La pazzia ha sempre fatto parte della mia vita, e oggi, beh ho fatto una semi pazzia; tanto per non scordarmi di come sono fatto. Nulla di grave comunque anche se non so se questa cosa possa funzionare; non sono ancora così pazzo da impazzire. I miei squilibri psichici si misero in mostra da subito, quasi volessero essi uscire prima della gestazione di mia madre e ci volle poco affinché si misero in evidenza.
Avrò avuto appena qualche mese di vita, e venni riposto come ogni infante dentro quel contenitore per bimbi definito box. La gabbia perfetta per esseri piccoli e innocenti. Osservare gli altri muoversi liberamente mi stava proprio sul cazzo, fin da piccolo. Tutte quelle facce sorridenti che non mi davano retta, mi dava il nervoso, e così decisi di scappare. Mi aggrappai con tutta la forza di quelle mini manine alla rete di bordo e salii altissimo fino a raggiungere la vetta. Fu un gran successo, arrivare così in alto, finché caddi al di fuori della recinzione. Un volo del genere avrebbe rotto la testa e fatto piangere qualsiasi bimbo, e invece a me no. A me causò solo una gran risata di gioia per aver raggiunto il mio scopo ed essermi sentito libero. Subito allora vennero ad accorrermi parenti e amici, ma io stavo benissimo e mi facevo grasse risate alla faccia loro mentre mia mamma sentenziava:
“chist è propr pazz!”
Epiteto che mi ci si appiccicò subito alla fronte, come un marchio distintivo.
Col tempo non smisi di misurare la potenza della mia testa e di certo non sbattendola sui libri, ma su qualsiasi oggetto duro quanto un muro, un lampione o un pavimento. Prove di effimera forza e coraggio che superai sempre con gran successo e con gran risate, mentre la gente attorno gridava sconvolta:
“chist è propr pazz!”
A volte la testa proprio non la usavo e così per esempio, per seguire amicizie e amori, prendevo la bici e mi facevo chilometri e chilometri in statale con gli autocarri che mi sfioravano ad ogni passaggio. Una volta andai da Manuel, un vecchio amico. Si era appena trasferito a venti e passa chilometri da casa mia, ma un giorno partii appena dodicenne, senza dire niente a nessuno con la mia montebike. Arrivai a casa sua e lui fu molto sorpreso nel vedermi, e pure io nel raggiungerlo. La sera sua madre chiamò mia mamma per dirle dov’ero, ed entrambe in coro gridarono:
“chist è propr pazz!”
Rimasi infine da lui tre giorni, senza vestiti puliti, facendomi imprestare qualche maglia dal padre. Fu la cosa più divertente che avessi mai fatto e mai mi pentii di quella cosa pazza.
Meno bene andò invece quando rifeci all’incirca quella stessa strada anni dopo per raggiungere la ragazza che mi aveva appena lasciato. Questa volta l’unico mezzo che avevo a disposizione era una vecchia bici con i freni a bacchetta. A confronto sbattere la testa su un lampione era meno doloroso che pedalare con quel trabiccolo. Ma il mio essere testardo mi portò da lei solo per sentirmi ancora dire:
“chist è propr pazz!”
Cosa che lei ancora crede e ancora mi ripete. D’altronde l’avevo detto che questo epiteto l’avevo stampato in fronte fin da piccolo, e che dovevo farci?
A scuola, quando dichiarai alla mia professa di italiano che volevo iscrivermi a lettere, lei oltre a dirmi che sarei diventato un disoccupato, mi rispose:
“chist è propr pazz!”
Ma io seguii comunque il mio essere. E lo stesso quando racconto che lavoro in quel supermercato da dieci anni. Tutti si sorprendono e mi chiedono come faccio a lavorare in quel posto di matti. Io rispondo sempre che con i pazzi ci sto bene, mi fa sentire a casa.
E quando partii per Londra da solo senza aver mai preso l’aereo in vita mia?
Tutti pensarono:
“chist è propr pazz!”
E quando ritornai a casa con il verbale che dichiarava che ero stato fermato per terrorismo, tutti, ma proprio tutti rimasero in silenzio, prima di dire:
“chist è propr pazz!”
Infine credo che proprio la gente vedendomi per strada o parlando con me pensi:
“chist è propr pazz!”
Tuttavia io non mi vergogno, anzi, mi sento orgoglioso di essere diverso e sempre uguale con quel bernoccolo sulla testa ormai giunto al suo ventiseiesimo compleanno. Non è da tutti fare cose pazze, come quella che ho fatta oggi, solo che ora non ricordo cosa ho fatto, forse troppe botte sul cranio
hanno cancellato la memoria, ma che volete, sono cose da pazzi.
Simon Trumpet
mercoledì 28 settembre 2011
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