sul pavimento. Teste, mani, gambe, busti, ciglia, contenuti nei vari scatoloni erano stati di nuovo profanati e i quattro manichini dei saldi violati nei peggiori dei modi.
Catene, manette, frustini coronavano i corpi di questi, un piede di uno di essi era infilzato nell'ano di un altro. Macchie marroncine comparivano sui muri, sulle faccie dei poveri. L'odore era molto intenso e assomigliava a quello di un formaggio troppo stagionato. La cosa più oscena fu che a uno di essi fu disegnato anche un pene sul finto pacco. No, non fu un semplice diversivo creato dai quattro per riempire il tempo.
I maniaci erano ritornati all'opera, più decisi e in modo più estremo.
La sua famiglia era di nuovo in pericolo. Non poteva far finta ancora di niente e il suo animo sensibile richiamava vendetta anche per questi ultimi innocenti. Era troppo, doveva finire questa persecuzione.
E il tempo delle morti deve finire su quei sguardi inoqui che di notte nel buio delle loro paure, pensano e ripensavo agli abusi subiti e nessuno consola la loro trita tristezza consumata in anni e anni di silenzi mentre te, stupratore, col sorriso violi un altro bambino.
Collante ed estratti di piante urticanti. Questi due semplici ingredienti servivano.
I carnefici avevano finora sempre agito il Lunedì mattina, quando Iron era assente.
La neve già scendeva fitta in quell' inverno giunto presto. Le strade erano bianche, le persone si coloravano di bianco, il viso di Nemi si rifletteva bianco sulla vetrina.
Durante il periodo natalizio si lavorava pure la Domenica pomeriggio; la folla assaliva i negozi per i dovuti e inutili regali. Così alla sera di quella giornata festiva Iron si recò nello stanzino. Con una piccola torcia prelevata da casa e dei guantini, come un perfetto ladro, operò la sua vendetta. Chiese gentilmente ai quattro se erano disposti ad aiutarlo a porre fine ai quei soprusi nei confronti di tutti loro. La risposta fu unanime: avrebbero sofferto per un' ultima volta affinchè giustizia fosse fatta.
Spogliò i quattro piegandoli in avanti ad angolo retto e poi mise nei loro ani l'estratto alle piante urticanti col collante. La colla non era di quelle a presa rapida ma di quelle utilizzate dai piastrellisti, per cui ci volevano dalle sei alle dodici ore per aderire completamente.
Il giorno seguente si svegliò molto tardi, aveva deciso di non fare niente quel Lunedì mattina. Un lungo caffè fumante beveva, osservando fuori dalla finestra dei bambini biondi come angeli giocare nel parchetto sotto casa nel manto innevato. Correvano felici e spesso cadevano sporcandosi di neve. E anche lui, nel suo cuore avvertiva uno stato di gioia con la consapevolezza che qualcosa sarebbe cambiato da quel giorno e non gli importava se per lui ci sarebbero state conseguenze negative.
Col capotto pesante si avviò a lavoro. Il sole splendeva, le persone sembravano serene: domani sarebbe stato Natale, un Natale con la neve.
L'autobulanza era ferma davanti al negozio: stavano caricando Isma che ancora urlava dal dolore. Come se nulla fosse, Iron posò le sue cose e iniziò a piegare dei maglioni. Poi arrivò Carl e gli raccontò di quanto era successo. Disse che solamente ora i medici erano riusciti a staccare il pene di Isma, mentre per Samir non ci fu nulla da fare, dovettero amputargli il menbro. Sapevano tutti che era stato lui, ma di certo denunciare Iron significava denunciare se stessi per quei stupri.
Dei due martiri non rimase più nulla, segati a metà furono gettati nella spazzatura. Carl riferì che al momento della loro morte nessuno urlò ma anzi avevano assunto una sorta di sorriso compiaciuto nei loro sguardi.
Adesso tutto era finito.
Sapeva che quello era un' addio; Nemi, Mr Mi, Am e Siria, non deveno più temere niente, erano salvi, quello era il suo ultimo regalo. Salutò commosso uno ad uno attraverso la fredda vetrina e poi dietro il buio della notte sparì mentre la neve ancora cadeva.
Le campane di mezzogiorno lo svegliarono. Aveva dormito male e poco, sogni e ricordi confusamente si erano intrecciati nella sua mente, momenti intensi che non avrebbe più vissuto.
Sbadigliando e in pigiama andò in bagno, ma sentiva nell'aria qualcosa di strano. Era un calore, una sensazione che lo riportarono con la mente a giornate come quelle vissute da bambino, con il fuoco acceso, i regali sotto l'albero e sua madre pronta a fargli gli auguri.
Un'allucinazione, l'effetto della notte insonne doveva essere. E invece no, sentiva anche delle parole provenienti dal soggiorno, non capiva chi fosse, si preoccupò e senza farsi sentire attraversò il corridoio. Si fermò sulla porta e con la coda dell'occhio spiò dentro la stanza. Am stava sistemando gli adobbi sull'albero insieme a Siria, Mr Mi invece era intento ad accendere il fuoco, mentre la sua Nemi scriveva gli auguri su un bigliettino.
I singulti attirarono l'attenzione degli altri su di lui. Appoggiato alla porta piangeva come un bimbo. Era stato Carl. Carl aveva deciso di portare tutti a casa sua, aveva capito che senza di loro Iron non avrebbe vissuto felice.
La piccola Nemi di nuovo nelle sue braccie, quel piccolo cioccolatino sorrideva abbracciata a colui che l'aveva resa una cosa importante, a colui che aveva reso vivo qualcosa di morto, a colui che aveva fatto capire ad altri uomini l'importanza della dignità delle persone, delle donne, di ogni creatura sensibile.
La sua famiglia, la sua famiglia di plastica lo abbracciava forte in quel Natale nevoso.
Simon Trumpet
martedì 27 ottobre 2009
lunedì 19 ottobre 2009
SVEGLIO
Lenti movimenti si sussuegono in bianco e nero.
E' solo uno stupido scherzo del cervello ,è solo parte del mio microcosmo.
Sbocci come un fiore, apri i tuoi petali al sole.
Immagini che si sovrastano scorrono nei miei occhi.
Ombre di alberi, pioppi, io in bici, lei dietro me ride.
La primavera scivola fra i capelli mentre lei vola via come una foglia.
Semplici carezze, mani che si stringono, corpi che si baciano. Viole che si aprono.
Io corro e corro solo. Il sudore mi bagna la maglia.
Lei sul letto attende me.
Bocche di leone tagliate da forbici, bocche cucite da silenzi.
L'aurora si poggia nel mio orgasmo e parole sussurate spariscono sotto battiti forti.
Cielo in contrasto nero, piango su una tomba.
Nuvole di pioggia, accompagno la bara, sono io con un azalea bianca in mano a dire ciao.
Pedali e pedali e scappi e sfuggi e non ti volti e non mi guardi e non mi ascolti e non mi parli e non canto e non vivo e non credo e penso a te.
Onde sbattono sulla spiaggia e tu dormi tra le mie braccia, stelle del mattino mi chiamano, dicono proteggila, dicono amala, ma lei non sente.
Sveglio assapporo il denso odore del grano mentre mi perdo nella mia testa a cercarti.
E trovo solo lacrime e paure, e trovo solo sogni e trovo solo illusioni ma eri vera.
Stringo questa rosa, invecchia pure lei, invecchio pure io, non sento altro che volerti, non sento altro che i tuoi affetti, non sento altro che i nostri ricordi, che pungono, che salgono, che feriscono, come spine nel sangue, come alberi senza foglie, senza il tuo sole senza il tuo amore.
Simon Trumpet
E' solo uno stupido scherzo del cervello ,è solo parte del mio microcosmo.
Sbocci come un fiore, apri i tuoi petali al sole.
Immagini che si sovrastano scorrono nei miei occhi.
Ombre di alberi, pioppi, io in bici, lei dietro me ride.
La primavera scivola fra i capelli mentre lei vola via come una foglia.
Semplici carezze, mani che si stringono, corpi che si baciano. Viole che si aprono.
Io corro e corro solo. Il sudore mi bagna la maglia.
Lei sul letto attende me.
Bocche di leone tagliate da forbici, bocche cucite da silenzi.
L'aurora si poggia nel mio orgasmo e parole sussurate spariscono sotto battiti forti.
Cielo in contrasto nero, piango su una tomba.
Nuvole di pioggia, accompagno la bara, sono io con un azalea bianca in mano a dire ciao.
Pedali e pedali e scappi e sfuggi e non ti volti e non mi guardi e non mi ascolti e non mi parli e non canto e non vivo e non credo e penso a te.
Onde sbattono sulla spiaggia e tu dormi tra le mie braccia, stelle del mattino mi chiamano, dicono proteggila, dicono amala, ma lei non sente.
Sveglio assapporo il denso odore del grano mentre mi perdo nella mia testa a cercarti.
E trovo solo lacrime e paure, e trovo solo sogni e trovo solo illusioni ma eri vera.
Stringo questa rosa, invecchia pure lei, invecchio pure io, non sento altro che volerti, non sento altro che i tuoi affetti, non sento altro che i nostri ricordi, che pungono, che salgono, che feriscono, come spine nel sangue, come alberi senza foglie, senza il tuo sole senza il tuo amore.
Simon Trumpet
sabato 17 ottobre 2009
TRL 4
-Buona sera amici telespettatori e benvenuti a questa edizione del TRL 4.
Apriamo con la prima pagina. Siamo in attesa, ripeto in attesa, della sentenza della corte costituzione sul Lodo Albano. Dovrebbe esserci in collegamento da Roma, se non sbaglio, Arcole? Mi dicono Arcole e allora passiamo subito la linea ad Arcole.-
- Pronto?-
-Si Jimmy ti sentiamo,allora dicci, c-o-m'-è l-i-l-a-s-i-t-u-a-z-i-o-n-e?
-Qui Fede è tutto pronto, fervono i preparativi alla grande festa che durerà alcuni giorni, stanno arrivando, come si vede alle mie spalle, varie Escort che allestiranno la serata, sentite a proposito il rombo di questi motori da 157 cc, una potenza inaudita per occasioni di tale importanza.-
-Ma Jimmy, spiegaci bene, che ci sarà? Un concerto? I fuochi d'artificio? La presenza di qualche personaggio importante?-
-Allora, si è prevista la rappresentazione teatrale in concerto gospel dell'albun : Le farfalle ad Arcole del famoso cantante, se non amico del presidente, Arpicella. Poi mi giunge ora voce, sai abbiamo anche noi i nostri metodi seduttivi, che ci sarà la presenza di Obama da Castiglione senza la moglie e "de Sergio Putìn", inoltre ci saranno i reduci che conquistarono il primo scudetto con il Milan nel 1901-1902. Quindi grandi nomi, gran prestigio, grande serata, qui ad Arcole. Ricordiamo poi agli amici telespettatori che potrete seguire l'evento in diretta su Metà Shopping a partire dalle 20e30, l'orario in cui è previsto l'atteraggio del presidente qui sull'aiula appositamente realizzata per l'occasione, a te la linea, bacio.-
-Bac..Eh bene, passiamo ad un'altra notizia prima della sentezza. Scusate non aprite l'inquadratura che si vede lo champagne qui sulla scrivania, scusate amici, si dicevo.
Si apre quest'oggi la settima mostra del cavaliere in Via Cavour 12. Quadri, esposizioni, giochi medioevali, passaggiete equine, tutto all'insegna del vessillo del cavaliere e della sua nobilis famejia. Una mostra aperta a tutti e con un piccolo contributo di soli 50 euro si possono visitare inoltre : le stalle, il fienile, l'officina dove il cavalier cura e gestisce le proprie bestie. Tra gli animali più interessanti vi consigliamo: il Fano molto buono ai ferri, poi abbiamo il Ledini famoso per la sua velocità, il Lossi temibile rapace e molti altri. Mi cambiate l'immagine alle mie spalle, grazie. Abbiamo ora un servizio, preparato dal nostro Valerio Serio, sapete voi tutto come il premier ultimamente abbia dichiarato di essere il miglior presidente degli ultimi 150 anni, ecco abbiamo preparato un piccolo contributo riassuntivo con le varie comparazione, tra quello che hanno fatto i governi precedenti e quello attuale. Prego col servizio.-
-(Porca puttana, avevo detto di non parlare dei processi che deve sostenere il cavaliere!) Siamo in onda? Si, ci colleghiamo subito con Roma col nostro inviato Sirio perchè la corte ha stabilito il verdetto.
(Che cazzo di figur...)-
-Si Fede sembra tutto pronto per il verdetto, ecco il giudice sentiamolo :
"La corte ha stabilito che il lodo Albano è incostituzionale."
No, scusate ci deve essere un problema di audio.-
-Eccoci di nuovo in studio, vediamo se riusciamo a riprestinare il collegamento, vai Sirio.-
-Ci deve essere stato un problema, sentiamo il giudice :
"Il lodo non rispetta gli articoli 3 e 187 della costituzione, per cui è incostituzionale."
Scusami Fede, ma ci deve essere ancora qualche problema tecnico con la giustizia.
(Ma che cazzo sta dicendo questo).-
-Ritorniamo pure in studio, probabilmente ci deve essere la mano di qualche comunista sul circuito e sta creando qualche piccolo inconveniente ma sistemeremo le cose in fretta.
(Regia mandate i cani contro questo traditore)
Ma che succede Sirio?! Sirio che succede?-
-Eh Fede niente, sono andato a "stimolare" diciamo il giudice perchè forse ha commesso qualche errore nel leggere la sentenza.-
-Si ma vedo le forze dell'ordine, dei medici, che è successo?-
-Mi è scivolta il microfono, cose che succedono Fede, non ti preoccupare.-
-Sirio ci sono due carrabiniere che stanno per arrivare alle tue spalle.-
-(E' lei il signor Sirio?)-
-Si-
-(Prego venga pure con noi in questura.)-
-Questa è opera dei comunisti! W il partito! W l'Italia! W il cavaliere!-
-Scusate amici, quando la legge non è uguale per tutti e si ha una magistratura bolscevica succede pure questo. Ma passerei ora la linea a Sonia che si trova fuori dal Parlamento per raccogliere le prime dichiarazioni del Premier in base a questa sconcertante vicenda che si commenta da sola, Sonia?-
-Eccomi, sono qui fuori dal Parlamento, in attesa, volevo per prima cosa dirvi che...Ma vedo che star per uscire! Presidente una dichiarazione sulla bocciatura del lodo!-
"Niente, non succede nulla, andiamo avanti, abbiamo governato per cinque anni senza lodo..."
-Mi scusi presidente è un anno e mezzo circa che siete al governo per la precisione.-
"Dicevo abbiamo governato per un anno e mezzo senza lodo, io non ci ho mai creduto perchè una corte costituzionale con undici giudici di sinistra..."
-Mi scusi ancora, ma su quindici giudici sei erano favorevoli.-
"Con nove giudici di sinistra era impossibile che approvassero tutto questo. Dopotutto voglio dire meno male che il cavaliere c'è, perchè se non ci fosse il cavaliere e tutti i suoi cavalieri e con l'apporto del 70 % degli italiani..."
-In realtà il suo partito ha preso il 37,38% dei voti e con la coalizzazione siete arrivati al 46,81% per essere precisi.-
"Dicevo abbiamo il 37,38% del favore degli italiani, grazie signorina, che altrimenti sarebbe in mano alla sinistra che farebbe quello che tutti sapete..."
-La sinistra alle ultime elezioni non ha preso neanche un seggio presidente, ora c'è il partito democratico.-
"Se fosse in mano al partito democratico, comunque e quindi bene così, abbiamo una maggioranza di magistrati rossi.."
-La toga però è nera.-
"Abbiamo la maggioranza di magistrati con la toga nera, abbiamo il 72% della stampa di sinistra.."
-Scusi se la interrompo però se consideriamo le sue testate giornalistiche o quelle che sono di destra abbiamo che: Il Foglio in cui sua moglie è stata la direttrice, Il Giornale di cui detiene il 82%, Il Secolo d'Italia di destra, poi abbiamo LaPadania, L'Indipendente, la Gazzetta dello Sport e Panorama di sua proprietà.-
"Tutte questi giornali sono a mio favore? Le pongo la mia ignoranza, allora la stampa non è tutta di sinistra comunque abbiamo tutti gli spettacoli d'approffondimento della tv pubblica che sono di sinistra..."
-Si ma presidente, si sa che la Rai è in mano al governo.-
"Mi giungono informazioni che non sapevo, ne prendo atto, ci prendono in giro con gli spettacoli comici a Zeling e Colorado..."
-Vanno in onda sulle sue reti!-
"Va bene, abbiamo un capo dello stato che sapete da che parte sta..."
-E' neutrale, è il capo dello stato.-
"neutrale e abbiamo undici nella corte costituzionale..."
-Nove.-
"Nove nella corte costituzionale eletti dai tre capi dello stato..."
