lunedì 28 maggio 2012

PENSARTI


A volte,

il pensarti,

è simile ad

una messa in

onda offuscata

da linee bianche

e nere, su cui,

piccole chiazze

blu, qua e là

emergono a far

chiarezza tra le

incomprensioni

sorte nel veder

ogni frequenza

nostra, interrotta.


Simon Trumpet

giovedì 24 maggio 2012

CANDIDA


Ed ella è candida

nel sapore e in quell'animo puerile,

ostile ma a volte gentile nel sentire

palpitare gli incubi dell'oltre notte,

in cui ella non dorme ma percepisce

i mancati giorni dell'appagamento

provato nell'urlare la rabbia d'essere stata creata.



Ed ella è candida

nella negazione di un rito riproduttivo

come se tutto fosse del vino cattivo

ad avvelenare istanti di quieta lieta pace

ove la parola manca come quel respiro

ultimo che soffia su labbra che non aprono bocca

su una posata e ferma madre natura morta.


Ed ella è candida

nella premura del sodalizio fra dio e la cultura

incompresa a condannare la vivisezione

usata da bestie per altre bestie come cura

a ripulire un corpo sporco e spesso malato

in un sentimento usurato dal goduto sfregio

in una candida olezza vagina da candida.

a Sonia e ai suoi problemi...

Simon Trumpet.

mercoledì 23 maggio 2012

LA STORIA DELL'ORSO


Quando nel bosco piove a dirotto,

c'è un posto dove puoi star nascosto:

nella grotta dell'orso, laggiù

sul grande torrente roccioso

dove scrosciano gocce

sui sassi del suo impetuoso letto.

Nessuna fiamma qui ti può

riscaldar, se non quell'arder

secco della paura e dell'angosciata andatura.

Ad ogni ombra mossa dal vento,

pensi che sia la morte prematura,

di quelle che coglie solo la natura,

tua madre, o una bestia in calura.

Ma qui ci sono solo pipistrelli, insetti,

anfibi retti e strani esseri reietti

che l'orso non mangia per sensata cultura.

Di passo in passo, il buio mischia l'impasto

di ambite nullità e capricciose curiosità

con la bravura di un cuoco dall'età matura

che condisce fantasie sulle continue ansie della vita.

Chissà se l'orso sarà sazio, ti chiedi di masso

in masso, come se quell'umido che bagna

la grotta non sia acqua, ma umano grasso.

Ormai è troppo tardi e giunto verso il fondo

averti il rumore di un teschio che rotola tondo.

Lo sguardo penetra nell'oscura densità buia

per scorgere l'enorme animale danzare quasi fosse carnevale.

Che cosa strana, appare una festa a cui sei invitato a partecipare

ma quelle ossa ti fan desistere dall'inoltrarti a parlare.

Ti volti per scappare, ma ecco che bruno ti fiuta

nell'aria, quasi fossi un'ape venuta a vendere miele.

Oh mio Dio, urli da stupido bambino,

ma l'orso è ormai vicino e allunga la zampa per graffiarti un pochino.



«Non scappare giovane umano,

non ti riduco come mollica nel pane;

le persone muoiono e piangono

anche se hanno fuoco per bruciare e laghi dove pescare.

Guarda me in questa grotta senza chiaro di luna

so vivere da solo con la fortuna dell'angelo natura.

Se solo sapessi come mi amano i pesci,

che in bocca mia si tuffano per soffrir contenti,

non staresti lì a batter i denti.

Molte mani hanno cercato di prendermi

per abbellire le loro strane menti,

ma ho fiducia in te che entri nella mia tana per non bagnarti le lenti.

Siediti qua con me, io non temo le estranee genti

ma non pormi alcuna domanda:

non avrei risposte per quel mondo che ti manda.

Ora chiudi gli occhi e lasciati andare

ad ascoltare come l'animale nel sogno è umano

anch'egli con hobby e interessi, perché tu possa

un giorno raccontare di essere stato

a dormire nel letto di un amico e non nella gabbia di un nemico.»



