giovedì 8 ottobre 2009

GLI ALTRI MORTI

Nessuno dice che sia giusto.
Nessuno dice che sia sbagliato.
Le trasmissioni televisive furono subito interrotte.
Il primo giornalista trovato in redazione,dava la notizia così come era uscita dall'Ansa.
- Attentato ad un convoglio militare italiano a Kabul, 6 morti e 4 feriti fra i nostri soldati, mentre si riscontrano 10 morti tra i civili. Dalle prime informazione sembra che un'auto bomba sia esplosa durante il passaggio dei mezzi italiani, ma andiamo subito in collegamento con la nostra inviata Elsa Maggio. -
Le immagini erano quelle che oramai si vedono ogni giorno. In primo piano il mezzo blindato che trasportava i militari quasi completamente distrutto.
Poco lontano quello che riamaneva dell'auto kamikaze, ridotta a un cumulo di rottami. Lungo la strada detriti di ogni tipo, una grossa buca causata dall'espolosione, un casco dei soldati; l'asfalto non esisteva più, poi c'erano altre auto capovolte, una bici, una scarpa, una ruota, un brandello della bandiera italiana.
Tutt'attorno il set per un film di guerra, con autoambulanze che corrono all'impazzata, gente che urla, persone che si improvvisano pompieri per spegnere le fiamme, altri armati in difesa di qualcosa che non ha più bisogno di difese, una donna piange disperata sul ciglio della strada, bambini in silenzio che cercano qualcosa tra le macerie, curiosi, corpi coperti da lenzuoli azzurri, vecchi che pregano.
A volte la cosa giusta da fare per preservare una buona giornata è spegnere la tv.
Nessuno dice che sia giusto.
Nessuno dice che sia sbagliato.
Durante il giorno i servizi si susseguirono, segnalando inutili dettagli quali il tipo di vettura dell'attentatore, le minaccie dei politici italiani contro il nemico, i kili usati nello scoppio, tutto per la gioia di noi, teledipendenti in cerca dello show.
E allora lacrime, canzoni tristi, un po'di sangue, e interviste ai parenti della vittime, che come sempre scoprono che il figlio è esploso guardando Studio Aperto.
Tanto e tanto dolore, lutto nazionale, parlamentari in coro uniti per la patria regia causa onoris, minuto di silenzio allo stadio.
Tutto questo per noi, noi popolo italiano.
Tutto questo senza una considerazione.
Gli altri.
Gli altri morti.
Ci furono 10 vittime fra i civili.
Nessuno servizio parlò di loro, nessuno nominò i loro nomi.
Solo così si può capire perchè quella donna inquadrata piangeva disperata, di sicuro non per i militari, anche lei afghana provava dolore.
Nessuno dice che sia giusto, parlarne.
Nessuno dice che sia sbagliato, parlarne.
Aadel Wais,35 anni.
Passava di li come ogni mattina. Lascia una moglie, Laila e 3 figli, perchè il quarto è scoppiato in aria pure lui. La bici rivvenuta sul luogo pare fosse la sua, stava accompagnado il piccolo Saabir di 7 anni a scuola, come ogni giorno, su quel mezzo acquistato dopo anni di sacrifici a coltivare patate.
Omar Yasaman di anni 73.
Vedovo, lascia una numerosa famiglia. Stava semplicemente passeggiando, prima di recarsi a pregare come sempre. Definito come grande saggio e maestro nel suo villaggio, non si sarebbe mai aspettato una morte simile, visto che l'età media di vita in Afghanistan è di 44 anni.
Faiza Zalaikah di anni 17.
Lascia un fidanzato, Jabar di anni 20, col quale si sarebbe sposata a breve. Si stava recando al mercato, perchè le donne ancora non possono studiare, come spesso faceva in compagnia della madre.
Deeba Mahsooma di anni 40, aveva bisogno di un po' di riso e del cardamomo per preparare il Ferni, un piatto tipico del luogo.Macinata come la trovarono qualcuno pensò di usare lei al posto del riso, ma questo era solo un sarcastico pensiero.
Raamiz Yaaseen e Nabil Qudsia rispettivamente di anni 27 e 24.