-Uno-
"Uno. Noi andiamo avanti prego per favore camminiamo, i processi di Milano sono
delle autentiche cagate, io andrò li cinque minuti, darò qualche mazzetta per sbugiadarli tutti. E poi sono stufo di questa tv di sinsitra..."
-Lei detiene tre reti nazionali-
"Io detengo tre reti nazionali. Sono stanco di questa sinistra, sono stanco che gli italiani debbano avere una mano sinistra, proporrò ai miei collaboratori un progetto di legge per l'amputazione IMMEDIATA di tutti gli organi di sinistra. Sono in fase di realizzazione delle nuove infrastrutture autostradali, facenti parti delle grandi opere che questo governo ha da tempo in programma, in cui è proibita la svolta a sinistra. Abbiamo poi pensato alla castrazione chimica per tutti coloro che sono mancini, il Milan non lo vendo,e tutta una serie di provvedimenti contro la sinistra. Bene con questo concludo. A me queste cose caricano, agli italiani li caricano con i manganelli, W la fig, W l'Italia, W il cavaliere, W re Artù e la tavola rotonda! Arrivederci.
-Un caro saluto al presidente, e che dire, grazie ai comunisti di aver rovinato una sera di gala ad Arcole, grazie ai giudici di aver applicato la legge, grazie a tutti per averci rovinato la festa e le Escort, ma vaffancu...e ora le prevvisioni del meteo.-
Simon Trumpet
Apriamo con la prima pagina. Siamo in attesa, ripeto in attesa, della sentenza della corte costituzione sul Lodo Albano. Dovrebbe esserci in collegamento da Roma, se non sbaglio, Arcole? Mi dicono Arcole e allora passiamo subito la linea ad Arcole.-
- Pronto?-
-Si Jimmy ti sentiamo,allora dicci, c-o-m'-è l-i-l-a-s-i-t-u-a-z-i-o-n-e?
-Qui Fede è tutto pronto, fervono i preparativi alla grande festa che durerà alcuni giorni, stanno arrivando, come si vede alle mie spalle, varie Escort che allestiranno la serata, sentite a proposito il rombo di questi motori da 157 cc, una potenza inaudita per occasioni di tale importanza.-
-Ma Jimmy, spiegaci bene, che ci sarà? Un concerto? I fuochi d'artificio? La presenza di qualche personaggio importante?-
-Allora, si è prevista la rappresentazione teatrale in concerto gospel dell'albun : Le farfalle ad Arcole del famoso cantante, se non amico del presidente, Arpicella. Poi mi giunge ora voce, sai abbiamo anche noi i nostri metodi seduttivi, che ci sarà la presenza di Obama da Castiglione senza la moglie e "de Sergio Putìn", inoltre ci saranno i reduci che conquistarono il primo scudetto con il Milan nel 1901-1902. Quindi grandi nomi, gran prestigio, grande serata, qui ad Arcole. Ricordiamo poi agli amici telespettatori che potrete seguire l'evento in diretta su Metà Shopping a partire dalle 20e30, l'orario in cui è previsto l'atteraggio del presidente qui sull'aiula appositamente realizzata per l'occasione, a te la linea, bacio.-
-Bac..Eh bene, passiamo ad un'altra notizia prima della sentezza. Scusate non aprite l'inquadratura che si vede lo champagne qui sulla scrivania, scusate amici, si dicevo.
Si apre quest'oggi la settima mostra del cavaliere in Via Cavour 12. Quadri, esposizioni, giochi medioevali, passaggiete equine, tutto all'insegna del vessillo del cavaliere e della sua nobilis famejia. Una mostra aperta a tutti e con un piccolo contributo di soli 50 euro si possono visitare inoltre : le stalle, il fienile, l'officina dove il cavalier cura e gestisce le proprie bestie. Tra gli animali più interessanti vi consigliamo: il Fano molto buono ai ferri, poi abbiamo il Ledini famoso per la sua velocità, il Lossi temibile rapace e molti altri. Mi cambiate l'immagine alle mie spalle, grazie. Abbiamo ora un servizio, preparato dal nostro Valerio Serio, sapete voi tutto come il premier ultimamente abbia dichiarato di essere il miglior presidente degli ultimi 150 anni, ecco abbiamo preparato un piccolo contributo riassuntivo con le varie comparazione, tra quello che hanno fatto i governi precedenti e quello attuale. Prego col servizio.-
-(Porca puttana, avevo detto di non parlare dei processi che deve sostenere il cavaliere!) Siamo in onda? Si, ci colleghiamo subito con Roma col nostro inviato Sirio perchè la corte ha stabilito il verdetto.
(Che cazzo di figur...)-
-Si Fede sembra tutto pronto per il verdetto, ecco il giudice sentiamolo :
"La corte ha stabilito che il lodo Albano è incostituzionale."
No, scusate ci deve essere un problema di audio.-
-Eccoci di nuovo in studio, vediamo se riusciamo a riprestinare il collegamento, vai Sirio.-
-Ci deve essere stato un problema, sentiamo il giudice :
"Il lodo non rispetta gli articoli 3 e 187 della costituzione, per cui è incostituzionale."
Scusami Fede, ma ci deve essere ancora qualche problema tecnico con la giustizia.
(Ma che cazzo sta dicendo questo).-
-Ritorniamo pure in studio, probabilmente ci deve essere la mano di qualche comunista sul circuito e sta creando qualche piccolo inconveniente ma sistemeremo le cose in fretta.
(Regia mandate i cani contro questo traditore)
Ma che succede Sirio?! Sirio che succede?-
-Eh Fede niente, sono andato a "stimolare" diciamo il giudice perchè forse ha commesso qualche errore nel leggere la sentenza.-
-Si ma vedo le forze dell'ordine, dei medici, che è successo?-
-Mi è scivolta il microfono, cose che succedono Fede, non ti preoccupare.-
-Sirio ci sono due carrabiniere che stanno per arrivare alle tue spalle.-
-(E' lei il signor Sirio?)-
-Si-
-(Prego venga pure con noi in questura.)-
-Questa è opera dei comunisti! W il partito! W l'Italia! W il cavaliere!-
-Scusate amici, quando la legge non è uguale per tutti e si ha una magistratura bolscevica succede pure questo. Ma passerei ora la linea a Sonia che si trova fuori dal Parlamento per raccogliere le prime dichiarazioni del Premier in base a questa sconcertante vicenda che si commenta da sola, Sonia?-
-Eccomi, sono qui fuori dal Parlamento, in attesa, volevo per prima cosa dirvi che...Ma vedo che star per uscire! Presidente una dichiarazione sulla bocciatura del lodo!-
"Niente, non succede nulla, andiamo avanti, abbiamo governato per cinque anni senza lodo..."
-Mi scusi presidente è un anno e mezzo circa che siete al governo per la precisione.-
"Dicevo abbiamo governato per un anno e mezzo senza lodo, io non ci ho mai creduto perchè una corte costituzionale con undici giudici di sinistra..."
-Mi scusi ancora, ma su quindici giudici sei erano favorevoli.-
"Con nove giudici di sinistra era impossibile che approvassero tutto questo. Dopotutto voglio dire meno male che il cavaliere c'è, perchè se non ci fosse il cavaliere e tutti i suoi cavalieri e con l'apporto del 70 % degli italiani..."
-In realtà il suo partito ha preso il 37,38% dei voti e con la coalizzazione siete arrivati al 46,81% per essere precisi.-
"Dicevo abbiamo il 37,38% del favore degli italiani, grazie signorina, che altrimenti sarebbe in mano alla sinistra che farebbe quello che tutti sapete..."
-La sinistra alle ultime elezioni non ha preso neanche un seggio presidente, ora c'è il partito democratico.-
"Se fosse in mano al partito democratico, comunque e quindi bene così, abbiamo una maggioranza di magistrati rossi.."
-La toga però è nera.-
"Abbiamo la maggioranza di magistrati con la toga nera, abbiamo il 72% della stampa di sinistra.."
-Scusi se la interrompo però se consideriamo le sue testate giornalistiche o quelle che sono di destra abbiamo che: Il Foglio in cui sua moglie è stata la direttrice, Il Giornale di cui detiene il 82%, Il Secolo d'Italia di destra, poi abbiamo LaPadania, L'Indipendente, la Gazzetta dello Sport e Panorama di sua proprietà.-
"Tutte questi giornali sono a mio favore? Le pongo la mia ignoranza, allora la stampa non è tutta di sinistra comunque abbiamo tutti gli spettacoli d'approffondimento della tv pubblica che sono di sinistra..."
-Si ma presidente, si sa che la Rai è in mano al governo.-
"Mi giungono informazioni che non sapevo, ne prendo atto, ci prendono in giro con gli spettacoli comici a Zeling e Colorado..."
-Vanno in onda sulle sue reti!-
"Va bene, abbiamo un capo dello stato che sapete da che parte sta..."
-E' neutrale, è il capo dello stato.-
"neutrale e abbiamo undici nella corte costituzionale..."
-Nove.-
"Nove nella corte costituzionale eletti dai tre capi dello stato..."
-Uno-
"Uno. Noi andiamo avanti prego per favore camminiamo, i processi di Milano sono
delle autentiche cagate, io andrò li cinque minuti, darò qualche mazzetta per sbugiadarli tutti. E poi sono stufo di questa tv di sinsitra..."
-Lei detiene tre reti nazionali-
"Io detengo tre reti nazionali. Sono stanco di questa sinistra, sono stanco che gli italiani debbano avere una mano sinistra, proporrò ai miei collaboratori un progetto di legge per l'amputazione IMMEDIATA di tutti gli organi di sinistra. Sono in fase di realizzazione delle nuove infrastrutture autostradali, facenti parti delle grandi opere che questo governo ha da tempo in programma, in cui è proibita la svolta a sinistra. Abbiamo poi pensato alla castrazione chimica per tutti coloro che sono mancini, il Milan non lo vendo,e tutta una serie di provvedimenti contro la sinistra. Bene con questo concludo. A me queste cose caricano, agli italiani li caricano con i manganelli, W la fig, W l'Italia, W il cavaliere, W re Artù e la tavola rotonda! Arrivederci.
-Un caro saluto al presidente, e che dire, grazie ai comunisti di aver rovinato una sera di gala ad Arcole, grazie ai giudici di aver applicato la legge, grazie a tutti per averci rovinato la festa e le Escort, ma vaffancu...e ora le prevvisioni del meteo.-
Simon Trumpet
martedì 13 ottobre 2009
UNA SERATA DI SANA BALDORIA
Gli avevo frequentati ormai tutti questi locali da quattro soldi della zona, ma mai uno schifoso come questo. Posti per persone senza futuro, per vecchi rodies, per puttane consuamate, e per gente nullafacente come me.
In luoghi come questi l'attrazione principale è, oltre al bancone, il palco.
Palchi ricavati da bancali e assi di legno alti qualche centimetro da terra, sporchi di sangue, birra e residui organici, dove misere band si eseguivano per un po' d'alcol e una serata di sana baldoria.
Già la baldoria. Questo interessava ai poveri Cristo che guardavano questi gruppi. Bisognava creare caos, lanciare sedie e tavolini, pogare, rovesciare birra, e se avevi fortuna fottere una al cesso mentre la band si eseguiva in una cover storica come Louie Louie, perchè chiunque abbia un gruppo si sente figo solo se non fa soldi, e noi per sentirci fighi dovevamo distruggere più cose possibili, compresi i nostri bei faccini.
Così mi ritrovai in questo posto, postaccio, illuminato con luci rosse molte fastidiose. Già stava suonando un gruppo al mio arrivo, ma io non ero li per loro.
Ero venuto per assistere all'esibizione dei Vincent e dei Forty Moostachy, degli altri non me ne fregava un cazzo.
Mi accomodai al bancone al fianco di una ragazza, la squadrai di brutto, indossava un paio di Dottor Martins viola alte, pantaloni neri, e un top sempre nero; era proprio una dark ma oltre alle grosse tette che spuntavano da quel top non aveva altro di interessante, perchè non riuscivo a vederle il volto da quanto era truccata.
Presi una birra, guardai di nuovo le tette della tipa e lei sembrò quasi volermi dire qualcosa, ma rimase zitta, per fortuna.
Con la pinta feci un giro del locale. Oltre la zona centrale con il palco, c'era un corridoio stretto dal quale si aprivano stanze senza porte con all'interno sedie e divanetti. Tutto al semibuio con nebbie di fumo che sbucavano da ogni parte e che rendevano la perlustrazione ancora più difficile. Lattine e bicchieri di vetro sepolti a terra completavano l'atmosfera sporca che si respirava.
Sembrava un centro sociale, solo che le faccie che comparivano tra i vapori erano molto peggiori. Vecchi nostalgici del metal sbucavano dalle stanzine abbracciati a ventenni tossiche in cerca di una dose. Qualcuno limonava con coraggio, sporcando i muri di saliva e sputi, affianco ad altri che rotolavano a terra fra il loro vomito.
Il corridoio proseguiva e terminava con una scala di legno traballante e senza corrimano. Salii al piano superiore. Qua la situazione sembrava più tranquilla. Il fumo era scomparso, la musica non si sentiva più. Questa era una zona particolare, un'area adatta per chi aveva i soldi per scoparsi la puttana di turno, che al momento da quanto vedevo, erano però tutte impegnate tra bocchini e pecorelle nelle tre stanze che formavano il piano.
Ritornai indietro passando tra tossici minorenni e vacche sbronze e mi fermai al bancone per prendere un'altra birra. La dark era sempre li, ma ora stava parlando con un ragazzo della sua età.
Il gruppo stava ancora suonando quella merda che non sopportavo e la situazione si manteneva calma per ora : la gente non era ancora ubriaca.
Andai fuori per fumare una Pall Mall in pace, senza quel casino.
Tra un tiro e l'altro vidi quella faccia da cazzo di Steve. Andai a salutarlo per farmi un po' di compagnia.
-Ciao figlio di puttana, come butta?-
-Ah guarda qua il vecchio Trumpet, tutto bene. Allora vivi ancora scrivendo quelle cazzo di storielle da coglioni?-
-Certo finchè mi pagano. E tu che combini? Sei qui anche te per loro?-
-Si. Iniziano a girare tante voci in città su questi due gruppi. Stasera verrà anche qualche produttore per ascoltarli. Probabilmente uno dei due uscirà con un contratto.-
-E qualcuno con una bottiglia nel culo.-
-Così è il mondo della musica.-
-Uno schifo.-
-Già amico.-
-Vado a pisciare, Steve, ci si vede dopo.-
Il locale si era riempito. A fatica riuscivo a farmi strada tra le borchie e le darkettone che rompevano i coglioni con le loro pasticche chimiche.
Raggiunsi il bagno. Se il locale faceva schifo, la puzza di merda del cesso superava ogni limite. Il piscio colava a terra come un fiume in piena color marrone-giallastro. Lavandomi le scarpe raggiunsi la latrina. Mi misi a fianco di un uomo. Tirai fuori il mio pisello senza abbassare lo sguardo.
-Ehi amico, vediamo chi lo ha più lungo?-
Feci finta di niente. Scrollai il cazzo per spargere ogni goccia di piscio.
-Ehi amico, allora? Parlo con te.-
Sputai sulla latrina. Misi la mano in tasca e tirai fuori il coltello poggiandolo sul cazzo del vecchio, con calma. Il freddo della lama fece tremare le sue arruginite palle.
-Se te lo taglio, chi dei due lo avrà più lungo?-
Quel posto mi stava rendendo nervoso, mandai a fanculo anche la tipa che mi chiese d'accendere fuori dal bagno e spinsi via i bongioni che ti circondavano ogni volta passavi per il cesso chiedendoti se volevi una dose.
Finalmente era l'ora dei più giovani Vincent. Erano in gamba questi quattro. Avevano stile, avevano personalità, avevano il Rock'n'Roll nelle vene e sopratutto avevano una dose di fighe come amiche.
Il pubblico iniziava a muoversi, e poi vidi lei che ballava in compagnia di un'altra tipa.
Era Diane, una a cui avrei sempre voluto ficcaglierlo nel culo, ma finora non mi aveva mai cagato. Si strusciava adosso a quest'altra troietta come una perfetta lesbica in calore. Su e giù sulla schiena dell'amica, palpandogli tette e sedere.
Poi vedo che le due iniziare a baciarsi, con le lingue come serpenti si sbavano le labbra appassionatamente; iniziai a capire molto sul nostro mai esistito rapporto e penso: che spreco.
Ma nonostante ciò, mentre spio tutto dal bancone, non evito di masturbarmi mentalmente su questa puttanella bionda ed ormai è chiaro che questa è una sfida a cui non posso rinunciare.
Prendo il mio Jack. Mi bagno le labbra e lei è li che mi osserva. E più mi osserva e più si sbatte sull'altra. Forte, più forte, più forte ancora assortita in tale divertimento. La sua gonnellina si alza palpata dalle mani di coloro che ha attorno e lei sorride, mostra i denti e le mutande, e mi guarda.
