domenica 18 marzo 2012

PRIMAVERA

È primavera,
e un altro goccio di sobrietà
ella ci porterà,
così come se
fosse stato un inverno arido
di complicità
tra le nature
umane di questa società.
Ora è il sole,
e nient'altro,
ciò che scalda la faccia
dalla serenità
nel sentir un uccellino
fischiar vicino
a una testa imbevuta
di solo vino.

Ricrescono
le foglie prima staccate,
rivivono
le piante prima stecchite,
e l'odor
della vita e della vite
si diffonde
su queste foto dipinte
in un piccolo
spazio chiamato mondo
in cui i colori,
frutto delle arti in tondo,
primeggiano
sull'idea del piacere
impresso
nell'attimo in cui uno scatto
immortala
il profumo di un fiore intatto.

Simon Trumpet

venerdì 9 marzo 2012

FERMO NELLO STESSO PUNTO

È notte tarda ma non così profonda da risucchiarmi nelle sue profondità. Sto tornando a casa, a piedi. Sono fiacco e sento come se fossi appena stato partorito nel mondo. Mi sento strano, estraniato, fuori luogo. Sarà la stanchezza; sarà il sonno. Passeggio e passeggio con un vento freddo e tanto bastardo da graffiarmi ciò che rimane del mio viso scoperto da una lunga e larga sciarpa. Gli occhi faticano a rimanere aperti a causa delle continue raffiche che ghiacciano anche il pensiero quando lo sento chiaramente. Un verso, forse, o un richiamo. Sospendo un attimo il passo a mezz'aria per non provocare rumori di disturbo. Con un po' d'attenzione l'avverto meglio. Ueue è il pianto di un bambino, almeno sembra. No, non può essere. Deve essere un gatto e il suo miao miao. Riprendo il cammino, convinto di non essermi convinto per quanto appena udito. È la stanchezza, e questo deve essere il suono del sonno che mi dice addormentati subito. Non manca molto, ormai, alla mia casa. Ueue nuovamente. Questa volta risuona chiaro. No, non può essere. Deve essere un gattino perso da qualche parte. Ueue. Deve essere la stanchezza; è la stanchezza che mi crea allucinazioni uditive. Lasciamo stare, fra poco sarò sotto le coperte. Ueue. Da dove viene? Deve essere qua vicino se posso sentirlo così nitido. C'è un parchetto lungo questa strada. E se venisse da lì? Allungare un po' la strada non mi costa nulla; almeno mi rassicuro che è un gatto. Mi muovo in direzione dell'eco con il vento che soffia squassando le fronde degli alberi producendo l'urlo delle foglie. Ueue. Ormai sono quasi giunto. Allungo la camminata. Le abitazione sono tutte chiuse e con le tapparelle abbassate. Le luce dei lampioni si fanno più scure rendendo ogni oggetto sulla via l'ombra di se stesso. Intravedo il parco. L'ingresso è aperto, le panchine sedute. Ueue. Eccolo! Non ho dubbi, proviene da dentro. Apro bene gli occhi nonostante l'aria violenta. Supero il varco d'entrata, osservo ogni angolo e noto l'altalena che si agita senza nessuno in cima. Il pianto è sparito. Esco, devo essermi illuso come un bambino. Sarà stato uno stupido gatto che è scappato appena mi ha visto. Lo sapevo. Mi avvio di nuovo verso la mia abitazione. Le nuvole sopra la mia testa si muovo veloci; sembrano infinite nel loro susseguirsi. Il freddo mi riprende e le cartacce mi circondano in piccoli vortici giocherelloni. Ci sono quasi. Ueue. Faccio finta di nulla. Ueue. Basta. Ueue. Di nuovo quel gatto? Questa volta sembra provenire dal mio appartamento. È la stanchezza. È il sonno. Sto sognando; non può essere. Ueue. Ecco la porta di casa. Ueue. Il vento smette di colpirmi. Salgo le scale due gradini per volta come una rana. Ueue. Viene da casa mia questa volta, ne sono convinto. Ueue. Forse è il nostro gatto, il gatto mio e di mia moglie. No, non può essere, non abbiamo animali. Ueue. Sospingo l'uscio in avanti che è aperto. Le luci sono spente. Ancora, sento l'Ueue però questo volta tramutare in un Uaua