Erano a bordo di una delle auto capovolte. Erano due meccanici, si stavano recando in paese a recuperare alcuni pezzi di ricambio e una marmitta. Da quello che si nota dalle immagini pare che Raamiz abbia cercato di sterzare per evitare l'esposione senza però riuscirci, venendo colpito con l'amico dalla onda d'urto che ha scaraventato il loro mezzo. La foto bruciata di una donna rivvenuta a terra apparteneva a Nabil.
Ibraheem Chaghcharan di anni 30 invece, si stava recando all'aeroporto, perchè quella era la strada per raggiungerlo. Lavora da diversi anni come adetto al trasporto dei bagagli dal check-in all'aereo. Era molto felice del suo lavoro e si riteneva molto fortunato perchè prendeva abbastanza soldi da poter mantenere senza problemi la sua famiglia, in un paese dove il reddito pro-capite ammonta a 650 euro annuali.
Vida Zam-Zama,di anni 20.
Si stava recando a prendere dell'acqua, visto che sono poche le fontane in cui è possibile prelevare acqua pulita. Parte della sua mano è stata trovata ancora attaccata al secchio che portava con sè. Era sposata e i due bambini che ha avuto sono entrambi morti piccolissimi per il colera e tifo dovuti all'acqua sporca. Ma questo è normale in una nazione dove la mortalità infantile sale a 153,47 morti su 1000 nascite. Per fare un esempio negli Stati Uniti si arriva a 6,37 morti su 1000 nati.
Certe notizie per un Tg sono inutili. Si fa una scaletta, si fanno le proporzioni sui tempi dei servizi, sul numero di parole che lo speaker deve dire, tutto per una mezzora di diretta, compresa la pubblicità. Meglio quindi evitare cose superflue o poco emozionanti per il telespettatore medio.
Infine Fairooz Haaroon e sua moglie Taj Nafeesa, anche loro si stavano recando al mercato. Fairooz era un'agricoltore, o meglio faceva il fioraio, coltivava papaveri da oppio. Qui l'oppio è la maggior fonte di reddito per molte famiglie come la sua, solo che a differenza dell'Europa, lui con la droga non ha mai guadagnato miliardi di euro, ma solo il stretto necessario per vivere.
L'ennesimo notiziario mostrava le nauseanti immagini del disastro mentre tutta una nazione mostrava il suo cordoglio e il suo lutto.
Inni di gioia e di vittoria, intonavano a destra e a sinistra i politici dalle loro poltrone.
E lei, quella donna afghana che ancora piangeva su quel cratere sulla strada, pensava a quando era bambina e camminava libera per la strada senza paura per una mina; di quando pur sempre con mille difficoltà si viveva in pace, senza militari; di quando nell'ignoranza più assoluta non conosceva gli Stati uniti, i carrarmati, gli A-129 "Mangusta", gli MG 42/59, i talebani stessi.
E pure lei tutto quello che era successo ancora non lo capiva; questi militari sono qui a portare la pace sottoforma di vittime innocenti, doveva essere proprio ignorante, pensava.
Ma questo non fa notizia, a noi la morte dei civili rende gioisa ogni immagine di guerra mostrata durante i nostri pranzi domenicali; sono persone che non conosciamo, come i nostri militari.
Fratelli d'Italia ora si inalzava da Roma a Kabul come sabbia sospinta dal vento e noi tutti a cantare in terra straniera dando molta più importanza del dovuto ai nostri morti perchè i cadaveri afghani non creano lacrime e dolore, a noi, vittime innocenti fissate sullo schermo.
Servizi spacca lacrime, hobby e desideri dei soldati vengono narrati come una grande fiaba; anche Aadel, Omar, Vida, avevano sogni e speranze di vita, ma che importa ora.
Alza bandiera e morti in bara, funerali di Stato e targhe commorative ora dovevano filmare i Tg, inquadrando per bene le lacrime sui volti della gente mentre a quei 10 civili una pietra con un nome era riservato come ricordo e come lacrime sabbia.

Ma nessuno dice che sia giusto e nessuno dice che sia sbagliato, tutto questo.

Simon Trumpet

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