Gli avevo frequentati ormai tutti questi locali da quattro soldi della zona, ma mai uno schifoso come questo. Posti per persone senza futuro, per vecchi rodies, per puttane consuamate, e per gente nullafacente come me.
In luoghi come questi l'attrazione principale è, oltre al bancone, il palco.
Palchi ricavati da bancali e assi di legno alti qualche centimetro da terra, sporchi di sangue, birra e residui organici, dove misere band si eseguivano per un po' d'alcol e una serata di sana baldoria.
Già la baldoria. Questo interessava ai poveri Cristo che guardavano questi gruppi. Bisognava creare caos, lanciare sedie e tavolini, pogare, rovesciare birra, e se avevi fortuna fottere una al cesso mentre la band si eseguiva in una cover storica come Louie Louie, perchè chiunque abbia un gruppo si sente figo solo se non fa soldi, e noi per sentirci fighi dovevamo distruggere più cose possibili, compresi i nostri bei faccini.
Così mi ritrovai in questo posto, postaccio, illuminato con luci rosse molte fastidiose. Già stava suonando un gruppo al mio arrivo, ma io non ero li per loro.
Ero venuto per assistere all'esibizione dei Vincent e dei Forty Moostachy, degli altri non me ne fregava un cazzo.
Mi accomodai al bancone al fianco di una ragazza, la squadrai di brutto, indossava un paio di Dottor Martins viola alte, pantaloni neri, e un top sempre nero; era proprio una dark ma oltre alle grosse tette che spuntavano da quel top non aveva altro di interessante, perchè non riuscivo a vederle il volto da quanto era truccata.
Presi una birra, guardai di nuovo le tette della tipa e lei sembrò quasi volermi dire qualcosa, ma rimase zitta, per fortuna.
Con la pinta feci un giro del locale. Oltre la zona centrale con il palco, c'era un corridoio stretto dal quale si aprivano stanze senza porte con all'interno sedie e divanetti. Tutto al semibuio con nebbie di fumo che sbucavano da ogni parte e che rendevano la perlustrazione ancora più difficile. Lattine e bicchieri di vetro sepolti a terra completavano l'atmosfera sporca che si respirava.
Sembrava un centro sociale, solo che le faccie che comparivano tra i vapori erano molto peggiori. Vecchi nostalgici del metal sbucavano dalle stanzine abbracciati a ventenni tossiche in cerca di una dose. Qualcuno limonava con coraggio, sporcando i muri di saliva e sputi, affianco ad altri che rotolavano a terra fra il loro vomito.
Il corridoio proseguiva e terminava con una scala di legno traballante e senza corrimano. Salii al piano superiore. Qua la situazione sembrava più tranquilla. Il fumo era scomparso, la musica non si sentiva più. Questa era una zona particolare, un'area adatta per chi aveva i soldi per scoparsi la puttana di turno, che al momento da quanto vedevo, erano però tutte impegnate tra bocchini e pecorelle nelle tre stanze che formavano il piano.
Ritornai indietro passando tra tossici minorenni e vacche sbronze e mi fermai al bancone per prendere un'altra birra. La dark era sempre li, ma ora stava parlando con un ragazzo della sua età.
Il gruppo stava ancora suonando quella merda che non sopportavo e la situazione si manteneva calma per ora : la gente non era ancora ubriaca.
Andai fuori per fumare una Pall Mall in pace, senza quel casino.
Tra un tiro e l'altro vidi quella faccia da cazzo di Steve. Andai a salutarlo per farmi un po' di compagnia.
-Ciao figlio di puttana, come butta?-
-Ah guarda qua il vecchio Trumpet, tutto bene. Allora vivi ancora scrivendo quelle cazzo di storielle da coglioni?-
-Certo finchè mi pagano. E tu che combini? Sei qui anche te per loro?-
-Si. Iniziano a girare tante voci in città su questi due gruppi. Stasera verrà anche qualche produttore per ascoltarli. Probabilmente uno dei due uscirà con un contratto.-
-E qualcuno con una bottiglia nel culo.-
-Così è il mondo della musica.-
-Uno schifo.-
-Già amico.-
-Vado a pisciare, Steve, ci si vede dopo.-
Il locale si era riempito. A fatica riuscivo a farmi strada tra le borchie e le darkettone che rompevano i coglioni con le loro pasticche chimiche.