Prendo un altro Jack, ma questa volta non per me.
Entro nella bolgia cercando di trattenere i bicchierini. Mi avvicino a lei e mi dice:
-Era ora.-
Le passo il whisky, cercando di domare il suo sguardo e le dico mentre ha il bicchiere in bocca:
-E' da tanto che ti desidero.-
-Sorprendimi, Trumpet-
Risponde.
E così, se lei è una brava comunicatrice, io sono un grande comunicatore con il mio cazzo.
Tutta scena quella con la lesbica, questa Diane urla più di qualsiasi cantante metal, e io godo nel sentir il suo verso animale mentre qualcuno bussa alla porta del cesso per pisciare.
Oh Cristo Santo, questo si che è un miracolo. Come lo succhia e non c'è niente che riesca a farla smettere. Questa deve avere iniziato presto con i lecca-lecca. Sembra che non faccia altro a colazione, a pranzo, a cena e prima di dormire.
Ma poi, come ogni cosa è tempo di venire ed è tempo di ripartire, così la scopo per la seconda volta dopo che me lo ha leccato, e la lascio ansimante chiudendo la porta, mentre dalle pareti rimbomba l'ultima canzone dei Vincent.
Peccato penso, avrebbe potuto tirarsela meno in tutto questo tempo.
Mi avvicino al cantante che ripete l'ultimo fuck you, e vado fuori per fumare e prendere un po'd'aria. Le urla e gli applausi accompagnano la mia e la loro fuoriuscita.
La gente all'esterno si saluta, si abbraccia, parla, rumoreggia, rovescia birra e io sto li tirando da questa cazzo di sigaretta che si consuma e le dico:
-Ti amazzo prima io.-
Poi uno stronzo ubriacone mi si avvicina e mi interrompe dai miei fottuti pensieri filosofici per chiedermi se gliene offro una.
Senti bello, dico, non rompermi le palle.
-Ti ho-ho chiesto solo una-una sigaretta.-
Mi dice traballando la voce.
-Non te la do una cazzo di sigaretta.-
Rispondo gentile.
-Senti vaffa-vaffanculo amico.-
-Io non sono mai stato tuo amico!-
Urlo conficcandogli la sigaretta nella guancia.
-Fumatela tutta ora, coglione-
E me ne vado.
Rientro dentro, la nebbia rossa causata dalle luci rende tutto pesante e sanguinoso. E' una gabbia caustrofobica. La gente è riversata sul bancone a ordinare da bere come se chiedesse cibo da dentro una gabbia.
Volano spinte, qualcuno bestemmia per l'attesa o grigna, io passo indifferente a questi animali e vedo la cagna che spunta fuori dal cesso. Ancora ha la gonna mezza calata ed è tutta entusiasta. Cammina come se l'eroina le avesse riempito gli occhi e ritorna dall'amica fanto-lesbica. Sembra volerne ancora, e ricominica a baciarsi con l'altra.
Nel frattempo mi ricompare davanti la dark dalle tette grandi, penso a che cazzo vuole questa. Mi passa affianco strusciando i seni sul mio braccio destro, quasi in cerca di innescare qualche effetto speciale.
Fallita.
Mi inserisco anchio nella folla assetata ma non per prendermi da bere.
I Forty Moostacchy attaccano le distorsioni e niente nel locale rimane quello che era prima. Il ritmo è un veleno che ci fa stare male. Tutto inizia a girare, i corpi si fondono, il sudore cade come pioggia dai nostri capelli.
La psicadelia dei suoni mi cattura e mi trasporta lontano e come in un orgia riverso le mie forze su quei corpi danzanti, e con il cazzo duro mi appoggio al culo dell'amica di Diane.
Sembra apprezzare, forse pure lei è una finto lesbo, o probabilmente ha sentito il servizietto che ho fatto all'altra e ha tanta voglia di sentire un cazzo venirle in bocca. Si certo lei non è figa come Diane, però se me la faccio amica è facile che a fine serata avrò due finto-lesbo a succhiarmelo mentre leggo il giornale.
Le infilo la mano ancora puzzante di sborra sul culo.
-Sei aggressivo.-
Mi dice.
-A letto non si possono di certo usare le buone maniere.-
-Ma noi non siamo ancora a letto.-
-Se vuoi posso offrirti il bagno per ora, e il letto a fine serata.-
Un attimo dopo sono nello stesso cesso di prima. Una doppietta difficilmente ripetibile. Questa tizia, di cui non so ancora il nome, è molto più tranquilla, lo lecca con calma, però quando è il momento che glielo ficchi dentro lo vuole tutto nel culo. Tutto nel culo ripete. Così si gira, mi sputo sul cazzo e le chiedo il nome.
Rose, che cazzo di nome è? Ora capisco perchè lo vuoi nel culo, Rose.
Conseguenza vuole che la tenuta in quel ruvido corridoio non sia uguale, però contenta lei a soffrire contenti tutti. Sembra desiderosa di parlare,accenna a qualcosa ansimando e allora spingo più forte con la speranza che il dolore la faccia urlare invece di chiaccherare. Vengo sporcandole le mutande e il retro dei jeans.
Tiro l'acqua del cesso come se avessi fatto una cagata e me ne esco trovandomi di fronte il tipo della gara al pisello più lungo.
Sembra incazzato, io molto più svuotato.
Apro la porta del bagno mostrandogli Rose seminuda e gli dico che se lui vuole, lei può farci da giudice alla gara. Ma a quanto pare il tizio non capisce che gli stavo offrendo una scopata così mi rifila un destro.
Barcollo stordito nel cesso affianco a Rose la quale mi spinge fuori.
Il tizio mi riprende e mi spinge contro il lavandino. Prendo un bel colpo alle costole. Cazzo, penso, sto subendo. Il tipo continua, inizia a farmi male. Devo reaggire, aggrappo qualcosa fra le mani, una saponetta, la lancio per distrarlo e gli sferro un bel calcio nelle palle.
Riprendo fiato e osservo il tipo steso a terra agonizzante che si tocca il pacco con entrambe le mani. Rose lo scavalca e scappa via.
Ritorno al concerto.
The Forty Moostacchy urla il cantante accompagnato dal pubblico che riversa ogni porco sui tre musicisti.
Prendo una pinta, sta cazzo di darkettona è sempre li. All'attacco del nuovo pezzo vedo che si scatena un violento pogo.
La dark ne approfitta appoggiando le tette su di me e mi chiede una sigaretta.
La fisso negli occhi e non sulle tette, estraggo il pacchetto di sigarette, glielo mostro, stringo il bicchiere, lo lancio in mezzo al pogo e io mi getto all'inseguimento dellla sua traiettoia e sparisco fra braccia e gambe che saltano.
E' il caos totale la al centro. Qualcuno sta perdendo sangue che schizza sul mio volto. E' un groviglio umano, un onda anomala che travolge tutto. Alcuni si gettano dai pochi centimentri di palco sopra le teste di nuotatori ubriachi. I trampolini sono liberi a tutti e in molti si tuffano senza cuffia.
I Forty sbraitano come cani, eccitati da tanto movimento, ma presto il ballo si trasforma in rabbia. Compare una sedia, qualche bottiglia, subisco una gomitata che mi fa perdere sangue dal naso.
Grignando prendo il primo che mi capita davanti per il collo e con una testata lo colpisco. Un suo amico accorre per metterlo in piedi prima che lo finisca, e allora sferro un calcio in pancia anche a questo stronzo.
Poi un altro si getta verso di me e mi placa tenendomi sulla cinta. Cerco di liberarmi ma mi arriva un pugno sul mento. Sputo sangue in testa a questo che mi tiene e calpesto forte i suoi piedi con i mie bei scarponi in cuoio. Molla così la presa quel tanto che mi basta per prenderlo a gomitate e a calci.
L'adrenalina mi entra in corpo e inizio a divertirmi.
Il pogo si è straformato in una rissa. Il suono delle chitarre si unisce a quello dei vetri rotti e allo scricchiolare dei tavolini che si infrangono sulle schiene dei malcapitati.
I pugni accompagnano i tum tum della batteria, i denti che partono ricordano i dadi lanciati nei casinò della Las Vegas, un altro numero basso, merda. Questo lo colpisco con una ginocchiata in pancia, tanto per toglierli il respiro.
Solo uno rimarrà in piedi, solo uno otterrà la libertà, solo uno conquisterà Roma.
Mi passa per la testa il trailer del "Gladiatore".
Un po' alla volta la sala sembra svuotarsi come un ring abbandonato dai wrestlers stanchi e sconfitti, finchè si accendono le luci che abbagliano i presenti mentre la musica viene spenta.
La baldoria è finita.
I feriti si ricompongono, a terra ci sono decine di bottiglie morte. Tutti si guardano storditi; è stato divertente, questo sembra circolare fra i pensieri dei presenti con occhi neri e bocche saguinanti. Ora con la luce e senza rumore è tutto triste.
Un ragazzo strisciando si avvicina al palco e sputacchiando sangue chiede ai Forty di suonare ancora. Il cantante scuote la testa, non è possibile sembra dirgli.
Ancora ripete, ancora ripeto io, anfora ripete quello a cui ho spaccato il naso.
-Forty! Forty! Forty!-
Si inalza dalla sala, forza, ancora, bis, urlano tutti.
La chitarra prima stona qualcosa, poi stride come una puttana non pagata, e infine accenna quattro accordi e il concerto riprende.
Il locale ritorna nelle tenebre, parte un applauso e come la Madonna ai fedeli illuminata da un raggio di sole compare nuovamente la dark di fronte a me.
Santo Cristo, Santissima Trinità. Va bene le dico, andiamo. La porto in bagno. Ormai non ho neanche più la forza per venire e infatti mi siedo sulla turca e lascio che faccia tutto lei con quelle enormi tette mentre mi fumo in pace una fottuta bastarda. Dopo un bel po' e sforzandomi tanto che a momenti invece di sborare le piscio sulle tette, riesco a liberarmi mentre lei lancia baci che non prenderò mai.
Ormai non capisco più un cazzo. Sono ubriaco, stanco, col cazzo a pezzi.
I Forty nel frattempo hanno finito e io mi ordino l'ultimo Jack della buona notte. La sala piano piano va svuotandosi ed esco pure io, devo rimediare un passaggio. Vado nel parcheggio quasi vuoto. C'è un gruppo di persone vicine ad una Mustang blu scuro del '64, sono in tre o quattro. Al buio poco si vede. Decido di andare a chiedere a loro uno strappo con il whisky ancora in mano.
-Scusate ragazzi, per caso...-
Solo li mi rendo conto di aver fatto una cazzata.
-Ma guarda qui chi si vede.-
Porca puttana è ancora il tipo della gara al cazzo più grosso con al suo fianco il tipo a cui ho spento la sigaretta sulla guancia ed è ancora li che se la strofina.
E' proprio vero che le mosche girano attorno alla merda, e io ora sono nella merda più molla che una vacca possa fare.
-Sentite ragazzi penso che dentro al locale ci siano stati dei malintesi.-
Dico camminando all'indietro sfoggiando un sorriso amichevole e allargando le braccia.
-Certo figlio di puttana, ci sono stati dei malintesi, prima sei riuscito ad avere la meglio, ora sei un uomo morto.-
Aumento il passo camminando all'indietro e poi lancio il bicchiere in testa a quello con la guancia bruciata e di scatto mi giro iniziando a correre senza voltarmi.
Sento solo il suono degli animali alle mie spalle che come bufali inpazziti corrono sulla ghiaia alzando polvere e sabbia.
Sono morto e me ne rendo conto, non ho possibilità, nessuna via di fuga. Ho il coltello in tasca, lo so, ma in tre contro uno è un'arma inutile.
Poi nel parcheggio qualcosa si accende. Anche se il sudore mi bagna gli occhi intravedo chiaramente che è un auto che in retro sta facendo manovra per partire.
-Aiuto! Aiuto!-
Inizio ad urlare mentre quegli dietro quasi ridono.
La macchina si avvia, ma lentamente, urlo ancora, forse mi hanno sentito o visto. Raggiungo l'auto, una Charger nera del 69', che però non si ferma ma prosegue piano. Quasi riesco ad aprire la portiera del passeggero ma non ci riesco.
-Aiuto quegli mi vogliono amazzare!-
Dico allungando il collo senza riuscire però a vedere il conducente dal finestrino opposto.
Sono finito, altri dieci metri e cado.
-Aiuto per favore, portatemi via.-
Sto quasi piangendo per lo sforzo.
Poi la macchina rallenta quel tanto che mi permette di aprire la portiera e saltare dentro, mentre una risata femminile accompagna il mio fiatone, prima di alzare la testa per vedere di chi si tratta.
-Rose! Sei tu! Che bello rivederti!-
-Arrivo al momento giusto vedo, problemi col bagno?
-Più o meno.-
Sapevo che dovevo farmela amica questa Rose, penso dentro me, mentre lei accellera col bolide lasciando nebbia sull'asfalto reso chiaro dal sorgere del sole.
-Eh la tua amica Diane, che fine ha fatto?-
Le chiedo ancora col cuore che pompa a mille.
-E' dietro che riposa.-
Poggio la mano sulla coscia di Rose e osservo l'alba ridendo.
E' stata una serata di sana baldoria. E' stata semplicemente una serata di sana baldoria.
-Vi amo.-
Le dico
-Vi amo.-
Simon Trumpet
In luoghi come questi l'attrazione principale è, oltre al bancone, il palco.
Palchi ricavati da bancali e assi di legno alti qualche centimetro da terra, sporchi di sangue, birra e residui organici, dove misere band si eseguivano per un po' d'alcol e una serata di sana baldoria.
Già la baldoria. Questo interessava ai poveri Cristo che guardavano questi gruppi. Bisognava creare caos, lanciare sedie e tavolini, pogare, rovesciare birra, e se avevi fortuna fottere una al cesso mentre la band si eseguiva in una cover storica come Louie Louie, perchè chiunque abbia un gruppo si sente figo solo se non fa soldi, e noi per sentirci fighi dovevamo distruggere più cose possibili, compresi i nostri bei faccini.
Così mi ritrovai in questo posto, postaccio, illuminato con luci rosse molte fastidiose. Già stava suonando un gruppo al mio arrivo, ma io non ero li per loro.
Ero venuto per assistere all'esibizione dei Vincent e dei Forty Moostachy, degli altri non me ne fregava un cazzo.
Mi accomodai al bancone al fianco di una ragazza, la squadrai di brutto, indossava un paio di Dottor Martins viola alte, pantaloni neri, e un top sempre nero; era proprio una dark ma oltre alle grosse tette che spuntavano da quel top non aveva altro di interessante, perchè non riuscivo a vederle il volto da quanto era truccata.
Presi una birra, guardai di nuovo le tette della tipa e lei sembrò quasi volermi dire qualcosa, ma rimase zitta, per fortuna.
Con la pinta feci un giro del locale. Oltre la zona centrale con il palco, c'era un corridoio stretto dal quale si aprivano stanze senza porte con all'interno sedie e divanetti. Tutto al semibuio con nebbie di fumo che sbucavano da ogni parte e che rendevano la perlustrazione ancora più difficile. Lattine e bicchieri di vetro sepolti a terra completavano l'atmosfera sporca che si respirava.
Sembrava un centro sociale, solo che le faccie che comparivano tra i vapori erano molto peggiori. Vecchi nostalgici del metal sbucavano dalle stanzine abbracciati a ventenni tossiche in cerca di una dose. Qualcuno limonava con coraggio, sporcando i muri di saliva e sputi, affianco ad altri che rotolavano a terra fra il loro vomito.
Il corridoio proseguiva e terminava con una scala di legno traballante e senza corrimano. Salii al piano superiore. Qua la situazione sembrava più tranquilla. Il fumo era scomparso, la musica non si sentiva più. Questa era una zona particolare, un'area adatta per chi aveva i soldi per scoparsi la puttana di turno, che al momento da quanto vedevo, erano però tutte impegnate tra bocchini e pecorelle nelle tre stanze che formavano il piano.
Ritornai indietro passando tra tossici minorenni e vacche sbronze e mi fermai al bancone per prendere un'altra birra. La dark era sempre li, ma ora stava parlando con un ragazzo della sua età.
Il gruppo stava ancora suonando quella merda che non sopportavo e la situazione si manteneva calma per ora : la gente non era ancora ubriaca.
Andai fuori per fumare una Pall Mall in pace, senza quel casino.
Tra un tiro e l'altro vidi quella faccia da cazzo di Steve. Andai a salutarlo per farmi un po' di compagnia.
