L’uomo di fronte al fuoco
soffia forte per spegnerlo.
L’uomo quando avverte
freddo si scalda soffiando.
Quando della polvere cade
in un occhio l’uomo soffia.
L’uomo per staccare le pagine
di un libro soffia e risoffia forte.
Quando del cibo è bollente
l’uomo soffia per raffreddarlo.
Quando dei capelli coprono la
vista l’uomo soffia per spostarli.
Quando un uomo mai più si
muove e il suo cuore si fa
duro, dicono che il suo animo
sia spirato come soffio di vita.
Quando un uomo muore dicono
che abbia fatto l’ultimo sospiro.
fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff
Simon Trumpet
martedì 25 ottobre 2011
sabato 22 ottobre 2011
ANDROIDE
Ed è così che vorrei essere,
androide senza organi vitali
che sappiano trasmettermi
microsensazioni elettromagnetiche
in pulsioni cardiache. Simbolismo
del più simbolico simbolo onirico.
Puro senza ambiguità e mezze verità.
Senza sangue che possa sporcarmi,
che possa trasportarmi su fiumi e fiumi
di conoscenze aliene così mature.
Vitale solo di batterie al litio cariche
all’infinito e funzionanti anche con
black-out tra iterazioni così caotiche.
Con un Dio chiamato Microchip e
una Vergine chiamata Elettronica.
Vorrei essere si, pieno di cavi, rame,
plastica, centraline,e nessun altro sistema
in grado d’alimentarmi connessioni
alquanto imperfette e disfunzionali.
Vorrei essere una specie così
capace in ogni cosa materiale,
in grado di manovrare ogni razionalità
e perfino convinta di credere d’esistere.
Simon Trumpet
venerdì 21 ottobre 2011
FATINA MEZZ'ALA
Fatina mezz’ala sobbalza nella sua gabbia.
La ruggine del metallo le avvelena l’unico
polmone ancora funzionante. Fischia riti
soffocati dalle pareti che la rinchiudono.
La sua bacchetta magica appare come uno
zampillo vuoto in una fontana abbandonata.
Le sue preghiere invocano tutti i santi e le dee
ma i tarocchi le hanno previsto pioggia, per sempre.
Sta allora così, chiusa e impassibile
alle cause di un male ormai non più male.
La cancrena le ha formato bolle nere fra le mani immobili.
I piedi sono intagliati dalle schegge del ferro
ed ad ogni passo nuovo sangue le sgorga come
ultimo segno di vita. Ogni tanto smuove quello stelo
alchemico tinto di polverina bianca; a volte la
sniffa: per la carica, dice.
Una porta poi si apre sempre quando meno se l’aspetta
ma da quella fessura non emerge mai nessuna luce.
Un uomo o donna, forse eunuco? chissà, le porta del cibo
e l’alimenta con un flebo denso di rifiuti gastrici e vitamine
piantato nel suo cervelletto fino ad esausto riempimento.
L’overdose di nutrimento cosciente le
è servito fresco e in confezioni ospedaliere.
La fatina attinge, attinge consapevole dell’unica
fonte di salvezza. Ancora, ancora, piange da occhi
fin troppo scarni di volume per avere colto l’ombra
che ha di fronte. La figura le riversa così tutto il contenuto
nelle membrane grigie pisciandole fra la testa rasata e
le pustole cancerogene del suo immenso sapere.
Ancora e ancora e la fatina sbocca memorie furenti.
Prosciugata del suo interno, moribonda del suo
anestetico, l’ombra evade lasciandole un'ala morta
nella gabbia, come ad ogni visita.
Per il tuo completamento, le dice.
Fradicia, puzzolente e sporca la fata agita lo stelo
floscio e incita alcuni versi a Satana ma nessun fuoco
la risveglia.
Altre ali stanno lì, tra vomiti infiniti e la merda.
Ennesimi rifiuti che crescono ad ogni stagione.
È fin troppo presto per la comprensione.
È fin troppo presto per volare e questo la fatina lo sa.
Per questo rimane così, incompleta, a metà senz’ala
in attesa d’imparare a farne almeno, anche di se stessa.
Simon Trumpet
La ruggine del metallo le avvelena l’unico
polmone ancora funzionante. Fischia riti
soffocati dalle pareti che la rinchiudono.
La sua bacchetta magica appare come uno
zampillo vuoto in una fontana abbandonata.
Le sue preghiere invocano tutti i santi e le dee
ma i tarocchi le hanno previsto pioggia, per sempre.
Sta allora così, chiusa e impassibile
alle cause di un male ormai non più male.
La cancrena le ha formato bolle nere fra le mani immobili.
I piedi sono intagliati dalle schegge del ferro
ed ad ogni passo nuovo sangue le sgorga come
ultimo segno di vita. Ogni tanto smuove quello stelo
alchemico tinto di polverina bianca; a volte la
sniffa: per la carica, dice.
Una porta poi si apre sempre quando meno se l’aspetta
ma da quella fessura non emerge mai nessuna luce.
Un uomo o donna, forse eunuco? chissà, le porta del cibo
e l’alimenta con un flebo denso di rifiuti gastrici e vitamine
piantato nel suo cervelletto fino ad esausto riempimento.
L’overdose di nutrimento cosciente le
è servito fresco e in confezioni ospedaliere.
La fatina attinge, attinge consapevole dell’unica
fonte di salvezza. Ancora, ancora, piange da occhi
fin troppo scarni di volume per avere colto l’ombra
che ha di fronte. La figura le riversa così tutto il contenuto
nelle membrane grigie pisciandole fra la testa rasata e
le pustole cancerogene del suo immenso sapere.
Ancora e ancora e la fatina sbocca memorie furenti.
Prosciugata del suo interno, moribonda del suo
anestetico, l’ombra evade lasciandole un'ala morta
nella gabbia, come ad ogni visita.
Per il tuo completamento, le dice.
Fradicia, puzzolente e sporca la fata agita lo stelo
floscio e incita alcuni versi a Satana ma nessun fuoco
la risveglia.
Altre ali stanno lì, tra vomiti infiniti e la merda.
Ennesimi rifiuti che crescono ad ogni stagione.
