Ho vagato e ti ho cercato a lungo,
ed eccoti nel tuo splendore,
in quel fossato che non sa odore,
dove la pioggia batte il tempo, e le ore.
I fiori secchi si poggiano sui tuoi marmi,
sembrano dirmi ora puoi andare,
ora puoi venire tra le radici bigie,
in cui gli insetti masticano le tue materie grigie.
Vedo oltre la tua buia tomba,
il tuo suono è un eco per la memoria,
potremmo camminare per un'istante,
ascoltare quello che il vento ha da soffiare.
Oggi il cielo è come lo decido io,
non ci saranno altri scogli sulla riva,
sarà libero e sereno il passaggio
nella parte della storia. Stringimi a te
e cantami di come vola una nuvola,
sono un piccolo pesce nel grande mare,
i mie pensieri navi da cui salpare,
non temere se la vita un frutto andato a male.
Noi possiamo partire, quel che si apre
non il mondo reale, è l'immagine
delle stelle che nessuno sa ascoltare,
di quel buco che si estende voragine.
Il terreno è morbido, io assaporo il tuo
trascorso, è come un tesoro nascosto,
io, te, altro di dimenticato, scordato
è il tuo canto che suona lamentato.
Esprimere per perdere, non è predilezione,
altro avrei voluto fare nella calma,
ma il cielo ha raccomandato l'iniezione,
ed così che posso concepirti come salma.
Gli eventi scolpiscono pure la pietra,
il tuo nome e anche l'età è segnata,
il destino prega ogni sera per le mie sorti,
mi sento più vicino a voi, non morti.
La necessità di scoprirti da queste foglie,
io sono così nudo senza le mie parole
e soffoco nel non sapere comunicare
quello che alle persone diresti col tuo suonare.
Piano piano le lacrime cadono dalle nuvole,
l'ultima volta è per sentirsi vivi,
un tremolio che scuote le terra e tutto scompare,
non temere, pensa a quello che sarai, per sempre.
Attraverso questo infuso,
la nebbia m'avvolge attorno,
la linfa vien mancare,
il sonno un calmo navigare,
un'altra nota d'accordare
prima che ti veda dimenticare,
la tua voce scorre nel verseggiare,
il tuo nome è inciso nelle mie vene.
Come vanno via,
come vanno via,
le speranze...
dedicata a Nick Drake
Simon Trumpet
domenica 20 giugno 2010
lunedì 14 giugno 2010
TRASCORSI
Maggio,
col campo ingiallito,
è così, che l'ho sempre
immaginato.
Giugno,
il prato è seccato,
è così, il mio sguardo
diurno.
Luglio,
il grano è sbucato,
è questo, quello che ho
sognato.
Agosto,
il sole è bruciato,
questo calore, mi ha
soffocato.
Settembre,
la vigna inebria la mente,
è questo, quello che mostro
lievemente.
Ottobre,
la pioggia cade pesantemente,
è questo, il senso che voglio dirvi,
costantemente.
Novembre,
la neve scende lentamente,
scava la buca, la povera
lepre.
Dicembre,
il freddo blocca la gente,
è questo, quello che ella,
ebbe.
Gennaio,
il campo è ancora innevato,
è così chiuso, quello che ho
provato.
Febbraio,
il tempo non è ancora gaio,
io mi stampo libro, dal
libraio.
Marzo,
i mille volti dell'essere pazzo,
io mi rovino, in un
fascio.
Aprile,
qui non oso dire,
il mese che più mi vide,
piangere e sorridere.
Di nuovo Maggio,
quanto tempo è
passato?
Simon Trumpet
col campo ingiallito,
è così, che l'ho sempre
immaginato.
Giugno,
il prato è seccato,
è così, il mio sguardo
diurno.
Luglio,
il grano è sbucato,
è questo, quello che ho
sognato.
Agosto,
il sole è bruciato,
questo calore, mi ha
soffocato.
Settembre,
la vigna inebria la mente,
è questo, quello che mostro
lievemente.
Ottobre,
la pioggia cade pesantemente,
è questo, il senso che voglio dirvi,
costantemente.
Novembre,
la neve scende lentamente,
scava la buca, la povera
lepre.
Dicembre,
il freddo blocca la gente,
è questo, quello che ella,
ebbe.
Gennaio,
il campo è ancora innevato,
è così chiuso, quello che ho
provato.
Febbraio,
il tempo non è ancora gaio,
io mi stampo libro, dal
libraio.
Marzo,
i mille volti dell'essere pazzo,
io mi rovino, in un
fascio.
Aprile,
qui non oso dire,
il mese che più mi vide,
piangere e sorridere.
Di nuovo Maggio,
quanto tempo è
passato?
Simon Trumpet
mercoledì 2 giugno 2010
VIOLA
Viola passeggia, passeggia sola,
come una rosa semina petali
fra le costellazioni e i pianeti.