Raggiunsi il bagno. Se il locale faceva schifo, la puzza di merda del cesso superava ogni limite. Il piscio colava a terra come un fiume in piena color marrone-giallastro. Lavandomi le scarpe raggiunsi la latrina. Mi misi a fianco di un uomo. Tirai fuori il mio pisello senza abbassare lo sguardo.
-Ehi amico, vediamo chi lo ha più lungo?-
Feci finta di niente. Scrollai il cazzo per spargere ogni goccia di piscio.
-Ehi amico, allora? Parlo con te.-
Sputai sulla latrina. Misi la mano in tasca e tirai fuori il coltello poggiandolo sul cazzo del vecchio, con calma. Il freddo della lama fece tremare le sue arruginite palle.
-Se te lo taglio, chi dei due lo avrà più lungo?-
Quel posto mi stava rendendo nervoso, mandai a fanculo anche la tipa che mi chiese d'accendere fuori dal bagno e spinsi via i bongioni che ti circondavano ogni volta passavi per il cesso chiedendoti se volevi una dose.
Finalmente era l'ora dei più giovani Vincent. Erano in gamba questi quattro. Avevano stile, avevano personalità, avevano il Rock'n'Roll nelle vene e sopratutto avevano una dose di fighe come amiche.
Il pubblico iniziava a muoversi, e poi vidi lei che ballava in compagnia di un'altra tipa.
Era Diane, una a cui avrei sempre voluto ficcaglierlo nel culo, ma finora non mi aveva mai cagato. Si strusciava adosso a quest'altra troietta come una perfetta lesbica in calore. Su e giù sulla schiena dell'amica, palpandogli tette e sedere.
Poi vedo che le due iniziare a baciarsi, con le lingue come serpenti si sbavano le labbra appassionatamente; iniziai a capire molto sul nostro mai esistito rapporto e penso: che spreco.
Ma nonostante ciò, mentre spio tutto dal bancone, non evito di masturbarmi mentalmente su questa puttanella bionda ed ormai è chiaro che questa è una sfida a cui non posso rinunciare.
Prendo il mio Jack. Mi bagno le labbra e lei è li che mi osserva. E più mi osserva e più si sbatte sull'altra. Forte, più forte, più forte ancora assortita in tale divertimento. La sua gonnellina si alza palpata dalle mani di coloro che ha attorno e lei sorride, mostra i denti e le mutande, e mi guarda.
Prendo un altro Jack, ma questa volta non per me.
Entro nella bolgia cercando di trattenere i bicchierini. Mi avvicino a lei e mi dice:
-Era ora.-
Le passo il whisky, cercando di domare il suo sguardo e le dico mentre ha il bicchiere in bocca:
-E' da tanto che ti desidero.-
-Sorprendimi, Trumpet-
Risponde.
E così, se lei è una brava comunicatrice, io sono un grande comunicatore con il mio cazzo.
Tutta scena quella con la lesbica, questa Diane urla più di qualsiasi cantante metal, e io godo nel sentir il suo verso animale mentre qualcuno bussa alla porta del cesso per pisciare.
Oh Cristo Santo, questo si che è un miracolo. Come lo succhia e non c'è niente che riesca a farla smettere. Questa deve avere iniziato presto con i lecca-lecca. Sembra che non faccia altro a colazione, a pranzo, a cena e prima di dormire.
Ma poi, come ogni cosa è tempo di venire ed è tempo di ripartire, così la scopo per la seconda volta dopo che me lo ha leccato, e la lascio ansimante chiudendo la porta, mentre dalle pareti rimbomba l'ultima canzone dei Vincent.
Peccato penso, avrebbe potuto tirarsela meno in tutto questo tempo.
Mi avvicino al cantante che ripete l'ultimo fuck you, e vado fuori per fumare e prendere un po'd'aria. Le urla e gli applausi accompagnano la mia e la loro fuoriuscita.