È fin troppo presto per la comprensione.
È fin troppo presto per volare e questo la fatina lo sa.
Per questo rimane così, incompleta, a metà senz’ala
in attesa d’imparare a farne almeno, anche di se stessa.
Simon Trumpet
giovedì 20 ottobre 2011
SUICIDIO PER GIOVANI AMANTI
Tutto dipende, pende, dipenderà, dalla ricettività. Dal ricevere quell’impulso elettromagnetico che crei un sibilio nel tuo mezzo di ricezione, qualunque esso sia. Dagli organi di riorganizzazione sociale, al cellulare, alle poste, tutto ciò che ti permette di avere, ecco tutto questo crea il tuo grado d’apprezzamento. No, non ha importanza contare per qualcuno; ciò che conta è contare per i contatti. Sono i contatti a darti importanza, attenzione, fama personale. Non conti nulla senza essi; ricordalo: se non hai contatti non hai contatto. E per avere questo, il tuo tatto deve essere alquanto fine, sensibile, ipoallergico, deve essere una matassa di grandi labbra pronte a captare ogni minimo cambiamento d’umore e di sensazione. Avvertire è come prevenire. Solo così, avvertendo, puoi farti migliaia di contatti. Furbizia, stolto, dovrai conseguire per distinguere ogni situazione differente. È così che agisce il più grande contatto di tutti, big conctact.
La sua rete d’amicizie telecomunicative supera la barriera del suono.
Lo so, a te basta poco per sentirti importante.
Sbagliato.
Non si vive di sola aria.
E nemmeno d’amore.
Presto ragazzo, cosa vorrai essere per la tua donna, un inutile te o un utile contatto?
Pensi che avrai opportunità di crescere senza l’avanzamento della tecnologia?
Pensi che rimarrai per sempre giovane soffermandoti sull’impassibilità alla rete telematica?
Abbandonati allo schermo; lasciati compenetrare, sarà tutto così indolore. Non hai bisogno delle superstizioni e delle cose perfette; solo l’apparire può aiutarti; darti il tenore che non hai a casa.
Non è come vivere, e più come un suicidio per giovani amanti legati alla pelle. La pelle è qualcosa per vecchi, su un plasma hai sempre e pur sempre vent’anni, in ogni epoca.
Abbandonati.
Lasciati andare.
Non aspettare.
Il tempo passa nel reale.
Nel virtuale tutto è infinito, compresa la morte.
Simon Trumpet
La sua rete d’amicizie telecomunicative supera la barriera del suono.
Lo so, a te basta poco per sentirti importante.
Sbagliato.
Non si vive di sola aria.
E nemmeno d’amore.
Presto ragazzo, cosa vorrai essere per la tua donna, un inutile te o un utile contatto?
Pensi che avrai opportunità di crescere senza l’avanzamento della tecnologia?
Pensi che rimarrai per sempre giovane soffermandoti sull’impassibilità alla rete telematica?
Abbandonati allo schermo; lasciati compenetrare, sarà tutto così indolore. Non hai bisogno delle superstizioni e delle cose perfette; solo l’apparire può aiutarti; darti il tenore che non hai a casa.
Non è come vivere, e più come un suicidio per giovani amanti legati alla pelle. La pelle è qualcosa per vecchi, su un plasma hai sempre e pur sempre vent’anni, in ogni epoca.
Abbandonati.
Lasciati andare.
Non aspettare.
Il tempo passa nel reale.
Nel virtuale tutto è infinito, compresa la morte.
Simon Trumpet
martedì 18 ottobre 2011
AD OCCHI CHIUSI
Già siamo consumati dagli obblighi verso altro, altri, che costituirsi senza un piacere renderebbe anche una semplice risposta un comando. Tutto questo per apparire, comparire così diversi, simili, dissimili, alle apparenze del proprio essere. Ed è così che ci formuliamo solo per un concetto di bello, accettato, assimilato e filtrato fra le radici di comuni mortali che sperano di vedere nei tuoi occhi il frutto della loro buccia di splendore.
E si sa, la vipera tinge dalla mela che più l’attira pur non capendo che dentro è marcia.
Da millenni sappiamo che tutto ciò che fuori è migliore dentro è marcio eppure mangiamo, ci nutriamo, ingrassiamo, ci ingozziamo delle nostre più allusive capacità visive. Eppure basterebbe solo annusarne l’odore per comprendere la bontà della sostanza; basterebbe un piccolo foro, grande quanto un spillo, impercettibile, invisibile per mostrarci la vera natura di quello che non ci appare subito comprensibile. Siamo noci toste e dure da scalfire ma fin troppo morbide fra il guscio per poter essere protette; per poter sfuggire alle nostre debolezze verso qualcosa che ci accomodi e basta.
Così peschiamo come pescatori accaniti di pesce sempre fresco.
Ad occhi chiusi.
A naso chiuso.
Peschiamo solo la carta che ci indichi il futuro.
Non scegliamo mai nulla di ciò che ci appartiene, peschiamo solo alla cieca guidati dal caso.
Tutto si configura nella radice di una moltiplicazione per infiniti destini tesi a risultare un numero pressoché adatto al P greco di una circonferenza così imperfetta da colmare ma così piccola da formare il tuo mondo.
E quello che ottieni lo segni, lo segni talmente forte nella tua fronte che arrivi a ritenere che quel segno sia il destino voluto per te, la tua luce nel buio. Ma non sai, non sai che come Sole si nasconda dietro le nuvole quando piove ma è lì, è lì sempre presente e acceso, così Luce è ciò che si dimostra dietro il buio di uno sguardo chiuso, cieco e sempre assente e spento.
Nemmeno occhiali spessi aiutano a visualizzare retoriche moralizzazioni sulle scelte d’apporre alle costanti valutazioni quotidiane del dovere di indicare una via per se stessi. Ma ciò è necessario, prima che il caso indichi per te una strada che non t’appartiene, che ti è scomoda, lontana e fin troppo distante in un mare di pesci che affogano per liberarsi di aria non adatta a tutti.