-Ciao figlio di puttana, come butta?-
-Ah guarda qua il vecchio Trumpet, tutto bene. Allora vivi ancora scrivendo quelle cazzo di storielle da coglioni?-
-Certo finchè mi pagano. E tu che combini? Sei qui anche te per loro?-
-Si. Iniziano a girare tante voci in città su questi due gruppi. Stasera verrà anche qualche produttore per ascoltarli. Probabilmente uno dei due uscirà con un contratto.-
-E qualcuno con una bottiglia nel culo.-
-Così è il mondo della musica.-
-Uno schifo.-
-Già amico.-
-Vado a pisciare, Steve, ci si vede dopo.-
Il locale si era riempito. A fatica riuscivo a farmi strada tra le borchie e le darkettone che rompevano i coglioni con le loro pasticche chimiche.
Raggiunsi il bagno. Se il locale faceva schifo, la puzza di merda del cesso superava ogni limite. Il piscio colava a terra come un fiume in piena color marrone-giallastro. Lavandomi le scarpe raggiunsi la latrina. Mi misi a fianco di un uomo. Tirai fuori il mio pisello senza abbassare lo sguardo.
-Ehi amico, vediamo chi lo ha più lungo?-
Feci finta di niente. Scrollai il cazzo per spargere ogni goccia di piscio.
-Ehi amico, allora? Parlo con te.-
Sputai sulla latrina. Misi la mano in tasca e tirai fuori il coltello poggiandolo sul cazzo del vecchio, con calma. Il freddo della lama fece tremare le sue arruginite palle.
-Se te lo taglio, chi dei due lo avrà più lungo?-
Quel posto mi stava rendendo nervoso, mandai a fanculo anche la tipa che mi chiese d'accendere fuori dal bagno e spinsi via i bongioni che ti circondavano ogni volta passavi per il cesso chiedendoti se volevi una dose.
Finalmente era l'ora dei più giovani Vincent. Erano in gamba questi quattro. Avevano stile, avevano personalità, avevano il Rock'n'Roll nelle vene e sopratutto avevano una dose di fighe come amiche.
Il pubblico iniziava a muoversi, e poi vidi lei che ballava in compagnia di un'altra tipa.
Era Diane, una a cui avrei sempre voluto ficcaglierlo nel culo, ma finora non mi aveva mai cagato. Si strusciava adosso a quest'altra troietta come una perfetta lesbica in calore. Su e giù sulla schiena dell'amica, palpandogli tette e sedere.
Poi vedo che le due iniziare a baciarsi, con le lingue come serpenti si sbavano le labbra appassionatamente; iniziai a capire molto sul nostro mai esistito rapporto e penso: che spreco.
Ma nonostante ciò, mentre spio tutto dal bancone, non evito di masturbarmi mentalmente su questa puttanella bionda ed ormai è chiaro che questa è una sfida a cui non posso rinunciare.
Prendo il mio Jack. Mi bagno le labbra e lei è li che mi osserva. E più mi osserva e più si sbatte sull'altra. Forte, più forte, più forte ancora assortita in tale divertimento. La sua gonnellina si alza palpata dalle mani di coloro che ha attorno e lei sorride, mostra i denti e le mutande, e mi guarda.
Prendo un altro Jack, ma questa volta non per me.
Entro nella bolgia cercando di trattenere i bicchierini. Mi avvicino a lei e mi dice:
-Era ora.-
Le passo il whisky, cercando di domare il suo sguardo e le dico mentre ha il bicchiere in bocca:
-E' da tanto che ti desidero.-
-Sorprendimi, Trumpet-
Risponde.
E così, se lei è una brava comunicatrice, io sono un grande comunicatore con il mio cazzo.
Tutta scena quella con la lesbica, questa Diane urla più di qualsiasi cantante metal, e io godo nel sentir il suo verso animale mentre qualcuno bussa alla porta del cesso per pisciare.
Oh Cristo Santo, questo si che è un miracolo. Come lo succhia e non c'è niente che riesca a farla smettere. Questa deve avere iniziato presto con i lecca-lecca. Sembra che non faccia altro a colazione, a pranzo, a cena e prima di dormire.
Ma poi, come ogni cosa è tempo di venire ed è tempo di ripartire, così la scopo per la seconda volta dopo che me lo ha leccato, e la lascio ansimante chiudendo la porta, mentre dalle pareti rimbomba l'ultima canzone dei Vincent.
Peccato penso, avrebbe potuto tirarsela meno in tutto questo tempo.
Mi avvicino al cantante che ripete l'ultimo fuck you, e vado fuori per fumare e prendere un po'd'aria. Le urla e gli applausi accompagnano la mia e la loro fuoriuscita.
La gente all'esterno si saluta, si abbraccia, parla, rumoreggia, rovescia birra e io sto li tirando da questa cazzo di sigaretta che si consuma e le dico:
-Ti amazzo prima io.-
Poi uno stronzo ubriacone mi si avvicina e mi interrompe dai miei fottuti pensieri filosofici per chiedermi se gliene offro una.
Senti bello, dico, non rompermi le palle.
-Ti ho-ho chiesto solo una-una sigaretta.-
Mi dice traballando la voce.
-Non te la do una cazzo di sigaretta.-
Rispondo gentile.
-Senti vaffa-vaffanculo amico.-
-Io non sono mai stato tuo amico!-
Urlo conficcandogli la sigaretta nella guancia.
-Fumatela tutta ora, coglione-
E me ne vado.
Rientro dentro, la nebbia rossa causata dalle luci rende tutto pesante e sanguinoso. E' una gabbia caustrofobica. La gente è riversata sul bancone a ordinare da bere come se chiedesse cibo da dentro una gabbia.
Volano spinte, qualcuno bestemmia per l'attesa o grigna, io passo indifferente a questi animali e vedo la cagna che spunta fuori dal cesso. Ancora ha la gonna mezza calata ed è tutta entusiasta. Cammina come se l'eroina le avesse riempito gli occhi e ritorna dall'amica fanto-lesbica. Sembra volerne ancora, e ricominica a baciarsi con l'altra.
Nel frattempo mi ricompare davanti la dark dalle tette grandi, penso a che cazzo vuole questa. Mi passa affianco strusciando i seni sul mio braccio destro, quasi in cerca di innescare qualche effetto speciale.
Fallita.
Mi inserisco anchio nella folla assetata ma non per prendermi da bere.
I Forty Moostacchy attaccano le distorsioni e niente nel locale rimane quello che era prima. Il ritmo è un veleno che ci fa stare male. Tutto inizia a girare, i corpi si fondono, il sudore cade come pioggia dai nostri capelli.
La psicadelia dei suoni mi cattura e mi trasporta lontano e come in un orgia riverso le mie forze su quei corpi danzanti, e con il cazzo duro mi appoggio al culo dell'amica di Diane.
Sembra apprezzare, forse pure lei è una finto lesbo, o probabilmente ha sentito il servizietto che ho fatto all'altra e ha tanta voglia di sentire un cazzo venirle in bocca. Si certo lei non è figa come Diane, però se me la faccio amica è facile che a fine serata avrò due finto-lesbo a succhiarmelo mentre leggo il giornale.
Le infilo la mano ancora puzzante di sborra sul culo.
-Sei aggressivo.-
Mi dice.
-A letto non si possono di certo usare le buone maniere.-
-Ma noi non siamo ancora a letto.-
-Se vuoi posso offrirti il bagno per ora, e il letto a fine serata.-
Un attimo dopo sono nello stesso cesso di prima. Una doppietta difficilmente ripetibile. Questa tizia, di cui non so ancora il nome, è molto più tranquilla, lo lecca con calma, però quando è il momento che glielo ficchi dentro lo vuole tutto nel culo. Tutto nel culo ripete. Così si gira, mi sputo sul cazzo e le chiedo il nome.
Rose, che cazzo di nome è? Ora capisco perchè lo vuoi nel culo, Rose.
Conseguenza vuole che la tenuta in quel ruvido corridoio non sia uguale, però contenta lei a soffrire contenti tutti. Sembra desiderosa di parlare,accenna a qualcosa ansimando e allora spingo più forte con la speranza che il dolore la faccia urlare invece di chiaccherare. Vengo sporcandole le mutande e il retro dei jeans.
Tiro l'acqua del cesso come se avessi fatto una cagata e me ne esco trovandomi di fronte il tipo della gara al pisello più lungo.
Sembra incazzato, io molto più svuotato.
Apro la porta del bagno mostrandogli Rose seminuda e gli dico che se lui vuole, lei può farci da giudice alla gara. Ma a quanto pare il tizio non capisce che gli stavo offrendo una scopata così mi rifila un destro.
Barcollo stordito nel cesso affianco a Rose la quale mi spinge fuori.
Il tizio mi riprende e mi spinge contro il lavandino. Prendo un bel colpo alle costole. Cazzo, penso, sto subendo. Il tipo continua, inizia a farmi male. Devo reaggire, aggrappo qualcosa fra le mani, una saponetta, la lancio per distrarlo e gli sferro un bel calcio nelle palle.
Riprendo fiato e osservo il tipo steso a terra agonizzante che si tocca il pacco con entrambe le mani. Rose lo scavalca e scappa via.
Ritorno al concerto.
The Forty Moostacchy urla il cantante accompagnato dal pubblico che riversa ogni porco sui tre musicisti.
Prendo una pinta, sta cazzo di darkettona è sempre li. All'attacco del nuovo pezzo vedo che si scatena un violento pogo.
La dark ne approfitta appoggiando le tette su di me e mi chiede una sigaretta.
La fisso negli occhi e non sulle tette, estraggo il pacchetto di sigarette, glielo mostro, stringo il bicchiere, lo lancio in mezzo al pogo e io mi getto all'inseguimento dellla sua traiettoia e sparisco fra braccia e gambe che saltano.
E' il caos totale la al centro. Qualcuno sta perdendo sangue che schizza sul mio volto. E' un groviglio umano, un onda anomala che travolge tutto. Alcuni si gettano dai pochi centimentri di palco sopra le teste di nuotatori ubriachi. I trampolini sono liberi a tutti e in molti si tuffano senza cuffia.
I Forty sbraitano come cani, eccitati da tanto movimento, ma presto il ballo si trasforma in rabbia. Compare una sedia, qualche bottiglia, subisco una gomitata che mi fa perdere sangue dal naso.
Grignando prendo il primo che mi capita davanti per il collo e con una testata lo colpisco. Un suo amico accorre per metterlo in piedi prima che lo finisca, e allora sferro un calcio in pancia anche a questo stronzo.
Poi un altro si getta verso di me e mi placa tenendomi sulla cinta. Cerco di liberarmi ma mi arriva un pugno sul mento. Sputo sangue in testa a questo che mi tiene e calpesto forte i suoi piedi con i mie bei scarponi in cuoio. Molla così la presa quel tanto che mi basta per prenderlo a gomitate e a calci.
L'adrenalina mi entra in corpo e inizio a divertirmi.
Il pogo si è straformato in una rissa. Il suono delle chitarre si unisce a quello dei vetri rotti e allo scricchiolare dei tavolini che si infrangono sulle schiene dei malcapitati.
I pugni accompagnano i tum tum della batteria, i denti che partono ricordano i dadi lanciati nei casinò della Las Vegas, un altro numero basso, merda. Questo lo colpisco con una ginocchiata in pancia, tanto per toglierli il respiro.
Solo uno rimarrà in piedi, solo uno otterrà la libertà, solo uno conquisterà Roma.
Mi passa per la testa il trailer del "Gladiatore".
Un po' alla volta la sala sembra svuotarsi come un ring abbandonato dai wrestlers stanchi e sconfitti, finchè si accendono le luci che abbagliano i presenti mentre la musica viene spenta.
La baldoria è finita.
I feriti si ricompongono, a terra ci sono decine di bottiglie morte. Tutti si guardano storditi; è stato divertente, questo sembra circolare fra i pensieri dei presenti con occhi neri e bocche saguinanti. Ora con la luce e senza rumore è tutto triste.
Un ragazzo strisciando si avvicina al palco e sputacchiando sangue chiede ai Forty di suonare ancora. Il cantante scuote la testa, non è possibile sembra dirgli.
Ancora ripete, ancora ripeto io, anfora ripete quello a cui ho spaccato il naso.
-Forty! Forty! Forty!-
Si inalza dalla sala, forza, ancora, bis, urlano tutti.
La chitarra prima stona qualcosa, poi stride come una puttana non pagata, e infine accenna quattro accordi e il concerto riprende.
Il locale ritorna nelle tenebre, parte un applauso e come la Madonna ai fedeli illuminata da un raggio di sole compare nuovamente la dark di fronte a me.
Santo Cristo, Santissima Trinità. Va bene le dico, andiamo. La porto in bagno. Ormai non ho neanche più la forza per venire e infatti mi siedo sulla turca e lascio che faccia tutto lei con quelle enormi tette mentre mi fumo in pace una fottuta bastarda. Dopo un bel po' e sforzandomi tanto che a momenti invece di sborare le piscio sulle tette, riesco a liberarmi mentre lei lancia baci che non prenderò mai.
Ormai non capisco più un cazzo. Sono ubriaco, stanco, col cazzo a pezzi.
I Forty nel frattempo hanno finito e io mi ordino l'ultimo Jack della buona notte. La sala piano piano va svuotandosi ed esco pure io, devo rimediare un passaggio. Vado nel parcheggio quasi vuoto. C'è un gruppo di persone vicine ad una Mustang blu scuro del '64, sono in tre o quattro. Al buio poco si vede. Decido di andare a chiedere a loro uno strappo con il whisky ancora in mano.
-Scusate ragazzi, per caso...-
Solo li mi rendo conto di aver fatto una cazzata.
-Ma guarda qui chi si vede.-
Porca puttana è ancora il tipo della gara al cazzo più grosso con al suo fianco il tipo a cui ho spento la sigaretta sulla guancia ed è ancora li che se la strofina.
E' proprio vero che le mosche girano attorno alla merda, e io ora sono nella merda più molla che una vacca possa fare.
-Sentite ragazzi penso che dentro al locale ci siano stati dei malintesi.-
Dico camminando all'indietro sfoggiando un sorriso amichevole e allargando le braccia.
-Certo figlio di puttana, ci sono stati dei malintesi, prima sei riuscito ad avere la meglio, ora sei un uomo morto.-
Aumento il passo camminando all'indietro e poi lancio il bicchiere in testa a quello con la guancia bruciata e di scatto mi giro iniziando a correre senza voltarmi.
Sento solo il suono degli animali alle mie spalle che come bufali inpazziti corrono sulla ghiaia alzando polvere e sabbia.
Sono morto e me ne rendo conto, non ho possibilità, nessuna via di fuga. Ho il coltello in tasca, lo so, ma in tre contro uno è un'arma inutile.
Poi nel parcheggio qualcosa si accende. Anche se il sudore mi bagna gli occhi intravedo chiaramente che è un auto che in retro sta facendo manovra per partire.
-Aiuto! Aiuto!-
Inizio ad urlare mentre quegli dietro quasi ridono.
La macchina si avvia, ma lentamente, urlo ancora, forse mi hanno sentito o visto. Raggiungo l'auto, una Charger nera del 69', che però non si ferma ma prosegue piano. Quasi riesco ad aprire la portiera del passeggero ma non ci riesco.
-Aiuto quegli mi vogliono amazzare!-
Dico allungando il collo senza riuscire però a vedere il conducente dal finestrino opposto.
Sono finito, altri dieci metri e cado.
-Aiuto per favore, portatemi via.-
Sto quasi piangendo per lo sforzo.
Poi la macchina rallenta quel tanto che mi permette di aprire la portiera e saltare dentro, mentre una risata femminile accompagna il mio fiatone, prima di alzare la testa per vedere di chi si tratta.
-Rose! Sei tu! Che bello rivederti!-
-Arrivo al momento giusto vedo, problemi col bagno?
-Più o meno.-
Sapevo che dovevo farmela amica questa Rose, penso dentro me, mentre lei accellera col bolide lasciando nebbia sull'asfalto reso chiaro dal sorgere del sole.
-Eh la tua amica Diane, che fine ha fatto?-
Le chiedo ancora col cuore che pompa a mille.
-E' dietro che riposa.-
Poggio la mano sulla coscia di Rose e osservo l'alba ridendo.
E' stata una serata di sana baldoria. E' stata semplicemente una serata di sana baldoria.
-Vi amo.-
Le dico
-Vi amo.-
Simon Trumpet
lunedì 12 ottobre 2009
PRIMA DI TUTTO DOVREI CONOSCERTI
-Prima di sederti, rimani li e ascolta.
So già quello che vuoi. Lo so che sei qui solo per cercare di scoparmi.
Mi dirai ciao, ti presenterai allungando la mano. Poi farai tutto il gentile, sorridendo e mostrando il tuo petto rigoroso. Inizierai con dei complimenti perchè sai che a noi donne piacciono.
Omaggerai i miei occhi azzurri, ma sono così a causa delle lenti, poi i miei bellissimi capelli biondi tinti, sono castana, e poi le mie labbra che sono rifatte. Dopo aver fatto i complimenti a qualcosa che non è mio, passerai a parlare di qualcosa di inutile e poco interesante, come del locale, della musica o su qualcuno che deve arrivare.
