"Sei bella, nessuna cosa al mondo può fermarti. Le tue capacità, vanno oltre a quelle di tutte queste ragazze qua. Forza Giulia, questo è il tuo momento, è l'occasione che cercavi per diventare famosa. Avanti, un bel sorriso, positività, intelligenza, questo devi trasmettere."
A tutti noi è concessa un'occasione nella vita, a tutti noi è concesso di sentirci grandi per un giorno e merde per il resto dei secoli.
"Un respiro profondo, Giulia, cancella la tensione, scivola, fai scivolare quelle braccia, che il tuoi movimenti diventino ali, che le tue emozioni diventino energia."
Vorremmo tutti essere protagonisti di una storia, inconsapevolmente lo siamo ogni giorno. Nulla ci distingue, la ripetizione delle nostre azioni crea il migliore film mai visto.
"Così, perfetta, serena, non mostrare paura."
In un rapporto le due unità entrano in confronto per unirsi.
"Concentrati, Giulia, ci sei tu, ora, e nient'altro."
Siamo il soggetto della nostra sceneggiatura. Il copione mai letto, mai provato, eppure siamo eccellenti recitatori di rapporti fasulli. Ed è in questo modo che pensiamo sia sempre tutto un sogno, quando in realtà non c'è mai stato nulla di così vero. Con incredibile maestria, siamo decine di personaggi in una stessa persona.
Maschere diverse di una stessa mente.
Registi di ogni nostra scena madre.
STOP!
Ci urlano.
Ci fermiamo, siamo burattini senza fili.
Grazie ragazze, siete state bravissime, ci dice.
Alcuni sorrisi si formano larghi fra alcune di noi. Altre si abbracciano soddisfatte, si palpano i secchi sederi, trasmettono successo.
Vorrei anch'io, far parte di qualcosa.
Sono una scarna figura, un essere dicono. Di me, notano prima le gambe, dicono. A me, fanno mille complimenti riguardo il mio viso. A me, dicono che mi faranno grande. Di me, tutti dicono che ho doti. Per me, hanno molti progetti, dicono.
In me, penso, vedono solo la figa.
"Coraggio! Cos'è quella faccia? Sei stata tu, la migliore!"
Uno stato di tristezza, mi prende. Diranno ancora che ho possibilità?
"Oggi, Giulia, di te faranno una stella"
Si, cometa, di quelle che brillano pochi secondi e poi si schiantano al suolo.
Sono il satellite mai scoperto.
Il set si svuota come fanno molti uomini vedendomi.
Sono l'erba del vicino.
"Già ti sto immaginando su tutte le riviste fra qualche anno."
Si, a causa della mia morte accidentale con una sega.
Rimango in attesa, di qualcuno, che mi dia la mano, che mi dia consolazione, che mi tocchi per farmi sentire importante.
Sono il frutto proibito.
Giulia avanza, nessuno è rimasto per lei.
I corridoi diventano lunghe autostrade.
"Non ti preoccupare, il successo è dietro l'angolo."
Sono la punta del triangolo.
Sono il fuco morente.
Tutti sembrano scomparsi, dove saranno?
Sono l’illusione del mago.
Poi un qualcuno mi benda da dietro.
Come ho fatto a non sentirlo?
È una sorpresa dicono.
Sono l'albero di Natale.
"Forza, Giulia, ecco la tua occasione!"
Sono un desiderio mancato.
Mi portano chissà dove, sono giocattolo per bimbi.
Spinge la porta.
È questo il mio camerino?
Si chiede curiosa.
Le mani poste in avanti, protese verso l'oscurità. Solo il suo respiro che vaga in cerca di un appiglio, una luce, qualcosa che le apra gli occhi. Passo dopo passo si inoltra in quella camera che sembra non avere pareti. Piccole sensazioni, prova, nell'innocenza di quel buio avvolgente che limpido carezza la sua pelle ribrezza. Il tatto che sembra sfiorare fantasmi multiformi che come nuvole si disegnano attorno al suo corpo magro; il seno che si fa turgido dai brividi. Nulla di solido che si fa avanti: la stanza sembra avere i contorni dell'infinito. Il viso si prolunga, s'avverte una presenza, la sua salvezza. Prova, si tira su, c'è qualcuno? Dichiara. Le stelle non illuminano questa stanza, le lacrime invadono questa luna, le mura non sono una gabbia sicura. Oltre i confini, il nulla. Un passo all'indietro, il viso che si fa preoccupato, le mani in allerta, la calma che diviene apparenza. La porta ora, dov'è ora la porta? Dei sospiri, quasi dei respiri smuovono l'aria. I peli si rizzano, i piedi che si muovono più veloci. Timori le corrono lungo la schiena, la porta, non la vedo, l'uscita, c'è mai stata un'entrata? Poi un attimo veloce, la sensazione di essere di nuovo sola, il passo che sta per bloccarsi, le braccia che si abbassano di nuovo rilassate, dopo, delle dita che toccano le sue spalle.