Simon Trumpet
lunedì 17 ottobre 2011
IL CIELO DORME
Il cielo dorme appoggiato alla terra;
non c’è nulla di rimasto sveglio
se non il tuo senso di non senso.
E se le paure potessero volare,
cammineresti ancora nella pianura?
I fiumi riversano l’acqua su superfici
atte a non essere riempiete, e tu
colmi il silenzio con il canto del muto.
E se le primavere potessero esplodere,
viaggeresti ancora incontro all’inverno?
Le montagne gettano ombre sui faggi;
non c’è abete che non paghi con spine
il desiderio di essere spoglio di sentimento.
E se i bambini fossero mutilati,
avresti ancora voglia di giocare con i loro sorrisi?
L’incontro con il buio è una luce
di speranza per chi non ha accesso
al solare splendore dell’innocenza.
E se ti fosse rilevata la verità,
invocheresti ancora la madre natura?
Il controllo della sorgente è la soluzione
per chi nel cosmo attecchisce al primo
freddo conservandosi duro come ghiaccio.
E se ti fosse dato cuore come cibo,
smetteresti di mangiare quello che non ti appartiene?
Simon Trumpet
giovedì 13 ottobre 2011
Trauma n.14: RIPETIZIONI
Me lo dicono spesso:
«Leggendo i tuoi lavori appari spesso ripetitivo ...»
Grazie al cazzo, rispondo io.
Certo, posso anche esserlo, ripetitivo, ma scusate se la mia mente pensa a certe cose e non ad altre o se mi piace incidervi come fa un coltello piantato in fronte quello che voglio esprimere.
Insomma, cosa dovrei fare? Controllare se tale parola, verbo, argomento è già stato trattato? Già è complicato inventarsi una storia, un qualcosa da dire, e mi dite che mi ripeto?
Grazie al cazzo, rispondo io.
Oh scusate, un’altra ripetizione. Sarò sbadato, ma in verità ricordo poco di quello che dico e scusate se la mia mente pensa a certe cose e non altre o se mi piace incidervi come fa un coltello in fronte quello che voglio esprimere.
D’altronde, se accendete la Tv non fanno mica sempre i soliti film o programmi? Eppure anche se vi lamentate delle solite trasmissioni, la televisione l’accendete ogni giorno e ci rimanete fissi su quel cazzo di schermo per ore e ore.
E dite a me che sono ripetitivo.
Grazie al cazzo, rispondo io.
Insomma, cosa dovrei fare? Già è complicato inventarsi una storia, qualcosa da dire, e mi dite che sono ripetitivo.
Devo spegnermi io, mentre le televisioni stanno accese?
Col cazzo.
Spegnetevi voi, piuttosto.
Oh scusate, cazzo, un’altra ripetizione, cazzo.
Sarò pure noioso, io, ma la televisione è divertente?
La vita che fate è divertente?
Casa – lavoro – casa – lavoro – casa – lavoro.
Rai 1– Canale 5 – Rai 1 – Canale 5 – Rai 1.
Casa – lavoro – casa – lavoro – casa – lavoro.
Rai 1– Canale 5 – Rai 1 – Canale 5 – Rai 1.
Sono sempre i soliti canali eppure anche se vi lamentate delle solite trasmissioni, la televisione l’accendete ogni giorno e ci rimanete fissi su quel cazzo di schermo per ore e ore.
La vita è ripetitiva e dite a me che sono ripetitivo.
Grazie al cazzo, rispondo io.
D’altronde se scendete per strade non vedete sempre le stesse cose? Lo stesso autobus, le stesse persone, gli stessi negozi, le stesse vie, gli stessi negozi, lo stesso paese, lo stesso campanile e dite a me che sono ripetitivo.
Casa – lavoro – casa – lavoro – casa – lavoro.
Rai 1– Canale 5 – Rai 1 – Canale 5 – Rai 1.
Questo è ripetitivo.
Oh scusate, un’altra ripetizione.
Tuttavia non cambiate mai nulla di quello che fate. Non provate mai a fare la strada diversa per tornare a casa. Non provate mai a fare almeno di andare a lavoro. Non provate mai a fare almeno di tornare a casa.
Casa – lavoro – casa – lavoro – casa – lavoro.
Siete come il treno regionale Vicenza – Padova: si ferma alle solite quattro stazioni, oltre non va; non va proprio.
Come voi.
Rai 1– Canale 5 – Rai 1 – Canale 5 – Rai 1.
Avete ormai il callo da canale sul pollice.
Devo spegnermi io, mentre le televisioni stanno accese?
Col cazzo.
Spegnetevi voi, piuttosto.
Oh scusate, cazzo, un’altra ripetizione, cazzo.
Almeno la mia è inventiva di dire certe cosa in maniera differente e non è come sostenere di essere ripetitivi.
Lo stesso autobus, le stesse persone, gli stessi negozi, le stesse vie, gli stessi negozi, lo stesso paese, lo stesso campanile questo è ripetitivo.
Certo, posso anche esserlo, ripetitivo, ma scusate se la mia mente pensa a certe cose e non ad altre o se mi piace incidervi come fa un coltello piantato in fronte quello che voglio esprimere.
Almeno il mio è un pensiero e non la monotonia di un canale.
Rai 1– Canale 5 – Rai 1 – Canale 5 – Rai 1.
Siete come il treno regionale Vicenza – Padova: si ferma alle solite quattro stazioni, oltre non va; non va proprio.
Come voi.
Tuttavia non cambiate mai nulla di quello che fate. Non provate mai a fare la strada diversa per tornare a casa. Non provate mai a fare almeno di andare a lavoro. Non provate mai a fare almeno di tornare a casa.
E dite a me che sono ripetitivo.
Grazie al cazzo, rispondo io.
Oh scusate, un’altra ripetizione. Sarò sbadato, ma in verità ricordo poco di quello che dico e scusate se la mia mente pensa a certe cose e non altre o se mi piace incidervi come fa un coltello in fronte quello che voglio esprimere.
Almeno il mio è un pensiero e non la monotonia di un canale.
Avete ormai il callo da canale sul pollice.
E dite a me che sono ripetitivo.
Grazie al cazzo.
Simon Trumpet
«Leggendo i tuoi lavori appari spesso ripetitivo ...»