Ti aspetti, ora che hai sciolto un po' il ghiaccio con me, che io ti dica che puoi pure accomodarti sulla sedia libera del mio tavolino, posta al mio fianco. E allora tu dirai grazie e prenderai posto. Ordinerai da bere qualcosa con ghiaccio.
Poi muoverai le mani cercando di mostrarmi il Rolex che hai al polso, per farmi capire di quale categoria sei, cosa già abbastanza comprensibile guardando il tuo abbigliamento fatto di camicetta bianca con colletto alto, pantalone in lino nero stretto a mezza zampa e scarpa lucida Prada. Inizierai a parlare del tuo lavoro. Dirai che sei il boss di una concessionaria di auto.
Cercherai di farmi sentire il profumo che hai adosso, perchè un buon odore è sintomo di sicurezza per noi donne e tu sei un uomo che vuole andare fino in fondo. Io dimostrerò poco interesse, e allora tu cambierai argomento puntando sui tuoi hobby sperando che anchio abbia le tue stesse passioni.
Ma non è la tua giornata fortunata, o io non sono proprio la tua tipa o sono una fottuta stronza.
Non demordi, hai conquistato donne più difficili, pensi dentro te, motivandoti che niente è impossibile e tu puoi avere le chiavi per ogni buco. E poi hai altri mille assi nelle maniche da giocarti, ma sai pure che devi fare presto prima che tutto il ghiaccio del whisky si sciolga e io me ne vada.
Un dubbio ti appare : non sei ancora sicuro se quella sedia posta sul mio tavolino fosse libera o occupata da qualcuno che momentaneamente è assente.
Così punti sui sentimenti e mi racconti di come tu spesso organizzi aste di beneficenza per raccogliere offerte per la realizzazione di un ospedale in Congo, una scuola in Corea e un parco giochi in Cile.
Io rimango un po' stupita da questo, sono una donna, e ti dico vai avanti.
Mi fai sapere che ogni Natale mandi regali ai bambini dell'orfanotrofio di San Michele e nuove coperte ai vecchi dell'ospizio di San Rocco, stringendo le dita che mio nonno o mia nonna riposino in quell'ospizio.
Un occhio inizia allora a lacrimare ma non perchè sono commossa ma perchè ne ho le palle piene di guardarti, tu fraintendi e mi abbracci.
Credi di esserci quasi, e io aspetto solo che qualcuno mi chiami per andarmene fuori dal cazzo.
Allora insisterai perchè io ti racconti qualcosa di me.
Ne approfitto per prenderti per il culo fingendo di essere stata anchio uno dei trovatelli di San Michele, solo che quando io ero piccola, sottolineo,a Natale, l'unica cosa che ricevevo era il ghiaccio che si formava vicino ai termi perennemente spenti. Ora il gioco sta nelle mie mani e ti faccio capire pure, che mio nonno a morire in un ospizio dimenticato da tutti non lo mando.
Scopri di aver rovinato tutto, controlli l'ora dal Rolex, comprendi di aver perso dieci minuti abbondanti questa sera.
Ma non ti preoccupi, fai finta di niente e come se tutto quello che hai detto e fatto, con quei capelli ingellati da finocchietto, i denti bianchi perfettamente in linea, fossero serviti a farmi innamorare di te, e visto che stasera non te la darò, pretendi il mio numero perchè la prossima volta, portandomi a cena nel più lussuoso locale della città,riuscirai mentre mi riporti a casa col tuo bel macchinone argentato tedesco, con qualche scusa, a concludere la serata nella tua villa, dove finalmente dopo avermi drogato il coktail infilerai il tuo cazzo rasato nella mia figa pelosa. Per cui me la tiro e non lo te lo lascio il numero.
Allora con un colpo di magia fai uscire da qualche tasca dei pantaloni un bigliettino da visita della tua agenzia di auto, dove da sfondo al tuo nome e al tuo telefono, compare la foto di una di quelle macchine di lusso.
Per un attimo mi immagino in cima ad una di quelle auto, dopo averti fatto un pompino, in cui con la palle di uno stantman spingo l'acceleratore al massimo con i tacchi da dodici, sfidando tornanti e automobilisti lenti.
Ma è solo un immagine di passaggio nella mia mente e lascio cadere il foglietto a terra invece che in borsa senza che tu te ne accorga.
Ti senti risollevato, credi di avere ancora qualche possibilità e che prima o poi, se non già il giorno seguente, io possa farti uno squillo per chiederti il costo di un auto o per avere un nuovo incontro con te.
Sfigato.
Dovresti saperlo che non siamo noi donne a chiamare per un appuntamento, almeno che il tipo non ci piaccia tantissimo. E così come il bigliettino, senza che tu te ne accorga mi hai persa.
Si, sono proprio una puttana, una bella puttana, perchè ogni volta che appoggio le mani sul tavolo, pensi che le stia allungando verso le tue e mi guardi a bocca aperta. E io godo nel farlo, godo nel tenerti per le palle, allungartele, darti qualche fasulla possibilità.
Ma quella sarà stata la prima e l'ultima volta che mi avrai vista, e te, per alcune settimane attenderai una chiamata che non arriverà mai su quel cazzuto cellulare.
E allora capirai e io inizierò a vivere solo nei tuoi sogni mentre tu per me non sarai mai esistito.
Il tempo è scaduto, il ghiaccio nel mio bicchiere si è sciolto. Immagino che per te sia tutto chiaro, non provare nemmeno a fare tutto ciò, io non ci penso nemmeno a una botta con te. Siete tutti uguali, volete solo quello, vi comportate tutti alla stessa maniera, vuoi uomini.
Se hai da dire una cosa breve, prima che me ne vada, dimmi.-
-Che io ti voglia scopare, o ti voglia sposare, o voglia un pompino, prima di tutto dovrei conoscerti, io sono Trumpet e comunque volevo solo andare al cesso.-
Simon Trumpet
So già quello che vuoi. Lo so che sei qui solo per cercare di scoparmi.
Mi dirai ciao, ti presenterai allungando la mano. Poi farai tutto il gentile, sorridendo e mostrando il tuo petto rigoroso. Inizierai con dei complimenti perchè sai che a noi donne piacciono.
Omaggerai i miei occhi azzurri, ma sono così a causa delle lenti, poi i miei bellissimi capelli biondi tinti, sono castana, e poi le mie labbra che sono rifatte. Dopo aver fatto i complimenti a qualcosa che non è mio, passerai a parlare di qualcosa di inutile e poco interesante, come del locale, della musica o su qualcuno che deve arrivare.
Ti aspetti, ora che hai sciolto un po' il ghiaccio con me, che io ti dica che puoi pure accomodarti sulla sedia libera del mio tavolino, posta al mio fianco. E allora tu dirai grazie e prenderai posto. Ordinerai da bere qualcosa con ghiaccio.
Poi muoverai le mani cercando di mostrarmi il Rolex che hai al polso, per farmi capire di quale categoria sei, cosa già abbastanza comprensibile guardando il tuo abbigliamento fatto di camicetta bianca con colletto alto, pantalone in lino nero stretto a mezza zampa e scarpa lucida Prada. Inizierai a parlare del tuo lavoro. Dirai che sei il boss di una concessionaria di auto.
Cercherai di farmi sentire il profumo che hai adosso, perchè un buon odore è sintomo di sicurezza per noi donne e tu sei un uomo che vuole andare fino in fondo. Io dimostrerò poco interesse, e allora tu cambierai argomento puntando sui tuoi hobby sperando che anchio abbia le tue stesse passioni.
Ma non è la tua giornata fortunata, o io non sono proprio la tua tipa o sono una fottuta stronza.
Non demordi, hai conquistato donne più difficili, pensi dentro te, motivandoti che niente è impossibile e tu puoi avere le chiavi per ogni buco. E poi hai altri mille assi nelle maniche da giocarti, ma sai pure che devi fare presto prima che tutto il ghiaccio del whisky si sciolga e io me ne vada.
Un dubbio ti appare : non sei ancora sicuro se quella sedia posta sul mio tavolino fosse libera o occupata da qualcuno che momentaneamente è assente.
Così punti sui sentimenti e mi racconti di come tu spesso organizzi aste di beneficenza per raccogliere offerte per la realizzazione di un ospedale in Congo, una scuola in Corea e un parco giochi in Cile.
Io rimango un po' stupita da questo, sono una donna, e ti dico vai avanti.
Mi fai sapere che ogni Natale mandi regali ai bambini dell'orfanotrofio di San Michele e nuove coperte ai vecchi dell'ospizio di San Rocco, stringendo le dita che mio nonno o mia nonna riposino in quell'ospizio.
Un occhio inizia allora a lacrimare ma non perchè sono commossa ma perchè ne ho le palle piene di guardarti, tu fraintendi e mi abbracci.
Credi di esserci quasi, e io aspetto solo che qualcuno mi chiami per andarmene fuori dal cazzo.
Allora insisterai perchè io ti racconti qualcosa di me.
Ne approfitto per prenderti per il culo fingendo di essere stata anchio uno dei trovatelli di San Michele, solo che quando io ero piccola, sottolineo,a Natale, l'unica cosa che ricevevo era il ghiaccio che si formava vicino ai termi perennemente spenti. Ora il gioco sta nelle mie mani e ti faccio capire pure, che mio nonno a morire in un ospizio dimenticato da tutti non lo mando.
Scopri di aver rovinato tutto, controlli l'ora dal Rolex, comprendi di aver perso dieci minuti abbondanti questa sera.
Ma non ti preoccupi, fai finta di niente e come se tutto quello che hai detto e fatto, con quei capelli ingellati da finocchietto, i denti bianchi perfettamente in linea, fossero serviti a farmi innamorare di te, e visto che stasera non te la darò, pretendi il mio numero perchè la prossima volta, portandomi a cena nel più lussuoso locale della città,riuscirai mentre mi riporti a casa col tuo bel macchinone argentato tedesco, con qualche scusa, a concludere la serata nella tua villa, dove finalmente dopo avermi drogato il coktail infilerai il tuo cazzo rasato nella mia figa pelosa. Per cui me la tiro e non lo te lo lascio il numero.
Allora con un colpo di magia fai uscire da qualche tasca dei pantaloni un bigliettino da visita della tua agenzia di auto, dove da sfondo al tuo nome e al tuo telefono, compare la foto di una di quelle macchine di lusso.
Per un attimo mi immagino in cima ad una di quelle auto, dopo averti fatto un pompino, in cui con la palle di uno stantman spingo l'acceleratore al massimo con i tacchi da dodici, sfidando tornanti e automobilisti lenti.
Ma è solo un immagine di passaggio nella mia mente e lascio cadere il foglietto a terra invece che in borsa senza che tu te ne accorga.
Ti senti risollevato, credi di avere ancora qualche possibilità e che prima o poi, se non già il giorno seguente, io possa farti uno squillo per chiederti il costo di un auto o per avere un nuovo incontro con te.
Sfigato.
Dovresti saperlo che non siamo noi donne a chiamare per un appuntamento, almeno che il tipo non ci piaccia tantissimo. E così come il bigliettino, senza che tu te ne accorga mi hai persa.
Si, sono proprio una puttana, una bella puttana, perchè ogni volta che appoggio le mani sul tavolo, pensi che le stia allungando verso le tue e mi guardi a bocca aperta. E io godo nel farlo, godo nel tenerti per le palle, allungartele, darti qualche fasulla possibilità.
Ma quella sarà stata la prima e l'ultima volta che mi avrai vista, e te, per alcune settimane attenderai una chiamata che non arriverà mai su quel cazzuto cellulare.
E allora capirai e io inizierò a vivere solo nei tuoi sogni mentre tu per me non sarai mai esistito.
Il tempo è scaduto, il ghiaccio nel mio bicchiere si è sciolto. Immagino che per te sia tutto chiaro, non provare nemmeno a fare tutto ciò, io non ci penso nemmeno a una botta con te. Siete tutti uguali, volete solo quello, vi comportate tutti alla stessa maniera, vuoi uomini.
Se hai da dire una cosa breve, prima che me ne vada, dimmi.-
-Che io ti voglia scopare, o ti voglia sposare, o voglia un pompino, prima di tutto dovrei conoscerti, io sono Trumpet e comunque volevo solo andare al cesso.-
Simon Trumpet
giovedì 8 ottobre 2009
GLI ALTRI MORTI
Nessuno dice che sia giusto.
Nessuno dice che sia sbagliato.
Le trasmissioni televisive furono subito interrotte.
Il primo giornalista trovato in redazione,dava la notizia così come era uscita dall'Ansa.
- Attentato ad un convoglio militare italiano a Kabul, 6 morti e 4 feriti fra i nostri soldati, mentre si riscontrano 10 morti tra i civili. Dalle prime informazione sembra che un'auto bomba sia esplosa durante il passaggio dei mezzi italiani, ma andiamo subito in collegamento con la nostra inviata Elsa Maggio. -
Le immagini erano quelle che oramai si vedono ogni giorno. In primo piano il mezzo blindato che trasportava i militari quasi completamente distrutto.
Poco lontano quello che riamaneva dell'auto kamikaze, ridotta a un cumulo di rottami. Lungo la strada detriti di ogni tipo, una grossa buca causata dall'espolosione, un casco dei soldati; l'asfalto non esisteva più, poi c'erano altre auto capovolte, una bici, una scarpa, una ruota, un brandello della bandiera italiana.
Tutt'attorno il set per un film di guerra, con autoambulanze che corrono all'impazzata, gente che urla, persone che si improvvisano pompieri per spegnere le fiamme, altri armati in difesa di qualcosa che non ha più bisogno di difese, una donna piange disperata sul ciglio della strada, bambini in silenzio che cercano qualcosa tra le macerie, curiosi, corpi coperti da lenzuoli azzurri, vecchi che pregano.
A volte la cosa giusta da fare per preservare una buona giornata è spegnere la tv.
Nessuno dice che sia giusto.
Nessuno dice che sia sbagliato.
Durante il giorno i servizi si susseguirono, segnalando inutili dettagli quali il tipo di vettura dell'attentatore, le minaccie dei politici italiani contro il nemico, i kili usati nello scoppio, tutto per la gioia di noi, teledipendenti in cerca dello show.
E allora lacrime, canzoni tristi, un po'di sangue, e interviste ai parenti della vittime, che come sempre scoprono che il figlio è esploso guardando Studio Aperto.
Tanto e tanto dolore, lutto nazionale, parlamentari in coro uniti per la patria regia causa onoris, minuto di silenzio allo stadio.
Tutto questo per noi, noi popolo italiano.
Tutto questo senza una considerazione.
Gli altri.
Gli altri morti.
Ci furono 10 vittime fra i civili.
Nessuno servizio parlò di loro, nessuno nominò i loro nomi.
Solo così si può capire perchè quella donna inquadrata piangeva disperata, di sicuro non per i militari, anche lei afghana provava dolore.
Nessuno dice che sia giusto, parlarne.
Nessuno dice che sia sbagliato, parlarne.
Aadel Wais,35 anni.
Passava di li come ogni mattina. Lascia una moglie, Laila e 3 figli, perchè il quarto è scoppiato in aria pure lui. La bici rivvenuta sul luogo pare fosse la sua, stava accompagnado il piccolo Saabir di 7 anni a scuola, come ogni giorno, su quel mezzo acquistato dopo anni di sacrifici a coltivare patate.
Omar Yasaman di anni 73.
Vedovo, lascia una numerosa famiglia. Stava semplicemente passeggiando, prima di recarsi a pregare come sempre. Definito come grande saggio e maestro nel suo villaggio, non si sarebbe mai aspettato una morte simile, visto che l'età media di vita in Afghanistan è di 44 anni.
Faiza Zalaikah di anni 17.
Lascia un fidanzato, Jabar di anni 20, col quale si sarebbe sposata a breve. Si stava recando al mercato, perchè le donne ancora non possono studiare, come spesso faceva in compagnia della madre.
Deeba Mahsooma di anni 40, aveva bisogno di un po' di riso e del cardamomo per preparare il Ferni, un piatto tipico del luogo.Macinata come la trovarono qualcuno pensò di usare lei al posto del riso, ma questo era solo un sarcastico pensiero.
Raamiz Yaaseen e Nabil Qudsia rispettivamente di anni 27 e 24.
Erano a bordo di una delle auto capovolte. Erano due meccanici, si stavano recando in paese a recuperare alcuni pezzi di ricambio e una marmitta. Da quello che si nota dalle immagini pare che Raamiz abbia cercato di sterzare per evitare l'esposione senza però riuscirci, venendo colpito con l'amico dalla onda d'urto che ha scaraventato il loro mezzo. La foto bruciata di una donna rivvenuta a terra apparteneva a Nabil.
Ibraheem Chaghcharan di anni 30 invece, si stava recando all'aeroporto, perchè quella era la strada per raggiungerlo. Lavora da diversi anni come adetto al trasporto dei bagagli dal check-in all'aereo. Era molto felice del suo lavoro e si riteneva molto fortunato perchè prendeva abbastanza soldi da poter mantenere senza problemi la sua famiglia, in un paese dove il reddito pro-capite ammonta a 650 euro annuali.