La gente all'esterno si saluta, si abbraccia, parla, rumoreggia, rovescia birra e io sto li tirando da questa cazzo di sigaretta che si consuma e le dico:
-Ti amazzo prima io.-
Poi uno stronzo ubriacone mi si avvicina e mi interrompe dai miei fottuti pensieri filosofici per chiedermi se gliene offro una.
Senti bello, dico, non rompermi le palle.
-Ti ho-ho chiesto solo una-una sigaretta.-
Mi dice traballando la voce.
-Non te la do una cazzo di sigaretta.-
Rispondo gentile.
-Senti vaffa-vaffanculo amico.-
-Io non sono mai stato tuo amico!-
Urlo conficcandogli la sigaretta nella guancia.
-Fumatela tutta ora, coglione-
E me ne vado.
Rientro dentro, la nebbia rossa causata dalle luci rende tutto pesante e sanguinoso. E' una gabbia caustrofobica. La gente è riversata sul bancone a ordinare da bere come se chiedesse cibo da dentro una gabbia.
Volano spinte, qualcuno bestemmia per l'attesa o grigna, io passo indifferente a questi animali e vedo la cagna che spunta fuori dal cesso. Ancora ha la gonna mezza calata ed è tutta entusiasta. Cammina come se l'eroina le avesse riempito gli occhi e ritorna dall'amica fanto-lesbica. Sembra volerne ancora, e ricominica a baciarsi con l'altra.
Nel frattempo mi ricompare davanti la dark dalle tette grandi, penso a che cazzo vuole questa. Mi passa affianco strusciando i seni sul mio braccio destro, quasi in cerca di innescare qualche effetto speciale.
Fallita.
Mi inserisco anchio nella folla assetata ma non per prendermi da bere.
I Forty Moostacchy attaccano le distorsioni e niente nel locale rimane quello che era prima. Il ritmo è un veleno che ci fa stare male. Tutto inizia a girare, i corpi si fondono, il sudore cade come pioggia dai nostri capelli.
La psicadelia dei suoni mi cattura e mi trasporta lontano e come in un orgia riverso le mie forze su quei corpi danzanti, e con il cazzo duro mi appoggio al culo dell'amica di Diane.
Sembra apprezzare, forse pure lei è una finto lesbo, o probabilmente ha sentito il servizietto che ho fatto all'altra e ha tanta voglia di sentire un cazzo venirle in bocca. Si certo lei non è figa come Diane, però se me la faccio amica è facile che a fine serata avrò due finto-lesbo a succhiarmelo mentre leggo il giornale.
Le infilo la mano ancora puzzante di sborra sul culo.
-Sei aggressivo.-
Mi dice.
-A letto non si possono di certo usare le buone maniere.-
-Ma noi non siamo ancora a letto.-
-Se vuoi posso offrirti il bagno per ora, e il letto a fine serata.-
Un attimo dopo sono nello stesso cesso di prima. Una doppietta difficilmente ripetibile. Questa tizia, di cui non so ancora il nome, è molto più tranquilla, lo lecca con calma, però quando è il momento che glielo ficchi dentro lo vuole tutto nel culo. Tutto nel culo ripete. Così si gira, mi sputo sul cazzo e le chiedo il nome.
Rose, che cazzo di nome è? Ora capisco perchè lo vuoi nel culo, Rose.
Conseguenza vuole che la tenuta in quel ruvido corridoio non sia uguale, però contenta lei a soffrire contenti tutti. Sembra desiderosa di parlare,accenna a qualcosa ansimando e allora spingo più forte con la speranza che il dolore la faccia urlare invece di chiaccherare. Vengo sporcandole le mutande e il retro dei jeans.
Tiro l'acqua del cesso come se avessi fatto una cagata e me ne esco trovandomi di fronte il tipo della gara al pisello più lungo.
Sembra incazzato, io molto più svuotato.
Apro la porta del bagno mostrandogli Rose seminuda e gli dico che se lui vuole, lei può farci da giudice alla gara. Ma a quanto pare il tizio non capisce che gli stavo offrendo una scopata così mi rifila un destro.