Simon Trumpet

martedì 22 maggio 2012

PROLE


Plastiche contorni

di ovaie spastiche;

tempestivi innesti

in cutanee vagine;

sorrisi orchidacei

in audaci ani salati

da peni nudi sudati;

retti in folle a molle

in zone senza donne;

clitoridi in esoterici

clisteri resi sterili

da pubi rasati in tube;

amplessi complessi

per seni senza messi;

caldi e fradici sessi

fiacchi dei loro laschi.



Ove finge ciò che si tinge,

ove si spinge nella sfinge,

ove langue mista a sangue

oppone le parole alla prole.


Simon Trumpet

giovedì 17 maggio 2012

ERI


Eri quello che eri,


sei quello che sei,


ma se fosse ieri


saresti la stessa


lacrima di oggi persa.

a Stefania senza passati rimorsi...


Simon Trumpet

mercoledì 9 maggio 2012

ALL'UOMO A CUI T'APPRESTI


Come all'uomo a cui t'appresti


a togliere ogni indumento


e il riso isterico,


e il braccio monco,


per farne un amaro drappello


di ricordi armati di rabbia


da schierare a difesa


di preziosi momenti,


che scordi essere anche tuoi,


così io alla vita che sposo


sfodero incomprensione


nata dal non poter


mai più sfidare


solo, codesto guerriero che


m'affronta in ogni istante


e in ogni luogo e in ogni


dove io illuso possa


credere d'averti sconfitta.



Simon Trumpet

lunedì 7 maggio 2012

RISERVATEZZE



Se potessi, vorrei

essere quell'ultimo

soffio da cui esce

la parola amore.



Come l'intimità

di un bicchiere

di vetro pronto

a frangersi al

primo contatto

forte col mondo.



Una realtà che

non sento mia,

persa a confronto

col destino di

dover dimenticare

una vita lontana

per cercarne una

vicina solo per

un'acuta apparenza.



Una finta similarità,

un falso sapone

col sapore di casa;

in un luogo sentito

non mio con il tempo

che scardina noia

al gusto di memoria.



Rimorsi posti come i

morsi su una pelle

morbida alla bocca

ma dura al sentimento

di un uomo stanco

alle storie del passato



sul fondo toccato per

rinascere di giorno

in giorno in attesa

di un'anima nera

che faccia sentire

il suo triste abbaglio

ad una stagione che

non sa piovere meglio.



Dormo, e tutti sanno

che la sveglia resta

alla veglia di quel

mondo dove regna

quella bestia il cui

morso per sempre

nel cuore ti segna.



La necessità di aprirsi,

è un serbatoio oramai

vuoto, vuoto come le

riservatezze di una terra

ricca di buone primizie.


Simon Trumpet

giovedì 3 maggio 2012

L'OMBRA

Se ne stanno, se ne stanno
seduti ad ascoltare il vuoto,
poi dicono d'averti notato
come ali di applausi sordi.

Un sacco pieno di qualità,
mi fanno sempre ricordare
d'avere appresso alla nudità;
ma altro vorrei, per affogare
tutte queste stupidità ritratte
in sorrisi redenti resi tristi
da coloro che gli assumono
per poi ignorare la mia parte.

E risate, e risate, e risate e
tutto ciò che non vuoi ricordare
che si imprime come un libro
di vita aperto all'ultima pagina.

Svuotata la mia frase migliore
di giorno in giorno, in giorno in
noia consumato muoio disteso
con la voglia di aver desiderato.

M'appresto a essere compiacente
prima che mi manchi il fiato
per poter ancora parlare del male
che ho incontrato nell'oscurarmi.

Ed è come una canzone ipnotica,
che sia colpa della mia innocuità
quella che tutti stendono sul letto
sul quale dormo per non sognare
il sogno decadente d'apprestarmi,
prima di morire, a consegnare voi
l'opera che narri dell'uomo, l'ombra.

Simon Trumpet