Vida Zam-Zama,di anni 20.
Si stava recando a prendere dell'acqua, visto che sono poche le fontane in cui è possibile prelevare acqua pulita. Parte della sua mano è stata trovata ancora attaccata al secchio che portava con sè. Era sposata e i due bambini che ha avuto sono entrambi morti piccolissimi per il colera e tifo dovuti all'acqua sporca. Ma questo è normale in una nazione dove la mortalità infantile sale a 153,47 morti su 1000 nascite. Per fare un esempio negli Stati Uniti si arriva a 6,37 morti su 1000 nati.
Certe notizie per un Tg sono inutili. Si fa una scaletta, si fanno le proporzioni sui tempi dei servizi, sul numero di parole che lo speaker deve dire, tutto per una mezzora di diretta, compresa la pubblicità. Meglio quindi evitare cose superflue o poco emozionanti per il telespettatore medio.
Infine Fairooz Haaroon e sua moglie Taj Nafeesa, anche loro si stavano recando al mercato. Fairooz era un'agricoltore, o meglio faceva il fioraio, coltivava papaveri da oppio. Qui l'oppio è la maggior fonte di reddito per molte famiglie come la sua, solo che a differenza dell'Europa, lui con la droga non ha mai guadagnato miliardi di euro, ma solo il stretto necessario per vivere.
L'ennesimo notiziario mostrava le nauseanti immagini del disastro mentre tutta una nazione mostrava il suo cordoglio e il suo lutto.
Inni di gioia e di vittoria, intonavano a destra e a sinistra i politici dalle loro poltrone.
E lei, quella donna afghana che ancora piangeva su quel cratere sulla strada, pensava a quando era bambina e camminava libera per la strada senza paura per una mina; di quando pur sempre con mille difficoltà si viveva in pace, senza militari; di quando nell'ignoranza più assoluta non conosceva gli Stati uniti, i carrarmati, gli A-129 "Mangusta", gli MG 42/59, i talebani stessi.
E pure lei tutto quello che era successo ancora non lo capiva; questi militari sono qui a portare la pace sottoforma di vittime innocenti, doveva essere proprio ignorante, pensava.
Ma questo non fa notizia, a noi la morte dei civili rende gioisa ogni immagine di guerra mostrata durante i nostri pranzi domenicali; sono persone che non conosciamo, come i nostri militari.
Fratelli d'Italia ora si inalzava da Roma a Kabul come sabbia sospinta dal vento e noi tutti a cantare in terra straniera dando molta più importanza del dovuto ai nostri morti perchè i cadaveri afghani non creano lacrime e dolore, a noi, vittime innocenti fissate sullo schermo.
Servizi spacca lacrime, hobby e desideri dei soldati vengono narrati come una grande fiaba; anche Aadel, Omar, Vida, avevano sogni e speranze di vita, ma che importa ora.
Alza bandiera e morti in bara, funerali di Stato e targhe commorative ora dovevano filmare i Tg, inquadrando per bene le lacrime sui volti della gente mentre a quei 10 civili una pietra con un nome era riservato come ricordo e come lacrime sabbia.
Ma nessuno dice che sia giusto e nessuno dice che sia sbagliato, tutto questo.
Simon Trumpet
Nessuno dice che sia sbagliato.
Le trasmissioni televisive furono subito interrotte.
Il primo giornalista trovato in redazione,dava la notizia così come era uscita dall'Ansa.
- Attentato ad un convoglio militare italiano a Kabul, 6 morti e 4 feriti fra i nostri soldati, mentre si riscontrano 10 morti tra i civili. Dalle prime informazione sembra che un'auto bomba sia esplosa durante il passaggio dei mezzi italiani, ma andiamo subito in collegamento con la nostra inviata Elsa Maggio. -
Le immagini erano quelle che oramai si vedono ogni giorno. In primo piano il mezzo blindato che trasportava i militari quasi completamente distrutto.
Poco lontano quello che riamaneva dell'auto kamikaze, ridotta a un cumulo di rottami. Lungo la strada detriti di ogni tipo, una grossa buca causata dall'espolosione, un casco dei soldati; l'asfalto non esisteva più, poi c'erano altre auto capovolte, una bici, una scarpa, una ruota, un brandello della bandiera italiana.
Tutt'attorno il set per un film di guerra, con autoambulanze che corrono all'impazzata, gente che urla, persone che si improvvisano pompieri per spegnere le fiamme, altri armati in difesa di qualcosa che non ha più bisogno di difese, una donna piange disperata sul ciglio della strada, bambini in silenzio che cercano qualcosa tra le macerie, curiosi, corpi coperti da lenzuoli azzurri, vecchi che pregano.
A volte la cosa giusta da fare per preservare una buona giornata è spegnere la tv.
Nessuno dice che sia giusto.
Nessuno dice che sia sbagliato.
Durante il giorno i servizi si susseguirono, segnalando inutili dettagli quali il tipo di vettura dell'attentatore, le minaccie dei politici italiani contro il nemico, i kili usati nello scoppio, tutto per la gioia di noi, teledipendenti in cerca dello show.
E allora lacrime, canzoni tristi, un po'di sangue, e interviste ai parenti della vittime, che come sempre scoprono che il figlio è esploso guardando Studio Aperto.
Tanto e tanto dolore, lutto nazionale, parlamentari in coro uniti per la patria regia causa onoris, minuto di silenzio allo stadio.
Tutto questo per noi, noi popolo italiano.
Tutto questo senza una considerazione.
Gli altri.
Gli altri morti.
Ci furono 10 vittime fra i civili.
Nessuno servizio parlò di loro, nessuno nominò i loro nomi.
Solo così si può capire perchè quella donna inquadrata piangeva disperata, di sicuro non per i militari, anche lei afghana provava dolore.
Nessuno dice che sia giusto, parlarne.
Nessuno dice che sia sbagliato, parlarne.
Aadel Wais,35 anni.
Passava di li come ogni mattina. Lascia una moglie, Laila e 3 figli, perchè il quarto è scoppiato in aria pure lui. La bici rivvenuta sul luogo pare fosse la sua, stava accompagnado il piccolo Saabir di 7 anni a scuola, come ogni giorno, su quel mezzo acquistato dopo anni di sacrifici a coltivare patate.
Omar Yasaman di anni 73.
Vedovo, lascia una numerosa famiglia. Stava semplicemente passeggiando, prima di recarsi a pregare come sempre. Definito come grande saggio e maestro nel suo villaggio, non si sarebbe mai aspettato una morte simile, visto che l'età media di vita in Afghanistan è di 44 anni.
Faiza Zalaikah di anni 17.
Lascia un fidanzato, Jabar di anni 20, col quale si sarebbe sposata a breve. Si stava recando al mercato, perchè le donne ancora non possono studiare, come spesso faceva in compagnia della madre.
Deeba Mahsooma di anni 40, aveva bisogno di un po' di riso e del cardamomo per preparare il Ferni, un piatto tipico del luogo.Macinata come la trovarono qualcuno pensò di usare lei al posto del riso, ma questo era solo un sarcastico pensiero.
Raamiz Yaaseen e Nabil Qudsia rispettivamente di anni 27 e 24.
Erano a bordo di una delle auto capovolte. Erano due meccanici, si stavano recando in paese a recuperare alcuni pezzi di ricambio e una marmitta. Da quello che si nota dalle immagini pare che Raamiz abbia cercato di sterzare per evitare l'esposione senza però riuscirci, venendo colpito con l'amico dalla onda d'urto che ha scaraventato il loro mezzo. La foto bruciata di una donna rivvenuta a terra apparteneva a Nabil.
Ibraheem Chaghcharan di anni 30 invece, si stava recando all'aeroporto, perchè quella era la strada per raggiungerlo. Lavora da diversi anni come adetto al trasporto dei bagagli dal check-in all'aereo. Era molto felice del suo lavoro e si riteneva molto fortunato perchè prendeva abbastanza soldi da poter mantenere senza problemi la sua famiglia, in un paese dove il reddito pro-capite ammonta a 650 euro annuali.
Vida Zam-Zama,di anni 20.
Si stava recando a prendere dell'acqua, visto che sono poche le fontane in cui è possibile prelevare acqua pulita. Parte della sua mano è stata trovata ancora attaccata al secchio che portava con sè. Era sposata e i due bambini che ha avuto sono entrambi morti piccolissimi per il colera e tifo dovuti all'acqua sporca. Ma questo è normale in una nazione dove la mortalità infantile sale a 153,47 morti su 1000 nascite. Per fare un esempio negli Stati Uniti si arriva a 6,37 morti su 1000 nati.
Certe notizie per un Tg sono inutili. Si fa una scaletta, si fanno le proporzioni sui tempi dei servizi, sul numero di parole che lo speaker deve dire, tutto per una mezzora di diretta, compresa la pubblicità. Meglio quindi evitare cose superflue o poco emozionanti per il telespettatore medio.
Infine Fairooz Haaroon e sua moglie Taj Nafeesa, anche loro si stavano recando al mercato. Fairooz era un'agricoltore, o meglio faceva il fioraio, coltivava papaveri da oppio. Qui l'oppio è la maggior fonte di reddito per molte famiglie come la sua, solo che a differenza dell'Europa, lui con la droga non ha mai guadagnato miliardi di euro, ma solo il stretto necessario per vivere.
L'ennesimo notiziario mostrava le nauseanti immagini del disastro mentre tutta una nazione mostrava il suo cordoglio e il suo lutto.
Inni di gioia e di vittoria, intonavano a destra e a sinistra i politici dalle loro poltrone.
E lei, quella donna afghana che ancora piangeva su quel cratere sulla strada, pensava a quando era bambina e camminava libera per la strada senza paura per una mina; di quando pur sempre con mille difficoltà si viveva in pace, senza militari; di quando nell'ignoranza più assoluta non conosceva gli Stati uniti, i carrarmati, gli A-129 "Mangusta", gli MG 42/59, i talebani stessi.
E pure lei tutto quello che era successo ancora non lo capiva; questi militari sono qui a portare la pace sottoforma di vittime innocenti, doveva essere proprio ignorante, pensava.
Ma questo non fa notizia, a noi la morte dei civili rende gioisa ogni immagine di guerra mostrata durante i nostri pranzi domenicali; sono persone che non conosciamo, come i nostri militari.
Fratelli d'Italia ora si inalzava da Roma a Kabul come sabbia sospinta dal vento e noi tutti a cantare in terra straniera dando molta più importanza del dovuto ai nostri morti perchè i cadaveri afghani non creano lacrime e dolore, a noi, vittime innocenti fissate sullo schermo.
Servizi spacca lacrime, hobby e desideri dei soldati vengono narrati come una grande fiaba; anche Aadel, Omar, Vida, avevano sogni e speranze di vita, ma che importa ora.
Alza bandiera e morti in bara, funerali di Stato e targhe commorative ora dovevano filmare i Tg, inquadrando per bene le lacrime sui volti della gente mentre a quei 10 civili una pietra con un nome era riservato come ricordo e come lacrime sabbia.
Ma nessuno dice che sia giusto e nessuno dice che sia sbagliato, tutto questo.
Simon Trumpet
mercoledì 7 ottobre 2009
LA FARSA
Tutti sono in silenzio in attesa del terzo e ultimo atto, decisivo per comprendere se Dorothy e Cliff ritorneranno alla loro normale vita d'innamorati.
Tu sei li, chiuso nel tuo stretto spazio, accostato a persone che non conosci e di cui non vuoi sapere nulla. Per te la storia si è conclusa da un pezzo. Non ci sono stati rinvii, ripensamenti.
La scena cresce di tensione.
Tu inizi a tremare e a sudare.
La suspanse è surreale, qualcuno si aggrappa ai braccioli delle sedie. Qualche goccia scende dal tuo viso. Una fioca luce illumina le labbra dei due attori.
Quel giorno invece c'era un bel sole splendente, ma era come se fosse nebbia.
Sai già il finale; è la terza volta che vedi questa commedia, questa farsa.
No, quella volta invece era tutto vero, lei non recitava, parlava piano, con tristezza, forse era felice dentro sè, ma non avevi avuto il coraggio o le forze per tirare il pugno che ora Cliff dava a Dorothy.
Il pubblico rimase sorpreso, la stessa Dorothy cadde non capendo, e a te non uscivano le parole per giustificare quello che lei stava facendo.
Il tuo vestito elegante si fa pesante. E' l'abito più costoso che hai, per occasioni simili, per coprire in parte quello che hai dentro e che vuoi nascondere per non mostrare segni di debolezza nella bolgia di coloro attorno al tuo sedile.
Sembra non risplendere alcun alone di positività nella sala, ma è così che vanno le cose, siamo qui per illuderci anche se le cose vanno peggio,eppure Dorothy si alza.
A te ci vollero sei mesi per compiere il primo passo, per ricominciare, mentre loro riprendono il dialogo.
Per lei le tue parole erano superflue come un brufolo fra i capelli, nemmeno una recita in una sala vuota esprimeva così tanta solitudine.
Si sentono dei rumori, Dorothy sembra voler scappare dalla stanza.
Lei sbattè la portiera dell'auto semplicemente.
Cliff si siede. Si calma, la rabbia scompare lentamente mentre la luce si fa più intensa. Cercano di capirsi, si scusano, lei non voleva sentire ragioni; il suo cuore non provava più niente, diceva.
Hai un bruciore di stomaco che si fa largo tra l'insalata di riso insipida, le palpitazioni aumentano, mentre tutti immobili seguono il palcoscenico.
L'emozione è tale che Cliff piange, ma non sa ancora che lei lo ha tradito nell'atto secondo.
La fiducia in ogni cosa che amavi, lei ti ha fatto perdere, questi danni lei non può riparargli, ti chiede scusa, non avresti mai voluto abbandonare il suo letto, ora chissà quanti altri l'avranno avuta.
Dorothy tace per il bene di tutti, perchè sa cosa significa l'amore di qualcuno.
Sbottoni il bottone della camicia sotto il collo, l'aria diventa irrespirabile, qualche singulto emerge dalla platea, Cliff a lei si avvicina.
Quando la richiamavi dicendogli che le mancavi, mostrava indifferenza, come la donna al tuo fianco che ti vede sofferente e bagnato.
Dorothy prende coraggio, chiude gli occhi umidi,arroscisce le guance come la prima volta, e bacia il suo uomo.
Lei la prima volta non la vuole ricordare, passato,dice ogni anno.
Scoppia l'applauso del pubblico, qualcuno si alza in piedi, tu stai immobile, il dolore è allucinante, piangi ancora, non per il ricordo. Ti amo concludono insieme, addio ripeteva lei. I due escono di scena.
La luce rimane sul palco, la tua si è spenta da un pezzo.
Poi Dorothy rientra.
Il pubblico si guarda attorno ammutolito.
Ti prego non andare ripetevi.
La donna prende le sedie sul palco ed esce dietro le quinte.
Ora tutto è finito. Cala il sipario.
Ti alzi stremato, tutti ti osservano, scorreggi,qualcuno sorride, è tutta una farsa urli alla platea, è tutta una farsa.
Simon Trumpet
Tu sei li, chiuso nel tuo stretto spazio, accostato a persone che non conosci e di cui non vuoi sapere nulla. Per te la storia si è conclusa da un pezzo. Non ci sono stati rinvii, ripensamenti.
La scena cresce di tensione.
Tu inizi a tremare e a sudare.
La suspanse è surreale, qualcuno si aggrappa ai braccioli delle sedie. Qualche goccia scende dal tuo viso. Una fioca luce illumina le labbra dei due attori.
Quel giorno invece c'era un bel sole splendente, ma era come se fosse nebbia.
Sai già il finale; è la terza volta che vedi questa commedia, questa farsa.
No, quella volta invece era tutto vero, lei non recitava, parlava piano, con tristezza, forse era felice dentro sè, ma non avevi avuto il coraggio o le forze per tirare il pugno che ora Cliff dava a Dorothy.
Il pubblico rimase sorpreso, la stessa Dorothy cadde non capendo, e a te non uscivano le parole per giustificare quello che lei stava facendo.
Il tuo vestito elegante si fa pesante. E' l'abito più costoso che hai, per occasioni simili, per coprire in parte quello che hai dentro e che vuoi nascondere per non mostrare segni di debolezza nella bolgia di coloro attorno al tuo sedile.
Sembra non risplendere alcun alone di positività nella sala, ma è così che vanno le cose, siamo qui per illuderci anche se le cose vanno peggio,eppure Dorothy si alza.
A te ci vollero sei mesi per compiere il primo passo, per ricominciare, mentre loro riprendono il dialogo.
Per lei le tue parole erano superflue come un brufolo fra i capelli, nemmeno una recita in una sala vuota esprimeva così tanta solitudine.