Lo sguardo le si blocca, il piede non ha ancora toccato a terra, il respiro rimane sospeso.
Un uomo nudo, sente chiaramente il suo corpo peloso.
Nessuna reazione.
La donna non sente più il suo corpo.
Le mani pelose che grattano le sue braccia scoperte.
Gli occhi che si aprono improvvisi senza che nulla si possa vedere.
Scorge la presenza di qualcun'altro, una nuova mano la solletica. Davanti, di fianco, ancora dietro, non è uno, sono due, tre, quattro, tanti. I respiri si sovrappongono, i membri si confondono.
Le tolgono la benda.
È circondata.
La fortuna è cieca.
Le mani si intrecciano a labbra, gambe, altro, sembrano tutti rasati.
I sospiri aumentano, diventano urla, parole, saliva.
Per la prima volta non può comandarsi.
Le lacrime sono un freddo cubetto di ghiaccio, la sua bocca è costretta ad aprirsi.
Come vermi attorno al cibo scaduto, i corpi si fondono, si muovono viscidi come vasellina fusa.
Sono l’agnello sacrificale.
Il tacchino di ringraziamento.
“Giulia, vedrai, arriverà!”
È già arrivato, vorrei dirle, un po’ di qua, un po’ di là, fra la bocca, i seni, i capelli.
Sono la panna sulla torta.
Una zuppa di piselli.
“Sei unica!”
No, sono sola.
“Sei grandiosa!”
No, le altre sono più furbe.
“Sei un tesoro!”
Mi hanno solo aperto le gambe.
“La fama, Giulia, la fama!”
Sono sandwich.
“Niente potrà fermarti!”
Sono a centinaia.
“Hai fatto colpo, Giulia, hai fatto colpo!”
Sono una cartuccia inesplosa.
“BANG, Giulia, BANG!”
GANG, purtroppo, GANG.
Simon Trumpet
giovedì 29 aprile 2010
PERSO
Non lo so,
non lo so cosa farò,
domani.
Il nero respiro,
soffia,
artesia.
Primule,
si poggiano
sulle tue labbra,
erika.
Palpiti di ricordi,
spasimi
freddi penetrano.
Assaporo
baci di morte,
orchidea.
Il respiro sparisce,
non è pace,
unica.
Non lo so,
non lo so dove sarò,
domani.
Il mio animo
muore,
edera.
Rose
si seccano
sul tuo viso,
chiara.
Lieve,
miele,
viola.
Sfiora
il mio ardore,
gardenia.
Floreale
istinto,
di te, fragile incanto.
Non lo so,
non lo so come sarò,
domani.
Sfuggi,
sogno mio,
ginestra.
Mimosa
accarezzi
la mia natura,
vuota.
Pura,
cadente
nuvola di neve.
Sottile,
volo intatto
di loto.
Vano pensiero,
bocca di leone,
amo.
Non lo so,
non lo so se ti avrò,
domani,
perso.
Simon Trumpet
non lo so cosa farò,
domani.
Il nero respiro,
soffia,
artesia.
Primule,
si poggiano
sulle tue labbra,
erika.
Palpiti di ricordi,
spasimi
freddi penetrano.
Assaporo
baci di morte,
orchidea.
Il respiro sparisce,
non è pace,
unica.
Non lo so,
non lo so dove sarò,
domani.
Il mio animo
muore,
edera.
Rose
si seccano
sul tuo viso,
chiara.
Lieve,
miele,
viola.
Sfiora
il mio ardore,
gardenia.
Floreale
istinto,
di te, fragile incanto.
Non lo so,
non lo so come sarò,
domani.
Sfuggi,
sogno mio,
ginestra.
Mimosa
accarezzi
la mia natura,
vuota.
Pura,
cadente
nuvola di neve.
Sottile,
volo intatto
di loto.
Vano pensiero,
bocca di leone,
amo.
Non lo so,
non lo so se ti avrò,
domani,
perso.
Simon Trumpet
Iscriviti a:
Post (Atom)