venerdì 19 marzo 2010

POESIA MIA BELLA...

Mi alzo,
dal mio divanetto.
Stacco le cuffie dallo stereo.
La cassa inizia a mettere un suono continuo, per aver staccato l'alimentazione.
Mi muovo verso la mia camera, una chiamata persa, emette il mio cellulare.
Chi sarà?
Mi chiedo.
Controllo.
Mia mamma, mi ha chiamato.
Ritorno in soggiorno. Vado verso il comò, a fianco della credenza.
Compongo il numero.
Il telefono squilla.
Qualche battito tu tu, e poi rispondono.
Pronto?
Ma?
Ciao, come stai?
Bene.
Stai mangiando?
Si.
Ma poi che vai a fare, hai trovato un lavoro?
Ma, sono qui per andare a scuola!
Ah, come va con le coperte?
Bene.
Ah, statti attento.
Si, Ma, ciao.
Eh, e poi statti attento che lì ci stanno brutta gente.
Si, Ma, ciao!
Ah, ciao.
Riattacco, mi giro, muovo il piede.
Scivola.
La ciabatta perde aderenza, pongo il destro avanti, non cado.

Stanno venendo,
stanno venendo, Stefan e Glori, dice Isma.
Va bene, rispondo.
Arrivano,
si apre la porta.
Entrano.
Ci presentiamo, Mortale, allungo la mano, dico.
Piacere, in coro,
essi rispondono.
Quiete nell'aria, lode ai cieli.
Sediamo, a tavola,
non mangiamo.
Si apron le bottiglie, e le feste.
Fumiamo gli incensi,
ci intrippiamo i sensi.
Parlano di lavoro,
loro,
io ascolto saggiamente.
Attendo il mio turno,
e parlo di ubriacature.
Ridono essi, gran esperienza, li fa maestri.
Calo gli assi,
parlo di quelle volte in cui ho sfiorato,
la morte.
Quiete rende loro, la conversazione,
io ne prendo in atto oneroso.
Fan presto,
è giunta l'ora.
Con gran maestria a dispetto dell'ultimo creato,
alzan i tacchi, e se ne van stanchi.
Non saluto,
dalla mia alta rincoglionia.

Preparo la doccia,
eccola che arriva,
pensa la mia pazzia.

È la morte,
che ci rende decrepiti.
Siamo saggi,
non mi sento stabile.
Lutto al braccio,
questo è facile.
Siate simpatici,
ridiate al mio salmo di salici.
E' una strana malattia,
la para che io muoia.
Si depongano le armi,
al mio ultimo saluto.

Mutande, calzini e canottiera
poso sul davanzale.
Accendo la doccia,
attendo che sia fortunato:
che l'acqua calda mi riempia!
Resistenza pongo nudo
davanti alla fonte di purezza.
Vapore evapora.
Entro nella piana con piedi stabili.
Che Dio mi salva,
oltre la porta sacra.
Palpitante mi reggo costante.

Acqua in sangue si immagini.
Che sopruso,
morire così giovane e in allegria.
Porte aprite.
Acqua cala,
sempre più calma.
Sono fortunata,
nulla accade,
cari fratelli.
Potrebbe capitare
se non tengo duro.
Che la premura sia ammazzata!
Vile fortuna,
di prosperità speravi che mi fossi alimentata?
Non siate preoccupati,
qui non giace un fortunello minorato.

Resti incerto sulla necessità
di porre fine a questa cosa qua.

Ti convinci che null'accadrà!
Su veloce,
come l'olio nel motore,
nulla potrà fermarti,
Dio ti salverà!
Di pulirti finisci,
i vetri sono dissolubili.

Digerisci,
piede a terra,
sta attento dell'intervento!
Si prepara,
si muove agile,
si muove forte!
Discende,
si salvi!
Non lasci solchi!
Sta attento!
Il tuo orgoglio si prepara,
a temere alla tua sbadataggine,
che non sia morte.
Nulla accade mentre discendevi.

Avanzi,
ti vesti,
inorridito per il paradiso.
Molte persone,
se per caso
non sono responsabili,
alla morte vanno.

Torni alla cucina,
metti una pentola
per l'occasione mancata.
La tua passione per la cucina,
è innata,
tiri fuori i pugni,
se verrai pugnalato,
ma il tuo rispetto
è rispettato,
quick quick,
odi dal cavo lì!

Mi confondi tu,
fiamma abbruttita,
ti aggrappi alla cosa arrugginita!
Sei tu la regina nevrotica,
a te faremo causa con profondità
e che ti sia cieca
la voglia di essere eroina.
Se ti perdi,
di te faran candeggina.
Sian fatte leggi,
per le sue gesta instabili,
l'eccezione non sia contemplata.
Ora ti fai meno problemi digestivi.

Saltano zampilli,
formidabili!
Il cordone si è rotta,
sia il paradise,
impetuoso,
sempre detto:
gran il fuoco di cerchio!
Fammi pensare,
che altro fare, responsabile?

In fiamme,
son vulnerabile
come gli occhiali rifrangenti.
Se mi salvo,
te lo giuro,
se mi seguirai ancora,
farò una statua rinforzata sottolio!
Le olive son bruciate,
metti sù
i pop-corn salvati!
Non preoccuparti,
la polizia non arriva da queste parti!
Non per scelte fortunate,
ora le ascelle ti son bruciate!
Resisti,
anche se l'aria è cieca!
Lì c'è il muro,
aggrappati,
avrai speranza di non ustionarti!

Se riposerai,
ricorda ai tuoi figli,
non giocare con vitti e alloggi.

Porte sante
elettrificanti,
corron da tutte le parti.