Si sentono dei rumori, Dorothy sembra voler scappare dalla stanza.
Lei sbattè la portiera dell'auto semplicemente.
Cliff si siede. Si calma, la rabbia scompare lentamente mentre la luce si fa più intensa. Cercano di capirsi, si scusano, lei non voleva sentire ragioni; il suo cuore non provava più niente, diceva.
Hai un bruciore di stomaco che si fa largo tra l'insalata di riso insipida, le palpitazioni aumentano, mentre tutti immobili seguono il palcoscenico.
L'emozione è tale che Cliff piange, ma non sa ancora che lei lo ha tradito nell'atto secondo.
La fiducia in ogni cosa che amavi, lei ti ha fatto perdere, questi danni lei non può riparargli, ti chiede scusa, non avresti mai voluto abbandonare il suo letto, ora chissà quanti altri l'avranno avuta.
Dorothy tace per il bene di tutti, perchè sa cosa significa l'amore di qualcuno.
Sbottoni il bottone della camicia sotto il collo, l'aria diventa irrespirabile, qualche singulto emerge dalla platea, Cliff a lei si avvicina.
Quando la richiamavi dicendogli che le mancavi, mostrava indifferenza, come la donna al tuo fianco che ti vede sofferente e bagnato.
Dorothy prende coraggio, chiude gli occhi umidi,arroscisce le guance come la prima volta, e bacia il suo uomo.
Lei la prima volta non la vuole ricordare, passato,dice ogni anno.
Scoppia l'applauso del pubblico, qualcuno si alza in piedi, tu stai immobile, il dolore è allucinante, piangi ancora, non per il ricordo. Ti amo concludono insieme, addio ripeteva lei. I due escono di scena.
La luce rimane sul palco, la tua si è spenta da un pezzo.
Poi Dorothy rientra.
Il pubblico si guarda attorno ammutolito.
Ti prego non andare ripetevi.
La donna prende le sedie sul palco ed esce dietro le quinte.
Ora tutto è finito. Cala il sipario.
Ti alzi stremato, tutti ti osservano, scorreggi,qualcuno sorride, è tutta una farsa urli alla platea, è tutta una farsa.
Simon Trumpet
martedì 6 ottobre 2009
SI FA PER VIVERE
Alla fine tutti noi dobbiamo in qualche modo sopravvivere.
C'è chi eredita un sacco si soldi, chi si accontenta di fare lavori squallidi, chi fa quello che ha sempre voluto fare e chi come me si fa pagare un bocchino. Tanto comunque noi donne di bocchini ne facciamo sempre, che male ce a farsi pagare per farlo? Se lo fai al tuo ragazzo che hai in cambio? Amore? Rispetto? Se mi dà un bigliettone da dieci sono più che felice, almeno posso mangiare con quei soldi.
Ti metti li, lungo la stada, conosci tanta gente, poi io senza goldone non lo faccio. Per cui rischio di malattie poche, faccio le mie analisi abbastanza spesso e se poi mi ammalo amen, tanto comunque esiste il rischio di prendere qualcosa anche con tuo marito, che cambia? Che se è tuo marito puoi scaricare le colpe su qualcuno? No, a me piace prendermi le mie responsabilità, è la mia vita, sono io cazzo.
Stai li, fumi le tue sigarette, poi mica tutti vogliono scopare.
Alcuni vogliono palpalti un po', altri solo vederti nuda per una sega, altri anche solo per parlare perchè non sanno con chi sfogarsi del fatto che hanno un matrimonio che sta andando proprio a puttane, che non riescono a pagare l'affito, la rata dell'auto, l'abbonamento a Men's self, e allora vendi il culo, è reditizzio!
Un cazzo è uguale ad altri mille e poi non godi neanche, nemmeno ti bagni e reciti solo una parte, di quella che gode; così se un giorno ti dovesse capitare di dover fare un provino per qualche film sei già allenata sull'espressione, sui movimenti, sui primi piani, facile no? Si guadagna, fidati; si ferie poche, perchè quando nessuno lavora te fai un sacco di soldi, però insomma anchio le mie gite a Ibiza o Santo Domingo me le faccio e devo dire che riesco anche a raccimulare qualche cosa fra un ombrellone e l'altro.
Certo devo dirti che in pieno inverno è dura restare all'aperto con una minigonna però quando vado a sciare non uso mai la tuta perchè sono già abituata al clima.
E poi mamma, tutte le cose che ci raccontiamo fra colleghe, anzi fra amiche, perchè ormai li in via Damato siamo una piccola famiglia di sole donne.
Una volta Noemi mi ha narrato di come un suo cliente mentre la scopava ripeteva il rosario e lo finiva tutto prima di venire. Oppure di quello che la voleva scopare con una maschera di allerchino perchè era carnevale, oh Dio che risate. Ogniuna ha mille esperienze da raccontare.
Io? No,a me non è mai capitato niente di particolare, o forse, no,ok, bè si una volta mentre uno mi trombava mi disse che mi amava, era il mio ragazzo. Che risate.
Eppoi ci sono quegli che veramente si innamoravo e passavo a trovarti almeno un paio di volte a settimana, e devo dire che è un po' stressante, perchè questi ti portano regalini, pretendo di portarti a cena, oppure lo sconto del 10% dopo dieci scopate. Ma che sono una raccolta punti? Ho il cartello con scritto : ogni cinque pompe una in omaggio? Mica lavoro alla Esso, anche se li mi apposto di solito, ce anche la macchinetta degli snack!
No ragazzi, qua pochi scherzi, alla fine comunque ho i miei orari da rispettare. Devo essere li per le nove e se arrivi tardi un'altra ti ruba il posto e sono cazzi tuoi; ti puoi ritrovare a non fare un soldo quella sera e poi come arrivo a comprarmi la Playstation 3?
Va bene che non ci sono regole, non hai un datore, ma comunque la professionalità ci deve essere altrimenti col cazzo che questi si fermano, passano a quella dopo.
Non è che ci sia odio fra di noi, però sai un ventello in più a sera fa comodo e poi se proprio una non piglia un cazzo noi altre ci togliamo dalle palle così questa ha più lavoro. Ci si aiuta, poi la domenica pomeriggio si va tutte a fare il pic-nic e se poi arriva la forestale a rompere le scatole noi chiamiamo i caramba, tanto sono tutti nostri amici!
Va bene si è fatto tardi, di che stavamo parlando? Che hai trovato tua moglie con un altro? E va beh, su dai non farci caso, come ti ho detto, si fa per vivere.
Simon Trumpet
C'è chi eredita un sacco si soldi, chi si accontenta di fare lavori squallidi, chi fa quello che ha sempre voluto fare e chi come me si fa pagare un bocchino. Tanto comunque noi donne di bocchini ne facciamo sempre, che male ce a farsi pagare per farlo? Se lo fai al tuo ragazzo che hai in cambio? Amore? Rispetto? Se mi dà un bigliettone da dieci sono più che felice, almeno posso mangiare con quei soldi.
Ti metti li, lungo la stada, conosci tanta gente, poi io senza goldone non lo faccio. Per cui rischio di malattie poche, faccio le mie analisi abbastanza spesso e se poi mi ammalo amen, tanto comunque esiste il rischio di prendere qualcosa anche con tuo marito, che cambia? Che se è tuo marito puoi scaricare le colpe su qualcuno? No, a me piace prendermi le mie responsabilità, è la mia vita, sono io cazzo.
Stai li, fumi le tue sigarette, poi mica tutti vogliono scopare.
Alcuni vogliono palpalti un po', altri solo vederti nuda per una sega, altri anche solo per parlare perchè non sanno con chi sfogarsi del fatto che hanno un matrimonio che sta andando proprio a puttane, che non riescono a pagare l'affito, la rata dell'auto, l'abbonamento a Men's self, e allora vendi il culo, è reditizzio!
Un cazzo è uguale ad altri mille e poi non godi neanche, nemmeno ti bagni e reciti solo una parte, di quella che gode; così se un giorno ti dovesse capitare di dover fare un provino per qualche film sei già allenata sull'espressione, sui movimenti, sui primi piani, facile no? Si guadagna, fidati; si ferie poche, perchè quando nessuno lavora te fai un sacco di soldi, però insomma anchio le mie gite a Ibiza o Santo Domingo me le faccio e devo dire che riesco anche a raccimulare qualche cosa fra un ombrellone e l'altro.
Certo devo dirti che in pieno inverno è dura restare all'aperto con una minigonna però quando vado a sciare non uso mai la tuta perchè sono già abituata al clima.
E poi mamma, tutte le cose che ci raccontiamo fra colleghe, anzi fra amiche, perchè ormai li in via Damato siamo una piccola famiglia di sole donne.
Una volta Noemi mi ha narrato di come un suo cliente mentre la scopava ripeteva il rosario e lo finiva tutto prima di venire. Oppure di quello che la voleva scopare con una maschera di allerchino perchè era carnevale, oh Dio che risate. Ogniuna ha mille esperienze da raccontare.
Io? No,a me non è mai capitato niente di particolare, o forse, no,ok, bè si una volta mentre uno mi trombava mi disse che mi amava, era il mio ragazzo. Che risate.
Eppoi ci sono quegli che veramente si innamoravo e passavo a trovarti almeno un paio di volte a settimana, e devo dire che è un po' stressante, perchè questi ti portano regalini, pretendo di portarti a cena, oppure lo sconto del 10% dopo dieci scopate. Ma che sono una raccolta punti? Ho il cartello con scritto : ogni cinque pompe una in omaggio? Mica lavoro alla Esso, anche se li mi apposto di solito, ce anche la macchinetta degli snack!
No ragazzi, qua pochi scherzi, alla fine comunque ho i miei orari da rispettare. Devo essere li per le nove e se arrivi tardi un'altra ti ruba il posto e sono cazzi tuoi; ti puoi ritrovare a non fare un soldo quella sera e poi come arrivo a comprarmi la Playstation 3?
Va bene che non ci sono regole, non hai un datore, ma comunque la professionalità ci deve essere altrimenti col cazzo che questi si fermano, passano a quella dopo.
Non è che ci sia odio fra di noi, però sai un ventello in più a sera fa comodo e poi se proprio una non piglia un cazzo noi altre ci togliamo dalle palle così questa ha più lavoro. Ci si aiuta, poi la domenica pomeriggio si va tutte a fare il pic-nic e se poi arriva la forestale a rompere le scatole noi chiamiamo i caramba, tanto sono tutti nostri amici!
Va bene si è fatto tardi, di che stavamo parlando? Che hai trovato tua moglie con un altro? E va beh, su dai non farci caso, come ti ho detto, si fa per vivere.
Simon Trumpet
lunedì 5 ottobre 2009
UNA SERA COME LE ALTRE
Doveva essere una sera come le altre.
Ero andato al bar con gli amici, avremmo bevuto qualcosa,parlato del più e del meno e poi assonati e ubriachi saremmo ritornati a casa.
Entrammo nel locale. Quattro vecchi giocavano a carte su un tavolino pieno di bicchierini, mentre altre persone bazzicavano per la sala e una zoccola era ferma davanti la porta del cesso.
-Cosa posso portarvi signori?-
Chiese il barista.
-Per me e John un Jack doppio e per il buon Mich uno Scotch con ghiaccio sempre doppio.-
Risposi.
La serata era tranquilla. Sul televisore posto sopra il banco, fra le bottiglie di whisky e soda, mostravano un programma di seconda fascia, che nessuno seguiva ma che attirò momentaneamente la mia attenzione.
Si trattava di uno strano gioco,forse poker, o qualcosa di simile, in cui di volta in volta qualcuno dei partecipanti doveva spogliarsi di un indumento, forse colui che vinceva la mano ma non capivo niente di quello che veniva detto a causa del volume troppo basso.
Il presentatore era un signore di mezza età, biondino con dei baffetti curati a perfezione, ricordo che anni fa conduceva vari talk-show sulle reti nazionali, ora si faceva grasse e brutte risate ogni qual volta qualcuno si calava i pantaloni.
Durante la trasmissione era circondato da delle conigliette con le tette al vento e una misera gonnellina nera che copriva ben poco di quelle tozze gambe che avevano.
Il baffo non le staccava mai lo sguardo quando queste si esibivano in una balletto tra un stacco pubblicitario e l'altro.
Già me lo immaginavo finito il programma in compagnia di queste befane nel camerino a farsi spompinare a suon di risate e schiaffi su quelle mollicce chiappe.
Prendemmo l'alcol e ci sedemmo in mezzo alla sala.
I miei compagni iniziarono a parlare, mentre io ero assolto in altri pensieri.
Mi misi ad osservare il locale.
I quattro vecchi iniziavano a scaldarsi. Ad ogni mano di carte le bestemmie aumentavano come i bicchierini di Red Label rovesciati sul tavolo e sul mazzo.
Uno di loro sembrava particolarmente nervoso e si stava mangiando il sigaro che aveva in bocca invece di fumarselo.
-Ehi Mary,vieni qua a pulire!-
Urlò sputando, dopo che si inzuppò le maniche della camicia nella pozzaghera formatasi sul tavolo.
Mary doveva essere la moglie del barista; un uomo mite, che evitava rogne con i clienti e permetteva pure che qualcuno toccasse il culone della sua compagna.
La donna era alta dagli occhi azzuri, indossava un jeans e un maglione bianco con una traversa gialla sopra. L'espressione che aveva era quella di una signora frustata da anni e anni di pulizie in quel locale sgrondante di fumo e birra.
Alla mia sinistra su un altro tavolo, c'erano due uomini sulla quarantina, probabilmente operai mettallurgici di qualche fabbrica dell'est. Parlavano di football come se fossero stati eletti i migliori coach dell'anno,anche se dai fisici che avevano di palle in vita loro ne dovevano aver viste poche.
Ma che cazzo ne sapete voi, pensavo, se Cole deve giocare più largo o più centrale, idioti. E poi la vostra opinione conta qualcosa? Comunque lo faranno giocare più indietro e la vostra squadra di merda continuerà a perdere nonostante le vostre lamentele.
Non avevo ancora assaggiato il mio Jack, quando vidi la puttana entrare in bagno con un uomo.
Il locale assomigliava a quei vecchi saloon western, con tavolini e sedie seccati e usurati dall'alcol e dalle sbornie. Le luci erano soffuse e rendevano i muri sporchi di un colore verde acido; non era di certo il miglior luogo per portare la moglie a bere. Sulle pareti comparivano delle stampe in bianco e nero sparse in modo casuale. Una recava la foto di un bambino in carrozzina con la scritta "Il futuro siamo noi".
Mi accesi una Pall Mall e feci un paio di tiri. Nel frattempo entrarono due donne, a cui non diedi importanza.
Poi sentì il vecchio col sigaro parlare ad alta voce.
-Non ci vedi? Qui devi pulire, puttana da quattro soldi.-
Vidi Mary strofinare il panno sulla tavola e poi finito, scoppiò a piangere.
Fermai la donna con le guancie ancora bagnate di lacrime.
-Tutto bene?-
Le chiesi.
-Si non ti proccupare, ci sono abituata.-
-Non dovresti lasciarti trattare in quel modo. Ascolta porta un Jack a quello col sigaro e digli che le signore non si trattano in quel modo.-
Mary obbedì, portò il bicchiere al vecchio e riferì il messaggio.
L'uomo si girò, mi fissò e alzò il bicchiere.
Alzai anchio il mio whisky verso l'uomo e bevvi.
-Uomini così non se ne trovano.-
La voce proveniva dalle mie spalle.
-Possiamo sederci con voi, signori?-
-Certo-
Risposi.
Erano le due donne che erano appena entrate nel bar.
John e Mich ignari di quanto era accaduto sorpresi si allargarono per fare spazio.
Con un sorriso richiamai l'attenzione della cameriera. La donna accorse.
-6 Jack Mary,perfavore.-
-Allora buon uomo posso sapere il tuo nome,disse una di loro.-
-Trumpet signorine, e questi sono i miei amici John e Mich.-
-Io sono Pamela e lei è Cristal.-
Rispose colei che finora aveva sempre parlato.
Pamela era decisamente incantevole, capelli lunghi e castani, labbra carnose coperte da un leggero rossetto rosso. Vestiva con tacchi alti e un vestitino nero con pallini bianchi distesi su tutto l'abito che le lasciava scoperte le spalle; decisamente di classe e inisuale per un posto del genere.
L'amica invece era bionda, capelli ricci, vestiva più casual, con dei pantaloni viola stretti e una magliettina bianca. Sembrava più giovane di Pamela, la pelle del suo viso era ancora bella liscia.
Lasciai Cristal agli altri, a me interessava solo lei.
-Cosa ci fa un'affascinante donna come lei in un luogo del genere.-
Chiesi a Pamela.