Grazie al cazzo, rispondo io.
Certo, posso anche esserlo, ripetitivo, ma scusate se la mia mente pensa a certe cose e non ad altre o se mi piace incidervi come fa un coltello piantato in fronte quello che voglio esprimere.
Insomma, cosa dovrei fare? Controllare se tale parola, verbo, argomento è già stato trattato? Già è complicato inventarsi una storia, un qualcosa da dire, e mi dite che mi ripeto?
Grazie al cazzo, rispondo io.
Oh scusate, un’altra ripetizione. Sarò sbadato, ma in verità ricordo poco di quello che dico e scusate se la mia mente pensa a certe cose e non altre o se mi piace incidervi come fa un coltello in fronte quello che voglio esprimere.
D’altronde, se accendete la Tv non fanno mica sempre i soliti film o programmi? Eppure anche se vi lamentate delle solite trasmissioni, la televisione l’accendete ogni giorno e ci rimanete fissi su quel cazzo di schermo per ore e ore.
E dite a me che sono ripetitivo.
Grazie al cazzo, rispondo io.
Insomma, cosa dovrei fare? Già è complicato inventarsi una storia, qualcosa da dire, e mi dite che sono ripetitivo.
Devo spegnermi io, mentre le televisioni stanno accese?
Col cazzo.
Spegnetevi voi, piuttosto.
Oh scusate, cazzo, un’altra ripetizione, cazzo.
Sarò pure noioso, io, ma la televisione è divertente?
La vita che fate è divertente?
Casa – lavoro – casa – lavoro – casa – lavoro.
Rai 1– Canale 5 – Rai 1 – Canale 5 – Rai 1.
Casa – lavoro – casa – lavoro – casa – lavoro.
Rai 1– Canale 5 – Rai 1 – Canale 5 – Rai 1.
Sono sempre i soliti canali eppure anche se vi lamentate delle solite trasmissioni, la televisione l’accendete ogni giorno e ci rimanete fissi su quel cazzo di schermo per ore e ore.
La vita è ripetitiva e dite a me che sono ripetitivo.
Grazie al cazzo, rispondo io.
D’altronde se scendete per strade non vedete sempre le stesse cose? Lo stesso autobus, le stesse persone, gli stessi negozi, le stesse vie, gli stessi negozi, lo stesso paese, lo stesso campanile e dite a me che sono ripetitivo.
Casa – lavoro – casa – lavoro – casa – lavoro.
Rai 1– Canale 5 – Rai 1 – Canale 5 – Rai 1.
Questo è ripetitivo.
Oh scusate, un’altra ripetizione.
Tuttavia non cambiate mai nulla di quello che fate. Non provate mai a fare la strada diversa per tornare a casa. Non provate mai a fare almeno di andare a lavoro. Non provate mai a fare almeno di tornare a casa.
Casa – lavoro – casa – lavoro – casa – lavoro.
Siete come il treno regionale Vicenza – Padova: si ferma alle solite quattro stazioni, oltre non va; non va proprio.
Come voi.
Rai 1– Canale 5 – Rai 1 – Canale 5 – Rai 1.
Avete ormai il callo da canale sul pollice.
Devo spegnermi io, mentre le televisioni stanno accese?
Col cazzo.
Spegnetevi voi, piuttosto.
Oh scusate, cazzo, un’altra ripetizione, cazzo.
Almeno la mia è inventiva di dire certe cosa in maniera differente e non è come sostenere di essere ripetitivi.
Lo stesso autobus, le stesse persone, gli stessi negozi, le stesse vie, gli stessi negozi, lo stesso paese, lo stesso campanile questo è ripetitivo.
Certo, posso anche esserlo, ripetitivo, ma scusate se la mia mente pensa a certe cose e non ad altre o se mi piace incidervi come fa un coltello piantato in fronte quello che voglio esprimere.
Almeno il mio è un pensiero e non la monotonia di un canale.
Rai 1– Canale 5 – Rai 1 – Canale 5 – Rai 1.
Siete come il treno regionale Vicenza – Padova: si ferma alle solite quattro stazioni, oltre non va; non va proprio.
Come voi.
Tuttavia non cambiate mai nulla di quello che fate. Non provate mai a fare la strada diversa per tornare a casa. Non provate mai a fare almeno di andare a lavoro. Non provate mai a fare almeno di tornare a casa.
E dite a me che sono ripetitivo.
Grazie al cazzo, rispondo io.
Oh scusate, un’altra ripetizione. Sarò sbadato, ma in verità ricordo poco di quello che dico e scusate se la mia mente pensa a certe cose e non altre o se mi piace incidervi come fa un coltello in fronte quello che voglio esprimere.
Almeno il mio è un pensiero e non la monotonia di un canale.
Avete ormai il callo da canale sul pollice.
E dite a me che sono ripetitivo.
Grazie al cazzo.
Simon Trumpet
martedì 11 ottobre 2011
PESO
Peso, è quello che non ho.
Leggero leggero sono
e ininfluente su ogni tua scelta.
Mi hai riempito di sofferenze,
avevi paura che sparissi nel nulla?
Un chicco in più,
sto per svanire;
un chicco in più
sto per venire.
Peso, è quello che non ho.
Invisibile invisibile sono
e inascoltato in ogni tuo discorso.
Mi hai svuotato di emozioni,
avevi paura che esplodessi nella gioia?
Un chicco in meno,
sto per dimagrire;
un chicco in meno,
sto per digerire.
Peso, è quello che avrò perso nel sentirmi dire che ero diverso.
Simon Trumpet
Leggero leggero sono
e ininfluente su ogni tua scelta.
Mi hai riempito di sofferenze,
avevi paura che sparissi nel nulla?
Un chicco in più,
sto per svanire;
un chicco in più
sto per venire.
Peso, è quello che non ho.
Invisibile invisibile sono
e inascoltato in ogni tuo discorso.
Mi hai svuotato di emozioni,
avevi paura che esplodessi nella gioia?
Un chicco in meno,
sto per dimagrire;
un chicco in meno,
sto per digerire.
Peso, è quello che avrò perso nel sentirmi dire che ero diverso.