Porca vacca!
Mannaggia!
Sistema i miei problemi diuretici!
Stai attento,
se per caso,
togli il salve,
esploderai oltre la corte!

Tango non ne sai ballare,
guarda quel bambino sui trampoli belli!
Se xe rumpe una gamba,
io non lo invidierò
di sicuro!
Se ti senti sicuro,
salta oltre il muro!
Prosperità sbarbata,
ecco l'imbranata.
A lei un posto è riservato,
prima che sparirò!

Rispettato sia il correttivo,
questo, che sia un viaggio celebrativo!
Arrivatum,
non è ancora autunnum.

La maternità,
mai sarà da me, comprovata.
Ma stamattina ero sicuro,
non avrei mai visto
un mio nascituro.

Sei quasi arrivato,
manca poco alla chiamata:
componi il numero,
dagli un'occhiata,
non potrà
Dio non salvarti.
Son momenti palpitanti,
che a nessun altro, capiti,
nemmeno a te, che ci abiti.

Questa è un'esperienza nel bel mezzo di una tabaccata.
Nulla di che detto, riguarda la morte.

Prolunghi il tuo onore,
il telefono non suona,
AH Malasorte!

Ora ti liberi,
scommetti che a nessun succedi!

Ora lo dicono pure alla tivù dei cieli,
quel bambino, tra mille belli, non verrà alla casa della sfiga innata.

Ti rinforzi nel sonno,
si è avverato quello da tanto sognato.
È arrivato
con ritardo e noncuranza,
quello che ai miei seguaci
farò leggere con costanza.

Nei cieli salirò,
e nessun altro dispetto
avrò,
verso gli scrittori corrotti.

Mi sia stato detto,
che io non son bello,
ma che grande storia
io abbia narrata.
Ora togli quella benda che ti tiene cieca.
Che questa storia io ti abbia raccontata,
è quello che cogli.

Se pur sempre,
io cadrò in trincea,
a te lettera,
darò un'attenzione da regina.

Vita o morte,
quel che sia,
nulla frase mi rende ostile,
questa è la mia lingua,
quella è la vostra antipatia.

A Sant'Antonio
han reso ogni cosa santa,
io mostrerò testimonianza
per ogni segno della mia importanza.
Il tempo è instabile,
questo è risaputo,
anche gli elevati,
san dar valore a essere fortunati.

Questa cosa ti rende adirata,
mia passione,
ogni cosa sia scritta
per gli attenti ispettori della noncuranza
se qui si è preoccupati
per una n dimenticata!

Mi serve il correttivo,
non so scrivere come un divo!
Questa cosa mi rende nevrotica,
è voglia di sesso alla cieca,
là, sull'altare t'attendo, mia Musa.

Ora basta con questa cazzata,
la gente è stanca e annoiata,
troppo antipatici son questi
versi senza registri, poco linguistici,
spastici e inmagnifici.
Legge saggia, sia sparire
da questa spiaggia di roccia solubile.

S'aggiustato il sangue in corpo,
sono stanco,
ma non morto.

Chiunque abbia problemi linguistici,
corra subito dai giudici,
io a quel che dici
non oso metter radici.

Fuori dal paradiso,
ritorna al tuo stato di buona sorte,
ti prego,
rendimi forte,
con te conquisterò
ogni intemperanza
al mio impegno maturo.

Non capisco se di sonno o altro, coronarie,
sia questo metodo narrativo.

Gran confusione è appicciata,
il seggio
non regge in cella,
la legge sei sempre te,
poesia mia bella...

Simon Trumpet

giovedì 11 marzo 2010

QUEI GIORNI...

Quei giorni in cui
il sole cade presto,
riavvisi il suo di

viso, et innocua ti
par quella visione
d'amore, et serena

al chiaro compare
la luna. L'Ottobre
cala come una stella,

non è di primavera
il soffio che il vento
t'accompagna, la sera.

Solo allora senti
al core l'orrore di
aver mentito e

tradito il tuo di onore.
Un momento di sole,
non è un'estate di lode.

L'estasi di un fiore
ti fa or più lieve,
ma le brevi visioni

non fanno del passato
una lieta emozione.

Il tempo non verrà più
indietro, in quei giorni...

Simon Trumpet

martedì 2 marzo 2010

VIENI DA ME

Vieni da me,
e che queste parole soffiate
non siamo come petali
appassiti mossi dal vento.
Vieni da me,
come l'amore di un miraggio
che possa scalare la vetta
fredda del mio cuore.
Vieni da me,
come questa luna piena che
canta a lupi grigi orgogliosi
delle loro u-urla oscure.
Vieni da me,
come sole nella nebbia
che scioglie le barriere
del mio muro di silenzio.
Vieni da me,
perché ti sia più facile
sentirti viva, perché mi sia
più facile legarmi alla vita.
Vieni da me,
oltre questa pioggia di legami
che crea primavera tra i miei
sentimenti e tra questi rami spogli.
Vieni da me,
dove gli angeli neri cadono
in fiumi di lava sospinti e
generati dalle loro stesse bugie.
Vieni da me,
come cerchi nel grano disegnamo
la nostra storia, la nostra memoria
che spargiamo come semi nella bocca.
Vieni da me,
come sguardi nella penombra
cercami in fondo ad un pozzo di
verità nascoste, di acque incolte.
Vieni da me,
perché tutto passa e nulla resta
se non lo fotografi nella tua testa,
se non segni la tua, di data.
Vieni da me,
perché ti sia difficile capire altro,
perché ad ogni goccia ci sia amore,
perché ad ogni alba ci sia il sole,
vieni da me,
vieni da me.

Simon Trumpet