mercoledì 23 maggio 2012

LA STORIA DELL'ORSO


Quando nel bosco piove a dirotto,

c'è un posto dove puoi star nascosto:

nella grotta dell'orso, laggiù

sul grande torrente roccioso

dove scrosciano gocce

sui sassi del suo impetuoso letto.

Nessuna fiamma qui ti può

riscaldar, se non quell'arder

secco della paura e dell'angosciata andatura.

Ad ogni ombra mossa dal vento,

pensi che sia la morte prematura,

di quelle che coglie solo la natura,

tua madre, o una bestia in calura.

Ma qui ci sono solo pipistrelli, insetti,

anfibi retti e strani esseri reietti

che l'orso non mangia per sensata cultura.

Di passo in passo, il buio mischia l'impasto

di ambite nullità e capricciose curiosità

con la bravura di un cuoco dall'età matura

che condisce fantasie sulle continue ansie della vita.

Chissà se l'orso sarà sazio, ti chiedi di masso

in masso, come se quell'umido che bagna

la grotta non sia acqua, ma umano grasso.

Ormai è troppo tardi e giunto verso il fondo

averti il rumore di un teschio che rotola tondo.

Lo sguardo penetra nell'oscura densità buia

per scorgere l'enorme animale danzare quasi fosse carnevale.

Che cosa strana, appare una festa a cui sei invitato a partecipare

ma quelle ossa ti fan desistere dall'inoltrarti a parlare.

Ti volti per scappare, ma ecco che bruno ti fiuta

nell'aria, quasi fossi un'ape venuta a vendere miele.

Oh mio Dio, urli da stupido bambino,

ma l'orso è ormai vicino e allunga la zampa per graffiarti un pochino.



«Non scappare giovane umano,

non ti riduco come mollica nel pane;

le persone muoiono e piangono

anche se hanno fuoco per bruciare e laghi dove pescare.

Guarda me in questa grotta senza chiaro di luna

so vivere da solo con la fortuna dell'angelo natura.

Se solo sapessi come mi amano i pesci,

che in bocca mia si tuffano per soffrir contenti,

non staresti lì a batter i denti.

Molte mani hanno cercato di prendermi

per abbellire le loro strane menti,

ma ho fiducia in te che entri nella mia tana per non bagnarti le lenti.

Siediti qua con me, io non temo le estranee genti

ma non pormi alcuna domanda:

non avrei risposte per quel mondo che ti manda.

Ora chiudi gli occhi e lasciati andare

ad ascoltare come l'animale nel sogno è umano

anch'egli con hobby e interessi, perché tu possa

un giorno raccontare di essere stato

a dormire nel letto di un amico e non nella gabbia di un nemico.»



Simon Trumpet

Nessun commento:

Posta un commento