Simon Trumpet
domenica 9 ottobre 2011
Trauma n.13: IL PESCE
E'quello che mi ripeto ogni giorno:
"se la gente ha problemi non è un mio problema".
Insomma, non posso essere il verme appeso all'amo e lasciarmi affogare per entrare nella bocca di qualcuno. Se vuoi il pesce più grosso devi comunque prima pasturare e poi pescare. Questo lo impari in ogni laghetto di trote della zona e non tramite le riflessioni sul Karma. La vita è come una grossa mollica di pane nell'acqua: attira decine di pescetti che riescono solo a cibarsi di poco e poi qualche raro pescione che ne fa un gran boccone di tutto, compreso te.
Noterete col tempo che siamo un po'animali e un po'cibo: in ogni caso dobbiamo mangiare ogni tanto; per cui non siamo solo vittime.
Poi se la gente non ha fame o mangia poco per la dieta non è un mio problema; io comunque continuo a pasturare: prima o poi un pesce affamato lo si trova anche in acque salate.
Io d'altra parte ho sempre odiato il pesce: preferisco le cozze.
I molluschi almeno non hanno spine e sono più facili da digerire; per questo i pesci che catturo con me sono sempre liberi di scegliere: o si fanno mangiare come ostriche (l'odore d'altronde è quello) oppure possono continuare a nuotare al largo del mio mare.
A proposito un mio amico mi raccontò che nelle spiagge colombiane sono zeppe di venditori ambulanti di ostriche. Appena vedono un turista subito lo accerchiano appoggiandoli la specialità marittima sulla bocca.
Anche al mio amico toccò lo stesso accerchiamento, ma da furbo rifiutò ogni ostrica offerta. Ma i venditori insistevano: prendevano i molluschi e glieli infilavano nelle tasche, nello zaino, sulle mani.
"Mangia, mangia" dicevano i pescatori.
"No grazie" rispondeva ogniqualvolta il mio amico.
"Coraggio amico, continuavano, l'ostrica ti fa venire il cazzo duro; duro amico!"
"No grazie" ribatteva lui.
Così, nonostante quelle proprietà curative, il mio amico non accettò nessuna buonissima ostrica, finché approdò sulla costa un altro turista.
Immediatamente allora i venditori lasciarono il mio amico e si gettarono su questo nuovo pesce fuori d'acqua. D'altronde l'oceano è pieno di animali.
"Avanti amico, magia ostrica ti fa cazzo duro!" disse il primo ambulante che lo raggiunse.
L'uomo rimase un po' perplesso, forse non aveva fame.
"Coraggio, è buona" continuò a invogliarlo il pescatore.
E così avvenne.
Sentendosi l'ostrica sulla bocca l'uomo la mangiò come se fosse la mela del peccato.
Beneficiando forse degli effetti della pillola blu, il turista ne accettò un'altra e un'altra ancora e più mangiava e più venditori accorrevano su di lui come un branco di lupi affamati.
Fatto sta che terminate le ostriche i venditori chiesero i soldi e di lui rimasero solo le mutande e un pene ritto.
Forse per questo non amo il pesce ma le ostriche le adoro.
Insomma di pescatori il mondo è pieno, di assassini un po'meno.
Alla fine me lo ripeto ogni giorno:
"se la gente ha problemi non è un mio problema".
E gettare grandi reti per catturare più cibo è un gesto alquanto inutile: il mare è pieno di scarponi dimenticati. Questo lo impari in qualsiasi laghetto di trote della zona e non facendo riflessioni sul Karma. Meglio una pesca sensata, ragionata, valutata. I pesci hanno misure, grandezze, proporzioni differenti così come le specie sono tra le più svariate: per questo amo i molluschi, sembrano tutti così uguali ma l'odore è simile al pesce oltre ad avere proprietà libidinose.
Se poi la gente non sa distinguere il pesce fresco da quello mal odorante non è un mio problema. Io scelgo sempre quello che sapete.
Ed è così che vi consiglio di rifiutare il pesce offerto perché tutto ha un prezzo, così come i molluschi.
Per il resto pescare al laghetto elimina ogni problema, compresi i vostri sui vari pesci da catturare.
Io come ormai sapete vado a ostriche, almeno godo dei loro effetti e non dei loro difetti.
Simon Trumpet
"se la gente ha problemi non è un mio problema".
Insomma, non posso essere il verme appeso all'amo e lasciarmi affogare per entrare nella bocca di qualcuno. Se vuoi il pesce più grosso devi comunque prima pasturare e poi pescare. Questo lo impari in ogni laghetto di trote della zona e non tramite le riflessioni sul Karma. La vita è come una grossa mollica di pane nell'acqua: attira decine di pescetti che riescono solo a cibarsi di poco e poi qualche raro pescione che ne fa un gran boccone di tutto, compreso te.
Noterete col tempo che siamo un po'animali e un po'cibo: in ogni caso dobbiamo mangiare ogni tanto; per cui non siamo solo vittime.
Poi se la gente non ha fame o mangia poco per la dieta non è un mio problema; io comunque continuo a pasturare: prima o poi un pesce affamato lo si trova anche in acque salate.
Io d'altra parte ho sempre odiato il pesce: preferisco le cozze.
I molluschi almeno non hanno spine e sono più facili da digerire; per questo i pesci che catturo con me sono sempre liberi di scegliere: o si fanno mangiare come ostriche (l'odore d'altronde è quello) oppure possono continuare a nuotare al largo del mio mare.
A proposito un mio amico mi raccontò che nelle spiagge colombiane sono zeppe di venditori ambulanti di ostriche. Appena vedono un turista subito lo accerchiano appoggiandoli la specialità marittima sulla bocca.
Anche al mio amico toccò lo stesso accerchiamento, ma da furbo rifiutò ogni ostrica offerta. Ma i venditori insistevano: prendevano i molluschi e glieli infilavano nelle tasche, nello zaino, sulle mani.
"Mangia, mangia" dicevano i pescatori.
"No grazie" rispondeva ogniqualvolta il mio amico.
"Coraggio amico, continuavano, l'ostrica ti fa venire il cazzo duro; duro amico!"