L'universo è la sua casa,
il luogo dove si identifica di essere nata.
Come una nuvola che copre il sole
lei piega, e riduce le ore.
San Lorenzo è il giorno che ella attende,
l'unica sera in cui nulla pretende.
Contenta riderà con i fiori dei suoi dolori,
di ogni sensazione che le diranno i colori,
gli amori,
lo stare nel nuovo orizzonte celeste di nove,
in cui ella rinnova il suo essere simile alle viole.
In questa notte la luce del sole la ingoia.
Essa scalda la sua eterna gioia
e scioglie ogni sua noia,
mentre il suo stato di agonia
scivola, scivola via
come una cometa con la sua scia.
Il cosmo è un suo riflesso,
l'anima ne diviene uno specchio
in cui adagiare ogni urlo emesso.
I fasci degli astri danzano,
le forme simulano sesso,
la nuova nova è qui,
ora,
fra le costellazioni e plutone,
verso il pianeta remoto
denso di implume dorato,
Pleide del mio mare illuminato.
Estenditi fra mondi paralleli.
La flora echeggia l'aurora.
L'ape sorvola nell'ultima ora.
I pensieri si alzano su piccole ali.
La volta celeste ti rende mora,
solo il tempo cancella la memoria.
Cresci nella primavera di questa esile luna,
non aspettare che il sole si schiuda.
All'alba tutto scompare e ritorna normale,
come lo stelo di una viola nuda
il tuo corpo si nasconde per premura.
Nell'inverno soffia la frescura,
al freddo il tuo sguardo non è sereno,
il vento ne rovescia la fortuna,
il tuo seme attecchisce la natura.
È già Maggio inoltrato,
quanto tempo hai aspettato?
Il cielo è ormai calato,
il ricordo scava ogni strato.
Il passato libera il fiato,
le foglie cadono lungo il prato.
Forse hai già dimenticato,
è la primula colei che avevi a lato.
Lo spazio è infinito,
il suo viso un petalo staccato.
Il chicco è stato aratro,
il viale alberato rimane un triste baràtro.
Il polline è oramai penetrato,
anche l'universo si è addormentato
e sogna quel che hai rimembrato:
l'essere stato quello che ti ha creato.
La notte è finita,
lei ritorna ad essere stella primitiva,
così lontana e infinita,
come la distanza del pianeta
da quella che ora splende la su,
eterna viola cometa.
Simon Trumpet
come una rosa semina petali
fra le costellazioni e i pianeti.
L'universo è la sua casa,
il luogo dove si identifica di essere nata.
Come una nuvola che copre il sole
lei piega, e riduce le ore.
San Lorenzo è il giorno che ella attende,
l'unica sera in cui nulla pretende.
Contenta riderà con i fiori dei suoi dolori,
di ogni sensazione che le diranno i colori,
gli amori,
lo stare nel nuovo orizzonte celeste di nove,
in cui ella rinnova il suo essere simile alle viole.
In questa notte la luce del sole la ingoia.
Essa scalda la sua eterna gioia
e scioglie ogni sua noia,
mentre il suo stato di agonia
scivola, scivola via
come una cometa con la sua scia.
Il cosmo è un suo riflesso,
l'anima ne diviene uno specchio
in cui adagiare ogni urlo emesso.
I fasci degli astri danzano,
le forme simulano sesso,
la nuova nova è qui,
ora,
fra le costellazioni e plutone,
verso il pianeta remoto
denso di implume dorato,
Pleide del mio mare illuminato.
Estenditi fra mondi paralleli.
La flora echeggia l'aurora.
L'ape sorvola nell'ultima ora.
I pensieri si alzano su piccole ali.
La volta celeste ti rende mora,
solo il tempo cancella la memoria.
Cresci nella primavera di questa esile luna,
non aspettare che il sole si schiuda.
All'alba tutto scompare e ritorna normale,
come lo stelo di una viola nuda
il tuo corpo si nasconde per premura.
Nell'inverno soffia la frescura,
al freddo il tuo sguardo non è sereno,
il vento ne rovescia la fortuna,
il tuo seme attecchisce la natura.
È già Maggio inoltrato,
quanto tempo hai aspettato?
Il cielo è ormai calato,
il ricordo scava ogni strato.
Il passato libera il fiato,
le foglie cadono lungo il prato.
Forse hai già dimenticato,
è la primula colei che avevi a lato.
Lo spazio è infinito,
il suo viso un petalo staccato.
Il chicco è stato aratro,
il viale alberato rimane un triste baràtro.
Il polline è oramai penetrato,
anche l'universo si è addormentato
e sogna quel che hai rimembrato:
l'essere stato quello che ti ha creato.
La notte è finita,
lei ritorna ad essere stella primitiva,
così lontana e infinita,
come la distanza del pianeta
da quella che ora splende la su,
eterna viola cometa.
Simon Trumpet
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