Barcollo stordito nel cesso affianco a Rose la quale mi spinge fuori.
Il tizio mi riprende e mi spinge contro il lavandino. Prendo un bel colpo alle costole. Cazzo, penso, sto subendo. Il tipo continua, inizia a farmi male. Devo reaggire, aggrappo qualcosa fra le mani, una saponetta, la lancio per distrarlo e gli sferro un bel calcio nelle palle.
Riprendo fiato e osservo il tipo steso a terra agonizzante che si tocca il pacco con entrambe le mani. Rose lo scavalca e scappa via.
Ritorno al concerto.
The Forty Moostacchy urla il cantante accompagnato dal pubblico che riversa ogni porco sui tre musicisti.
Prendo una pinta, sta cazzo di darkettona è sempre li. All'attacco del nuovo pezzo vedo che si scatena un violento pogo.
La dark ne approfitta appoggiando le tette su di me e mi chiede una sigaretta.
La fisso negli occhi e non sulle tette, estraggo il pacchetto di sigarette, glielo mostro, stringo il bicchiere, lo lancio in mezzo al pogo e io mi getto all'inseguimento dellla sua traiettoia e sparisco fra braccia e gambe che saltano.
E' il caos totale la al centro. Qualcuno sta perdendo sangue che schizza sul mio volto. E' un groviglio umano, un onda anomala che travolge tutto. Alcuni si gettano dai pochi centimentri di palco sopra le teste di nuotatori ubriachi. I trampolini sono liberi a tutti e in molti si tuffano senza cuffia.
I Forty sbraitano come cani, eccitati da tanto movimento, ma presto il ballo si trasforma in rabbia. Compare una sedia, qualche bottiglia, subisco una gomitata che mi fa perdere sangue dal naso.
Grignando prendo il primo che mi capita davanti per il collo e con una testata lo colpisco. Un suo amico accorre per metterlo in piedi prima che lo finisca, e allora sferro un calcio in pancia anche a questo stronzo.
Poi un altro si getta verso di me e mi placa tenendomi sulla cinta. Cerco di liberarmi ma mi arriva un pugno sul mento. Sputo sangue in testa a questo che mi tiene e calpesto forte i suoi piedi con i mie bei scarponi in cuoio. Molla così la presa quel tanto che mi basta per prenderlo a gomitate e a calci.
L'adrenalina mi entra in corpo e inizio a divertirmi.
Il pogo si è straformato in una rissa. Il suono delle chitarre si unisce a quello dei vetri rotti e allo scricchiolare dei tavolini che si infrangono sulle schiene dei malcapitati.
I pugni accompagnano i tum tum della batteria, i denti che partono ricordano i dadi lanciati nei casinò della Las Vegas, un altro numero basso, merda. Questo lo colpisco con una ginocchiata in pancia, tanto per toglierli il respiro.
Solo uno rimarrà in piedi, solo uno otterrà la libertà, solo uno conquisterà Roma.
Mi passa per la testa il trailer del "Gladiatore".
Un po' alla volta la sala sembra svuotarsi come un ring abbandonato dai wrestlers stanchi e sconfitti, finchè si accendono le luci che abbagliano i presenti mentre la musica viene spenta.
La baldoria è finita.
I feriti si ricompongono, a terra ci sono decine di bottiglie morte. Tutti si guardano storditi; è stato divertente, questo sembra circolare fra i pensieri dei presenti con occhi neri e bocche saguinanti. Ora con la luce e senza rumore è tutto triste.
Un ragazzo strisciando si avvicina al palco e sputacchiando sangue chiede ai Forty di suonare ancora. Il cantante scuote la testa, non è possibile sembra dirgli.
Ancora ripete, ancora ripeto io, anfora ripete quello a cui ho spaccato il naso.
-Forty! Forty! Forty!-
Si inalza dalla sala, forza, ancora, bis, urlano tutti.
La chitarra prima stona qualcosa, poi stride come una puttana non pagata, e infine accenna quattro accordi e il concerto riprende.
