lunedì 28 febbraio 2011

QUANTE VOLTE

Quante volte,
ho strappato petali come lacrime
nella speranza di rinascere fiore.

Quante volte,
i passi nella mia annebbiata mente
non sono mai giunti a fare chiarezza.

Quante volte,
di fronte a te ho parlato a me stesso
con l’orecchio teso a non sentirti.

Quante volte,
contando i giorni, dimenticavo
di svoltare le pagine degli anni passati.

Quante volte,
ho lasciato il mio bambino interno
crescere senza giocattoli e amicizie,

mentre i miei sentimenti per lui si facevano
incerti, deboli, piccoli, nella convinzione
che fosse tutto dovuto a tuoi infiniti rifiuti.

Quante e quante volte,
ho creduto di poter creare dei legami
con della cera e con delle parole a distanza,

ma, in tutta questa mia pazza ossessione,
ho sempre avuto questa stessa faccia,
di quello che ero, che sono e sarò ancora,

mentre la tua, nascosta chissà dove,
osserva potendo ignorare il mondo che ha
voluto, dominando le paure nell’invisibile …

Simon Trumpet

venerdì 18 febbraio 2011

CI SONO

Ci sono persone a cui non è concesso di ridere,
se solo sapessero che fuori è tutto infinito
non avrebbero bisogno di una bocca per respirare.

Ci sono luoghi dove la pioggia cade secca,
dove gli sguardi si incontrano per riconoscersi,
dove la fuga è l’inganno della sincerità.

Ci sono momenti in cui tutto è profondo, lontano,
in cui sentirsi non significa essere ma esistere,
un insolito accadere nell’illusione del reale.

Ci sono persone verso cui, il tuo amare,
non significa corrispondenza, ma solamente amare,
dove il silenzio e l’indifferenza sono il gran male.

Ci sono luoghi in cui la verità è meglio costruirla;
nei quali per non vedere basta chiudere gli occhi;
dove ritrovi il tuo spirito dimenticandoti nell’universo.

Ci sono momenti in cui ciò che ignori non ti ignora,
perché tu non sei i tuoi errori ma i tuoi successi,
sei la pelle delle vestito con cui la gente si veste.

Ci sono persone, ci sono luoghi e momenti
che vivono grazie al tuo esserne stato parte.

Simon Trumpet

NON PIANGE DIO PER IL TUO AMORE

Persa nella penombra rideva stanca;
foglie di catrame
cadevano sul quel sorriso sgualcito
e con mano secca toccava la merda.

Aspirava contorni malati,
come un cane che striscia nel fango;
sporca la rendeva bella,
morta la rese celebre.

Grattava il suo marcio
e il sangue colava dalle natiche;
mai più si sarebbe offesa disse,
ma nel quarto finale spense la candela.

Nel buio della sua mente
seppe mentire al suo sé,
stridula seduta stava a sentire
la sera che scendeva sulla sua schiena.

L'avrebbe trovata la sua vita
in quel fosso che tanto l'attendeva,
sarebbe nata, sarebbe cresciuta,
sarebbe vissuta malata.

Non cantano gli angeli il giorno 5,
non cade la neve dove batte il sole,
non batte cuore per chi si vuole,
non piange Dio per il tuo amore.

Sarà tardi quando calerà il sole,
sarà tardi quando avrai il tuo onore.

Simon Trumpet