-Cercavamo un posto con dei veri uomini e a quanto pare uno l'abbiamo trovato.-
-Ci sono circostanze e momenti in cui le donne vanno toccate, poi per il resto bisogna solo guardarle e desiderarle.-
-E quali sarebbero le circostanze e i momenti in cui una donna dovrebbe essere toccata?-
-Quando la si ama e quando lei vuole essere felice.-
-Devi essere un rubacuore tu, Trumpet.-
-Anche le parole hanno un loro peso e di certo non potrei mai dare della puttana ad una donna.-
-Sei molto interessante.-
-E tu incantevole.-
-Mi piacerebbe saperne di più su di te.-
-Tutto ciò che desideri,madame.-
Pagai il conto e salutai i miei amici.
Sai, mi disse, forse la bellezza estriore non conta nelle persone, mentre ci dirigevamo verso il suo appartamento a piedi.
-Le persone sono come un frutto, possono avere l'aspetto e la forma migliore, ma finchè non le assaggi non puoi sapere se sono buone dentro.-
-Sei anche saggio, Trumpet, mi sorprendi.-
-Sto solo cercando di farmi mordere da te.-
-Prima dovrò sbucciarti col coltello.-
-Dimentichi anche che mi devi risciacquare.-
-Tanto continuerai a rimanere sporco comunque.-
Giungemmo a casa sua.
Non abitava lontano dal locale. Si sfilò le scarpe e io gliele presi, prima di salire le scale che portavano al suo appartamento.
Si trattava di un monolocale con un grande soggiorno. Al centro della stanza c'era un materasso steso a terra. Di fronte ad esso la tv era rimasta accesa, era sintonizzata su un programma musicale e a rotazione mostrava videoclip di nuove band emergenti.
Mi fece sedere sul materasso. Da li potei osservare il resto della sala che alle pareti aveva dei quadri molto strani, astratti, con linee che si intrecciavano formando strane figure.
-Sei tu che hai dipinto quei quadri?.-
-Si, una vecchia passione.-
Rispose passandomi un bicchiere di Anima nera.
-Io mi diverto a scrivere.-
Dissi.
-E scriverai anche di questa sera?.-
-Dipende da come si conclude.-
Sorrisi.
Si poggiò sopra la mie gambe.Il profumo di liquirizia dell'alcol inebriava la sua pelle più di qualsiasi stupido Chanel. Mi scrutava con i suoi grandi occhi scuri e i suoi respiri sfioravano le mie labbra.
-Rendimi felice.-
Disse.
Posi una mano sul suo collo, era freddo. Con l'altra mano le strinsi il ventre chiudendo gli occhi e semplicemente toccai quel leggero rossetto che mi colorò le labbra mentre l'Anima nera si spargeva nelle nostre bocche, sulle nostre guancie, sulle nostre orecchie.
Anche fra le sue gambe sentivo il gusto di liquore e io bevevo meglio di qualsiasi alcolizzato, bevevo il miglior wihsky della mia vita e lei pareva dirmi quanto questo lecare le piacesse sputando goccioline di saliva che scendevano sopra la mia testa.
Le tolsi quel vestistino a pallini bianchi e lo sostituii col mio corpo caldo.
Come una coperta l'avvolgevo e la coprivo cercando di non lasciarla scoperta un istante.
E la sua pelle trasudava e parlava, urlava, schiacciava i mie sensi in quel buco a volte così profondo e distante, invece ora così morbido, amico, sensibile.
E come le linee dei suoi quadri disegnavamo figure, movimenti, incroci di gambe, braccia, seni, con i nostri corpi che si coloravano, con il mio pene che si arrossava, la sua vagina che si faceva rosa, con le labbra sempre più rosse e i suoi seni sempre più violacei.
Stavo diventando un perfetto pittore e usavo il mio pennello con maestria tingendo morbido e pesante in base alle sue sensazioni. Un dipinto perfetto andavo riproducendo e poi quando diedi l'ultimo tocco di bianco, lei commossa, esclamò entusiasta per la riuscita dell'opera immergendosi con tutta se stessa in quella spruzzata di colore.
Riposi il pennello.
Lei si staccò dalle pose assunte e si appoggiò comoda sul materasso.
Ansimava senza darsi pace.
Il colore si stava seccando attorno alla sua bocca e sulla sua pancia, ma non volevo toccare il mio capolavoro.
Così la lascia li : sospirante, sudata, bagnata, dipinta, sbavata, bella, bellissima.
Finii di bere la mia Anima nera che avevo lasciato accanto al letto, mentre la sua anima era finita su un bigliettino con il suo numero di telefono.
-Devo andare.-
Le dissi accarezzandoli i seni.
-Chiamami, uomo.-
Rispose con un filo di voce.
Uscii dall'appartamento. Puzzavo ancora di sesso e liquore. Presi la strada che conduceva al bar in cui l'avevo conosciuta.
Sorridevo camminando, e fischiettavo qualche stupida canzone.
Giunto in prossimità del bar, sotto l'insegna luminosa azzurra, intravidi una figura.
Avvicinandomi sempre di più capii che era una donna, anche per la minigonna che ora vedevo chiaramente.
A pochi passi mi fu chiaro chi fosse : si trattava della puttana che era parcheggiata nel cesso del bar.
Pensai che il locale avesse chiuso e lei si fosse messa fuori a cercare fortuna.
Al mio passaggio stese un braccio afferandomi per il colletto.
-Ehy man. Hai un posto per me, nel tuo letto stasera?.-
-Certo baby, andiamo.-
D'altronde si sa, anche per il migliore dei pittori, non sempre i soggetti rappresentati possono essere i più perfetti.
Simon Trumpet
Ero andato al bar con gli amici, avremmo bevuto qualcosa,parlato del più e del meno e poi assonati e ubriachi saremmo ritornati a casa.
Entrammo nel locale. Quattro vecchi giocavano a carte su un tavolino pieno di bicchierini, mentre altre persone bazzicavano per la sala e una zoccola era ferma davanti la porta del cesso.
-Cosa posso portarvi signori?-
Chiese il barista.
-Per me e John un Jack doppio e per il buon Mich uno Scotch con ghiaccio sempre doppio.-
Risposi.
La serata era tranquilla. Sul televisore posto sopra il banco, fra le bottiglie di whisky e soda, mostravano un programma di seconda fascia, che nessuno seguiva ma che attirò momentaneamente la mia attenzione.
Si trattava di uno strano gioco,forse poker, o qualcosa di simile, in cui di volta in volta qualcuno dei partecipanti doveva spogliarsi di un indumento, forse colui che vinceva la mano ma non capivo niente di quello che veniva detto a causa del volume troppo basso.
Il presentatore era un signore di mezza età, biondino con dei baffetti curati a perfezione, ricordo che anni fa conduceva vari talk-show sulle reti nazionali, ora si faceva grasse e brutte risate ogni qual volta qualcuno si calava i pantaloni.
Durante la trasmissione era circondato da delle conigliette con le tette al vento e una misera gonnellina nera che copriva ben poco di quelle tozze gambe che avevano.
Il baffo non le staccava mai lo sguardo quando queste si esibivano in una balletto tra un stacco pubblicitario e l'altro.
Già me lo immaginavo finito il programma in compagnia di queste befane nel camerino a farsi spompinare a suon di risate e schiaffi su quelle mollicce chiappe.
Prendemmo l'alcol e ci sedemmo in mezzo alla sala.
I miei compagni iniziarono a parlare, mentre io ero assolto in altri pensieri.
Mi misi ad osservare il locale.
I quattro vecchi iniziavano a scaldarsi. Ad ogni mano di carte le bestemmie aumentavano come i bicchierini di Red Label rovesciati sul tavolo e sul mazzo.
Uno di loro sembrava particolarmente nervoso e si stava mangiando il sigaro che aveva in bocca invece di fumarselo.
-Ehi Mary,vieni qua a pulire!-
Urlò sputando, dopo che si inzuppò le maniche della camicia nella pozzaghera formatasi sul tavolo.
Mary doveva essere la moglie del barista; un uomo mite, che evitava rogne con i clienti e permetteva pure che qualcuno toccasse il culone della sua compagna.
La donna era alta dagli occhi azzuri, indossava un jeans e un maglione bianco con una traversa gialla sopra. L'espressione che aveva era quella di una signora frustata da anni e anni di pulizie in quel locale sgrondante di fumo e birra.
Alla mia sinistra su un altro tavolo, c'erano due uomini sulla quarantina, probabilmente operai mettallurgici di qualche fabbrica dell'est. Parlavano di football come se fossero stati eletti i migliori coach dell'anno,anche se dai fisici che avevano di palle in vita loro ne dovevano aver viste poche.
Ma che cazzo ne sapete voi, pensavo, se Cole deve giocare più largo o più centrale, idioti. E poi la vostra opinione conta qualcosa? Comunque lo faranno giocare più indietro e la vostra squadra di merda continuerà a perdere nonostante le vostre lamentele.
Non avevo ancora assaggiato il mio Jack, quando vidi la puttana entrare in bagno con un uomo.
Il locale assomigliava a quei vecchi saloon western, con tavolini e sedie seccati e usurati dall'alcol e dalle sbornie. Le luci erano soffuse e rendevano i muri sporchi di un colore verde acido; non era di certo il miglior luogo per portare la moglie a bere. Sulle pareti comparivano delle stampe in bianco e nero sparse in modo casuale. Una recava la foto di un bambino in carrozzina con la scritta "Il futuro siamo noi".
Mi accesi una Pall Mall e feci un paio di tiri. Nel frattempo entrarono due donne, a cui non diedi importanza.
Poi sentì il vecchio col sigaro parlare ad alta voce.
-Non ci vedi? Qui devi pulire, puttana da quattro soldi.-
Vidi Mary strofinare il panno sulla tavola e poi finito, scoppiò a piangere.
Fermai la donna con le guancie ancora bagnate di lacrime.
-Tutto bene?-
Le chiesi.
-Si non ti proccupare, ci sono abituata.-
-Non dovresti lasciarti trattare in quel modo. Ascolta porta un Jack a quello col sigaro e digli che le signore non si trattano in quel modo.-
Mary obbedì, portò il bicchiere al vecchio e riferì il messaggio.
L'uomo si girò, mi fissò e alzò il bicchiere.
Alzai anchio il mio whisky verso l'uomo e bevvi.
-Uomini così non se ne trovano.-
La voce proveniva dalle mie spalle.
-Possiamo sederci con voi, signori?-
-Certo-
Risposi.
Erano le due donne che erano appena entrate nel bar.
John e Mich ignari di quanto era accaduto sorpresi si allargarono per fare spazio.
Con un sorriso richiamai l'attenzione della cameriera. La donna accorse.
-6 Jack Mary,perfavore.-
-Allora buon uomo posso sapere il tuo nome,disse una di loro.-
-Trumpet signorine, e questi sono i miei amici John e Mich.-
-Io sono Pamela e lei è Cristal.-
Rispose colei che finora aveva sempre parlato.
Pamela era decisamente incantevole, capelli lunghi e castani, labbra carnose coperte da un leggero rossetto rosso. Vestiva con tacchi alti e un vestitino nero con pallini bianchi distesi su tutto l'abito che le lasciava scoperte le spalle; decisamente di classe e inisuale per un posto del genere.
L'amica invece era bionda, capelli ricci, vestiva più casual, con dei pantaloni viola stretti e una magliettina bianca. Sembrava più giovane di Pamela, la pelle del suo viso era ancora bella liscia.
Lasciai Cristal agli altri, a me interessava solo lei.
-Cosa ci fa un'affascinante donna come lei in un luogo del genere.-
Chiesi a Pamela.
-Cercavamo un posto con dei veri uomini e a quanto pare uno l'abbiamo trovato.-
-Ci sono circostanze e momenti in cui le donne vanno toccate, poi per il resto bisogna solo guardarle e desiderarle.-
-E quali sarebbero le circostanze e i momenti in cui una donna dovrebbe essere toccata?-
-Quando la si ama e quando lei vuole essere felice.-
-Devi essere un rubacuore tu, Trumpet.-
-Anche le parole hanno un loro peso e di certo non potrei mai dare della puttana ad una donna.-
-Sei molto interessante.-
-E tu incantevole.-
-Mi piacerebbe saperne di più su di te.-
-Tutto ciò che desideri,madame.-
Pagai il conto e salutai i miei amici.
Sai, mi disse, forse la bellezza estriore non conta nelle persone, mentre ci dirigevamo verso il suo appartamento a piedi.
-Le persone sono come un frutto, possono avere l'aspetto e la forma migliore, ma finchè non le assaggi non puoi sapere se sono buone dentro.-
-Sei anche saggio, Trumpet, mi sorprendi.-
-Sto solo cercando di farmi mordere da te.-
-Prima dovrò sbucciarti col coltello.-
-Dimentichi anche che mi devi risciacquare.-
-Tanto continuerai a rimanere sporco comunque.-
Giungemmo a casa sua.
Non abitava lontano dal locale. Si sfilò le scarpe e io gliele presi, prima di salire le scale che portavano al suo appartamento.
Si trattava di un monolocale con un grande soggiorno. Al centro della stanza c'era un materasso steso a terra. Di fronte ad esso la tv era rimasta accesa, era sintonizzata su un programma musicale e a rotazione mostrava videoclip di nuove band emergenti.
Mi fece sedere sul materasso. Da li potei osservare il resto della sala che alle pareti aveva dei quadri molto strani, astratti, con linee che si intrecciavano formando strane figure.
-Sei tu che hai dipinto quei quadri?.-
-Si, una vecchia passione.-
Rispose passandomi un bicchiere di Anima nera.
-Io mi diverto a scrivere.-
Dissi.
-E scriverai anche di questa sera?.-
-Dipende da come si conclude.-
Sorrisi.
Si poggiò sopra la mie gambe.Il profumo di liquirizia dell'alcol inebriava la sua pelle più di qualsiasi stupido Chanel. Mi scrutava con i suoi grandi occhi scuri e i suoi respiri sfioravano le mie labbra.
-Rendimi felice.-
Disse.
Posi una mano sul suo collo, era freddo. Con l'altra mano le strinsi il ventre chiudendo gli occhi e semplicemente toccai quel leggero rossetto che mi colorò le labbra mentre l'Anima nera si spargeva nelle nostre bocche, sulle nostre guancie, sulle nostre orecchie.
Anche fra le sue gambe sentivo il gusto di liquore e io bevevo meglio di qualsiasi alcolizzato, bevevo il miglior wihsky della mia vita e lei pareva dirmi quanto questo lecare le piacesse sputando goccioline di saliva che scendevano sopra la mia testa.
Le tolsi quel vestistino a pallini bianchi e lo sostituii col mio corpo caldo.
Come una coperta l'avvolgevo e la coprivo cercando di non lasciarla scoperta un istante.
E la sua pelle trasudava e parlava, urlava, schiacciava i mie sensi in quel buco a volte così profondo e distante, invece ora così morbido, amico, sensibile.
E come le linee dei suoi quadri disegnavamo figure, movimenti, incroci di gambe, braccia, seni, con i nostri corpi che si coloravano, con il mio pene che si arrossava, la sua vagina che si faceva rosa, con le labbra sempre più rosse e i suoi seni sempre più violacei.
Stavo diventando un perfetto pittore e usavo il mio pennello con maestria tingendo morbido e pesante in base alle sue sensazioni. Un dipinto perfetto andavo riproducendo e poi quando diedi l'ultimo tocco di bianco, lei commossa, esclamò entusiasta per la riuscita dell'opera immergendosi con tutta se stessa in quella spruzzata di colore.
Riposi il pennello.
Lei si staccò dalle pose assunte e si appoggiò comoda sul materasso.
Ansimava senza darsi pace.
Il colore si stava seccando attorno alla sua bocca e sulla sua pancia, ma non volevo toccare il mio capolavoro.
Così la lascia li : sospirante, sudata, bagnata, dipinta, sbavata, bella, bellissima.
Finii di bere la mia Anima nera che avevo lasciato accanto al letto, mentre la sua anima era finita su un bigliettino con il suo numero di telefono.
-Devo andare.-
Le dissi accarezzandoli i seni.
-Chiamami, uomo.-
Rispose con un filo di voce.
Uscii dall'appartamento. Puzzavo ancora di sesso e liquore. Presi la strada che conduceva al bar in cui l'avevo conosciuta.
Sorridevo camminando, e fischiettavo qualche stupida canzone.
Giunto in prossimità del bar, sotto l'insegna luminosa azzurra, intravidi una figura.
Avvicinandomi sempre di più capii che era una donna, anche per la minigonna che ora vedevo chiaramente.
A pochi passi mi fu chiaro chi fosse : si trattava della puttana che era parcheggiata nel cesso del bar.
Pensai che il locale avesse chiuso e lei si fosse messa fuori a cercare fortuna.
Al mio passaggio stese un braccio afferandomi per il colletto.
-Ehy man. Hai un posto per me, nel tuo letto stasera?.-
-Certo baby, andiamo.-
D'altronde si sa, anche per il migliore dei pittori, non sempre i soggetti rappresentati possono essere i più perfetti.
Simon Trumpet
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