Il locale ritorna nelle tenebre, parte un applauso e come la Madonna ai fedeli illuminata da un raggio di sole compare nuovamente la dark di fronte a me.
Santo Cristo, Santissima Trinità. Va bene le dico, andiamo. La porto in bagno. Ormai non ho neanche più la forza per venire e infatti mi siedo sulla turca e lascio che faccia tutto lei con quelle enormi tette mentre mi fumo in pace una fottuta bastarda. Dopo un bel po' e sforzandomi tanto che a momenti invece di sborare le piscio sulle tette, riesco a liberarmi mentre lei lancia baci che non prenderò mai.
Ormai non capisco più un cazzo. Sono ubriaco, stanco, col cazzo a pezzi.
I Forty nel frattempo hanno finito e io mi ordino l'ultimo Jack della buona notte. La sala piano piano va svuotandosi ed esco pure io, devo rimediare un passaggio. Vado nel parcheggio quasi vuoto. C'è un gruppo di persone vicine ad una Mustang blu scuro del '64, sono in tre o quattro. Al buio poco si vede. Decido di andare a chiedere a loro uno strappo con il whisky ancora in mano.
-Scusate ragazzi, per caso...-
Solo li mi rendo conto di aver fatto una cazzata.
-Ma guarda qui chi si vede.-
Porca puttana è ancora il tipo della gara al cazzo più grosso con al suo fianco il tipo a cui ho spento la sigaretta sulla guancia ed è ancora li che se la strofina.
E' proprio vero che le mosche girano attorno alla merda, e io ora sono nella merda più molla che una vacca possa fare.
-Sentite ragazzi penso che dentro al locale ci siano stati dei malintesi.-
Dico camminando all'indietro sfoggiando un sorriso amichevole e allargando le braccia.
-Certo figlio di puttana, ci sono stati dei malintesi, prima sei riuscito ad avere la meglio, ora sei un uomo morto.-
Aumento il passo camminando all'indietro e poi lancio il bicchiere in testa a quello con la guancia bruciata e di scatto mi giro iniziando a correre senza voltarmi.
Sento solo il suono degli animali alle mie spalle che come bufali inpazziti corrono sulla ghiaia alzando polvere e sabbia.
Sono morto e me ne rendo conto, non ho possibilità, nessuna via di fuga. Ho il coltello in tasca, lo so, ma in tre contro uno è un'arma inutile.
Poi nel parcheggio qualcosa si accende. Anche se il sudore mi bagna gli occhi intravedo chiaramente che è un auto che in retro sta facendo manovra per partire.
-Aiuto! Aiuto!-
Inizio ad urlare mentre quegli dietro quasi ridono.
La macchina si avvia, ma lentamente, urlo ancora, forse mi hanno sentito o visto. Raggiungo l'auto, una Charger nera del 69', che però non si ferma ma prosegue piano. Quasi riesco ad aprire la portiera del passeggero ma non ci riesco.
-Aiuto quegli mi vogliono amazzare!-
Dico allungando il collo senza riuscire però a vedere il conducente dal finestrino opposto.
Sono finito, altri dieci metri e cado.
-Aiuto per favore, portatemi via.-
Sto quasi piangendo per lo sforzo.
Poi la macchina rallenta quel tanto che mi permette di aprire la portiera e saltare dentro, mentre una risata femminile accompagna il mio fiatone, prima di alzare la testa per vedere di chi si tratta.
-Rose! Sei tu! Che bello rivederti!-
-Arrivo al momento giusto vedo, problemi col bagno?
-Più o meno.-
Sapevo che dovevo farmela amica questa Rose, penso dentro me, mentre lei accellera col bolide lasciando nebbia sull'asfalto reso chiaro dal sorgere del sole.
-Eh la tua amica Diane, che fine ha fatto?-
Le chiedo ancora col cuore che pompa a mille.
-E' dietro che riposa.-
Poggio la mano sulla coscia di Rose e osservo l'alba ridendo.
E' stata una serata di sana baldoria. E' stata semplicemente una serata di sana baldoria.
-Vi amo.-
Le dico
-Vi amo.-
Simon Trumpet
martedì 13 ottobre 2009
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