"No grazie" ribatteva lui.
Così, nonostante quelle proprietà curative, il mio amico non accettò nessuna buonissima ostrica, finché approdò sulla costa un altro turista.
Immediatamente allora i venditori lasciarono il mio amico e si gettarono su questo nuovo pesce fuori d'acqua. D'altronde l'oceano è pieno di animali.
"Avanti amico, magia ostrica ti fa cazzo duro!" disse il primo ambulante che lo raggiunse.
L'uomo rimase un po' perplesso, forse non aveva fame.
"Coraggio, è buona" continuò a invogliarlo il pescatore.
E così avvenne.
Sentendosi l'ostrica sulla bocca l'uomo la mangiò come se fosse la mela del peccato.
Beneficiando forse degli effetti della pillola blu, il turista ne accettò un'altra e un'altra ancora e più mangiava e più venditori accorrevano su di lui come un branco di lupi affamati.
Fatto sta che terminate le ostriche i venditori chiesero i soldi e di lui rimasero solo le mutande e un pene ritto.
Forse per questo non amo il pesce ma le ostriche le adoro.
Insomma di pescatori il mondo è pieno, di assassini un po'meno.
Alla fine me lo ripeto ogni giorno:
"se la gente ha problemi non è un mio problema".
E gettare grandi reti per catturare più cibo è un gesto alquanto inutile: il mare è pieno di scarponi dimenticati. Questo lo impari in qualsiasi laghetto di trote della zona e non facendo riflessioni sul Karma. Meglio una pesca sensata, ragionata, valutata. I pesci hanno misure, grandezze, proporzioni differenti così come le specie sono tra le più svariate: per questo amo i molluschi, sembrano tutti così uguali ma l'odore è simile al pesce oltre ad avere proprietà libidinose.
Se poi la gente non sa distinguere il pesce fresco da quello mal odorante non è un mio problema. Io scelgo sempre quello che sapete.
Ed è così che vi consiglio di rifiutare il pesce offerto perché tutto ha un prezzo, così come i molluschi.
Per il resto pescare al laghetto elimina ogni problema, compresi i vostri sui vari pesci da catturare.
Io come ormai sapete vado a ostriche, almeno godo dei loro effetti e non dei loro difetti.
Simon Trumpet
sabato 8 ottobre 2011
Trauma n.12: ERBA CHE NON CRESCE
Sul monte Somma c'è un luogo dove non cresce l'erba. Dicono che sia un tratto di terra in possesso del demonio. Una volta all'anno giovani e anziani salgono sul monte in pellegrinaggio a riprendersi la propria terra, ma l'erba non è mai cresciuta; sempre rasa come se fosse arsa dagli inferi. Il monte Somma è sempre verde e pieno di vegetazione. Dando le spalle al Vesuvio domina da millenni le valli sottostanti fuse tra cenere e mare. Ma quel pezzo di terreno, no; nessuno lo controlla. Ci hanno provato portando e piantando croci e crocefissi a salvare quei pochi ettari ma forse la soluzione di ogni male ancora non l'hanno trovata. E il monte intanto cresce con la testa rasata come un giovane infante appena sbocciato. Ha dell'incredibile l'unione di fede e credulità con cui si possa pensare che il demonio possieda una sua terra. Fatto sta che mio nonno proprio sulle pendici del monte vinse in un gioco d'azzardo numerose terre. Forse anche questa è una leggenda; mio nonno non l'ho mai conosciuto e nessuno mai mi aveva raccontato queste cose. Ma fatti così oscuri e misteriosi si intrecciano in una sorta di coincidenza che invitano a pensare. Forse mio nonno su quella terra infernale un giorno piantò un mazzo di carte col quale vinse; chissà. Gli uomini non sono nuovi a patti con qualcuno; d'altronde si fa di tutto per sopravvivere e garantire un qualcosa ai propri figli. Io da oggi non faccio altro che guardare il monte come se qualcosa ancora di celato sotto gli alberi aspettasse di essere rilevato. Non è facile da spiegarsi, ma in queste zone ogni giorno qualcosa del passato emerge ancora viva. C'è una sorta di forza che fa sì che alcune cose non vengano dimenticate. Così come la terra del demonio.
E anch'io oggi ho seminato qualcosa di mio su questi terreni, per necessità quasi di non essere dimenticato. Con la necessità quasi di essere scoperto fra macerie e terre incolte. Ma, il mio più grande desiderio però è un altro: sperare di diventare come quel lembo di terra arsa, così, senza padrone, libero dal dominio altrui; in grado di vivere senza crescere...
Simon Trumpet
E anch'io oggi ho seminato qualcosa di mio su questi terreni, per necessità quasi di non essere dimenticato. Con la necessità quasi di essere scoperto fra macerie e terre incolte. Ma, il mio più grande desiderio però è un altro: sperare di diventare come quel lembo di terra arsa, così, senza padrone, libero dal dominio altrui; in grado di vivere senza crescere...
Simon Trumpet
lunedì 3 ottobre 2011
UNA PAGINA
E ora che ti ho detto il mio nome, la mia identità, il mistero è svanito e nulla è più recuperabile, nemmeno la memoria. Ti prego non tremare dietro il mio viso, non sgocciolare tremuli sorrisi, non cucire un'approssimata intelligenza. Ora che mi sono rilevato è brutto essere se stessi. Compiango la mia mancanza di libertà ora; compiango il crudele essere che siamo, noi, noi che nella foresta ci sentiamo lupi, nell'acqua squali, nei cieli falchi, ma sulla terra semplicemente artificiali. Ora solo il consumo di plastica ci assimila, solo il cemento sa trasmetterci calore (anche le pietre sono più forti di me, adesso), e te, e te non ridere non ho ancora la mononucleosi e non scindermi come un'atomo, ti prego, vieni, ruota come un elettrone.