uaua. No, io e mia moglie non abbiamo nemmeno bambini. Sembra giungere dalla camera da letto. Uaua uaua quale animale può emettere simili suoni? Avanzo lungo il corridoio. Il suono è sempre più forte e pulito. E l'unica spiegazione che trovo è quella che vedo. Mia moglie piegata in avanti, molti fazzoletti umidi gettati a terra e uno che non sono io che spinge forte dentro e fuori il suo martello nell'incudine del culo di mia moglie. Uaua uaua esce dalla sua schiena sudata. La pressione è tale che mia moglie a fatica riesce a tenersi eretta con le mani appoggiate a letto, finché la vedo sbattere la faccia sul materasso mentre l'uomo dietro riversa la sua scarica di materia prima sull'apertura rettale di quella che credevo fosse l'unico buco d'annaffiare a me concesso. Questo è l'amore, una botta su cui adagiarsi. Esco senza farmi notare. Ritorno per strada. Ritorno da quel bastardo di un vento che mi spruzza sul volto tutto il suo bruciante freddo. Prendo una via a caso. Sono molto confuso, ma non per quello che ho visto ma perché ancora riecheggia l'Ueue. Ancora quel gatto? O è un bambino? O è mia moglie? Insomma che cazzo è questo suono? Riprendo la ricerca. Cammino con i fari sempre più bassi e la mia non luce sempre più lunga. Ueue. Uaua uaua Mi viene da ridere. Ahaha. Ueue, Uaua, Ahaha. Il cielo si schiarisce per un momento. Proseguo verso la direzione indicatami dal pianto animale. Nessuno sta circolando per strada. Solo io, nel mio perso cammino. Seguendo solo un suono, un segno che non so dove mi porti, dove mi conduca, che si prende beffa del mio seguirlo. È solo la stanchezza. È il sonno. È una mia illusione. Il vento riprende così come il mio silenzio. Io e solo io. Ueue. Ancora quella sensazione di averlo quasi raggiunto. Ueue. Si, lo percepisco meglio, ora. Ueue. Di là. Verso quella zona. Accelero di nuovo la camminata per la voglia di coglierlo sul fatto, quel gatto, quel bambino o quel che sia. Ueue, eccolo, lo sento venire da quel posto così oscuro. Eccomi, eccomi al cimitero. Ueue. Il cancello è spalancato. L'attraverso. Le luci sono spente; i lumini rossi accesi. Tutto è così grigio. Il vento fa cadere i fiori secchi dalle lapidi. Ueue. Sto arrivando piccolo. Ueue. Cerco fra i morti. Tra gli spiriti tetri. Ueue. Cerco fra ciò che sarò anch'io, un ricordo. Ueue. Di là? Ueue. Qua a sinistra. Le tombe sembrano tutte così uguali perché siamo tutti così uguali. La polvere si solleva. Qualche candela si smorza. Ueue. Ueue. Corro. Ueue. Eccomi. Ueue. Eccomi piccolo, ti sento. Ueue. Fra poco sarà tutto finito. Sarà tutto finito. L'ennesima illusione? Ueue. Ti vedo! Ueue. Puoi smettere adesso. Eccomi, ci sono io. Ti ho preso, ti ho raggiunto. Ueue. Sei proprio tu, col mio nome, colla mia lapide, nel mio posto, eccoti, eccomi, posso ora ritornare a piangere bimbo. Ueue.

Simon Trumpet

sabato 3 marzo 2012

NON HO NOME DIO E COGNOME SATANA

Ti ascolto io in silenzio,
cos'hai di morto da tenerti dentro?

Non verrà il tuo Dio
a salvarti dai peccati da cui vuoi liberarti.
Non verrà la tua Vergine
a ripulire le ferite causate dal tuo pene.

Ognuno è destinato
al calvario di un luogo che non è il paradiso
ma il cielo è qui fra noi
e gli angeli altro non sono che carne in scatola.

In molti volano alto
credendo che più alti si sale più santi si diviene;
io rimango qui basso,
basso e sepolto fra le montagne delle divinità.

Prega prima della notte
il Signore è l'ottava piaga della nostra vita
e il suo bambino
l'androide nato senza sesso e senza divino.

Se questo è peccare,
che si gli uomini si formino di solo strutto,
maiali del loro stesso grasso
senza seni come vita e senza semi come frutto.

Io t'ascolto,
non ho nome Dio
e cognome Satana.

Simon Trumpet