Forse hai ragione: è meglio lasciarci qui per non contaminarci, per non illuminarci, per non calamitarci uno contro l'altro. Il teatro è aperto ma è un turbamento recitare e così tu pensi che recito, ma non so mentire eppure ho gli occhi aperti e tu non guardi mai dentro. Soffoco nella penombra e così buio ormai, ma non importa morire, l'importante è che tu ti ricorda di me, non il mio nome, me, quello che sono non il mio nome, non il mio numero, ma quello che ti ho dato, quello che hai provato, quello che hai consumato di me anche in un solo minuto. Ciò che importa è che io sia un gene e che da te venga trasmesso in modo che io viva...
(da una pagina ritrovata fra tante)
Simon Trumpet
Forse hai ragione: è meglio lasciarci qui per non contaminarci, per non illuminarci, per non calamitarci uno contro l'altro. Il teatro è aperto ma è un turbamento recitare e così tu pensi che recito, ma non so mentire eppure ho gli occhi aperti e tu non guardi mai dentro. Soffoco nella penombra e così buio ormai, ma non importa morire, l'importante è che tu ti ricorda di me, non il mio nome, me, quello che sono non il mio nome, non il mio numero, ma quello che ti ho dato, quello che hai provato, quello che hai consumato di me anche in un solo minuto. Ciò che importa è che io sia un gene e che da te venga trasmesso in modo che io viva...
(da una pagina ritrovata fra tante)
Simon Trumpet
sabato 1 ottobre 2011
Trauma n. 11: IL VETRO
Una volta stavo andando in auto quando mi accorsi che avevo il vetro molto sporco e i riflessi della luce del sole sbattevano contro il parabrezza creando un effetto di totale invisibilità. Mi fermai così al primo benzinaio e presi una spazzola, del sapone e pulii per bene il vetro. Terminata l’operazione pensai che ora il vetro sarebbe stato pulito per un bel po’di tempo, ma appena ripartii, il vetro risultava ancora sporco. Era incredibile, eppure pensavo di aver fatto un bel lavoro. Così attivai il tergicristallo nel tentativo di eliminare quell’alone perenne. Tuttavia non funzionava, non funzionava nulla. Andai avanti per giorni e giorni con quello sporco. Riprovai con diversi detersivi, panni, stracci, tutto inutilmente. Ero sconfortato di non riuscire nemmeno a levare le macchie da un vetro.
Poi un giorno incontrai un mio amico meccanico e gli spiegai di come non riuscivo a pulire per bene quel vetro. Presi così un fazzoletto per dargli una dimostrazione; grattai per bene ma tutto rimaneva comunque sporco.
Lui mi osservò perplesso, stando zitto. Allora si avvicinò al vetro, si appoggiò sul cofano, diede un’occhiata sempre in silenzio. Analizzò per bene la situazione per pochi secondi; poi, si girò verso di me con un mezzo sorriso sulla bocca e disse:
«Hai provato a pulirlo per dentro?»
Simon Trumpet
Poi un giorno incontrai un mio amico meccanico e gli spiegai di come non riuscivo a pulire per bene quel vetro. Presi così un fazzoletto per dargli una dimostrazione; grattai per bene ma tutto rimaneva comunque sporco.
Lui mi osservò perplesso, stando zitto. Allora si avvicinò al vetro, si appoggiò sul cofano, diede un’occhiata sempre in silenzio. Analizzò per bene la situazione per pochi secondi; poi, si girò verso di me con un mezzo sorriso sulla bocca e disse:
«Hai provato a pulirlo per dentro?»
Simon Trumpet
Trauma n.10: LA STORIA
«Vedi, mi diceva, tutti questi testi di storia? Sono solo carta straccia. La storia di Roma, la rivoluzione Russa, le guerre mondiali, eventi inventati.»
Io la guardavo senza dire una parola, senza battere una ciglia.
«Tutto queste sono semplici bugie, e sai perché? Perché nessuno di coloro che hanno letto o leggeranno questi libri ha in realtà vissuto tali eventi. E quindi, come possiamo considerarli reali? Solo perché c’è lo dice una pagina? Lo sai quante cose possono essere omesse e cambiate tramite una penna? Questo mio vestito bianco, per esempio, su un testo potrebbe diventare nero. Questo libro che si chiama “L’impero di Carlo Magno” potrebbe cambiare in “L’impero di il Magno Carlo”. Guarda qui: abbiamo il libro nero del comunismo e quello del fascismo, e allora, chi ha torto o ragione? Chi è buono o cattivo? Cos’è giusto o sbagliato? Esistono le testimonianze, i monumenti e i documenti ufficiali, certo, ma allora perché ci vogliono far convincere dell’esistenza di nazioni come la Padania o del fatto che arabi senza patente aerea riescano a rubare un boing in America e riuscire tranquillamente a schiantarsi sulle torri gemelle o il pentagono? Esistono documenti ufficiali dell’esistenza di una nazione o di un’area geografica denominata Padania? Esiste una linea di demarcazione tra la realtà e la finzione? No; e allora la storia per me è una grande bugia, perché la Padania e l’11 settembre rientreranno nella storia come eventi di ugual importanza all’attraversata del Rubicone da parte di Giulio Cesare o della caduta del muro di Berlino.
Domani potrei alzarmi e scrivere la mia grande storia, nella quale tu, lui e quella donna non siete mai esistite. Queste stanze, quella porta e questo edificio sono sospese nell’aria e parlano greco. Poi convincerei a voce tutti coloro che conosco che quanto sostengo è vero, ma nessuno mi crederà. Allora dirò a loro che è scritto, è scritto su un libro, lo narra un libro, lo dice in una pagina e allora anche se alle mie parole nessuno avrà creduto, grazie a quella pagina sarò creduto.
E’ così che accade.
Pensa solo a Dio e alla Bibbia. Una serie di storie tramandate di secolo in secolo i cui protagonisti sono persone di dubbia esistenza e sono mosse solo da una fede cieca. E per non dire di Gesù Cristo, di cui non esistono documenti, ne monumenti ne atti ufficiali anche per i più pignoli teorici della storia. Di lui nessun storico contemporaneo romano ne parla e il primo Vangelo risalirebbe a circa 60 anni dopo la sua morte. Sai cosa può inventare la mente umana dopo sessant’anni? Per esempio può inventare che l’olocausto nella seconda guerra mondiale ai danni degli ebrei non si sia mai verificato. E sono molti a sostenere questo, e dunque la storia è solo invenzione, come fa ad essere vera se ognuno può dire e sostenere una teoria differente? E perché mi devono far passare per veri fatti e personaggi che potrebbero non essere mai esistiti e nonostante tutto riescano a condizionare la mia vita a distanza di migliaia di anni? A tanta ignoranza si riduce la mente e il pensiero umano?
Parliamo dei nostri politici, della casta? Loro che quando sono intervistati dicono di essere puliti, casti, puritani al 100% e poi dietro la telecamera la magistratura scopre che non sono altro che puttanieri cattolici legati alla fede quanto alla loro moglie cornuta.
Loro che risultano essere così fieri della loro lotta alla mafia e all’evasione e poi sono i primi boss camorristi d’Italia a indossare vestiti in giacca e cravatta made in Cina.
È tutto falso. La gente è falsa; quello che leggi è falso; quello che vedi è falso; niente si salva, viviamo in un mondo di illusioni. Svegliarsi non serve più a nulla, anche se dovresti farlo: almeno capiresti che tutto quello che hai non è reale.
Per la questura 100 manifestanti diventano 20. Per un giornale un sussurro diventa un urlo. Per la polizia una bottiglia diventa una molotov.
Anche la matematica, l’oggettistica e le percezioni su carta, video o voce posso mutare, trasformarsi in altro diverso da quello che è vero.
Siamo in balia di una continua e insistita correzione dei fatti e del revisionismo storico che va dalla cronaca cittadina all’assassinio di un presidente degli Stati Uniti, niente risulta essere immune al cambiamento, nemmeno la tua faccia sottoposta a continui aggiustamenti d’età, tanto per imbrogliarsi anche di fronte alla propria carta d’identità.
Simon Trumpet
Io la guardavo senza dire una parola, senza battere una ciglia.
«Tutto queste sono semplici bugie, e sai perché? Perché nessuno di coloro che hanno letto o leggeranno questi libri ha in realtà vissuto tali eventi. E quindi, come possiamo considerarli reali? Solo perché c’è lo dice una pagina? Lo sai quante cose possono essere omesse e cambiate tramite una penna? Questo mio vestito bianco, per esempio, su un testo potrebbe diventare nero. Questo libro che si chiama “L’impero di Carlo Magno” potrebbe cambiare in “L’impero di il Magno Carlo”. Guarda qui: abbiamo il libro nero del comunismo e quello del fascismo, e allora, chi ha torto o ragione? Chi è buono o cattivo? Cos’è giusto o sbagliato? Esistono le testimonianze, i monumenti e i documenti ufficiali, certo, ma allora perché ci vogliono far convincere dell’esistenza di nazioni come la Padania o del fatto che arabi senza patente aerea riescano a rubare un boing in America e riuscire tranquillamente a schiantarsi sulle torri gemelle o il pentagono? Esistono documenti ufficiali dell’esistenza di una nazione o di un’area geografica denominata Padania? Esiste una linea di demarcazione tra la realtà e la finzione? No; e allora la storia per me è una grande bugia, perché la Padania e l’11 settembre rientreranno nella storia come eventi di ugual importanza all’attraversata del Rubicone da parte di Giulio Cesare o della caduta del muro di Berlino.
Domani potrei alzarmi e scrivere la mia grande storia, nella quale tu, lui e quella donna non siete mai esistite. Queste stanze, quella porta e questo edificio sono sospese nell’aria e parlano greco. Poi convincerei a voce tutti coloro che conosco che quanto sostengo è vero, ma nessuno mi crederà. Allora dirò a loro che è scritto, è scritto su un libro, lo narra un libro, lo dice in una pagina e allora anche se alle mie parole nessuno avrà creduto, grazie a quella pagina sarò creduto.
E’ così che accade.
Pensa solo a Dio e alla Bibbia. Una serie di storie tramandate di secolo in secolo i cui protagonisti sono persone di dubbia esistenza e sono mosse solo da una fede cieca. E per non dire di Gesù Cristo, di cui non esistono documenti, ne monumenti ne atti ufficiali anche per i più pignoli teorici della storia. Di lui nessun storico contemporaneo romano ne parla e il primo Vangelo risalirebbe a circa 60 anni dopo la sua morte. Sai cosa può inventare la mente umana dopo sessant’anni? Per esempio può inventare che l’olocausto nella seconda guerra mondiale ai danni degli ebrei non si sia mai verificato. E sono molti a sostenere questo, e dunque la storia è solo invenzione, come fa ad essere vera se ognuno può dire e sostenere una teoria differente? E perché mi devono far passare per veri fatti e personaggi che potrebbero non essere mai esistiti e nonostante tutto riescano a condizionare la mia vita a distanza di migliaia di anni? A tanta ignoranza si riduce la mente e il pensiero umano?
Parliamo dei nostri politici, della casta? Loro che quando sono intervistati dicono di essere puliti, casti, puritani al 100% e poi dietro la telecamera la magistratura scopre che non sono altro che puttanieri cattolici legati alla fede quanto alla loro moglie cornuta.
Loro che risultano essere così fieri della loro lotta alla mafia e all’evasione e poi sono i primi boss camorristi d’Italia a indossare vestiti in giacca e cravatta made in Cina.
È tutto falso. La gente è falsa; quello che leggi è falso; quello che vedi è falso; niente si salva, viviamo in un mondo di illusioni. Svegliarsi non serve più a nulla, anche se dovresti farlo: almeno capiresti che tutto quello che hai non è reale.
Per la questura 100 manifestanti diventano 20. Per un giornale un sussurro diventa un urlo. Per la polizia una bottiglia diventa una molotov.
Anche la matematica, l’oggettistica e le percezioni su carta, video o voce posso mutare, trasformarsi in altro diverso da quello che è vero.
Siamo in balia di una continua e insistita correzione dei fatti e del revisionismo storico che va dalla cronaca cittadina all’assassinio di un presidente degli Stati Uniti, niente risulta essere immune al cambiamento, nemmeno la tua faccia sottoposta a continui aggiustamenti d’età, tanto per imbrogliarsi anche di fronte alla propria carta d’identità.
Simon Trumpet
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