martedì 20 settembre 2011

Trauma 2: Il Blog

Quando decisi di fare questo blog, lo concepii come uno stimolo per me stesso innanzitutto. Avrei potuto far leggere i miei scritti ai miei amici ricevendo così le loro opinioni e commenti. Un esercizio di confronto tra chi come me scrive e chi come loro legge. Non mi era mai apparsa troppo entusiasmante l’idea di una scrittura quotidiana e la relativa pubblicazione sugli argomenti più svariati che avrebbe richiesto un impegno costante nei mie lettori. Anche perché il dubbio perenne che mi alimenta è che comunque pochissimi leggano quello che scrivo e pubblico in questo blog.
E chi avrebbe la pazienza di leggere sciocchezze ogni giorno?
Io no di certo.
Per cui, dato il poco interesse che potrei suscitare nel scrivere opinioni, pensieri, argomentazioni di vario genere, mi dilettai e mi diletto a proporre un’opera più o meno plausibile. Poesie, racconti e gli ultimissimi aforismi. Un po’di tutto per allietare voi giudici supremi dell’entertainment e per avere un po’di conforto nel parere di qualcuno che dia valore a quanto produco. Chissà quanti di voi mi hanno ignorato, in ogni caso. Ma si sa, le persone cambiano continuamente. Una cosa che oggi amiamo domani la ignoriamo e un blog ignorato potrebbe divenire un blog ammirato. E così come formula di consolazione mi impegnerò in una scrittura continua. Non so cosa ne possa uscire fuori, d’altronde tutto questo è nato dieci minuti fa durante l’ultima sega sparata e la sincerità patita alla pagina con qualche macchiolina bianca mi appare il sintomo più idoneo per affrontare questo nuovo format.
Questo nuovo gioco rientrerà nell’opera complessiva “Traumi” di cui avete già potuto leggere un’accurata introduzione e relativo “Trauma numero 1: Insetti”. Il perché consiste nel semplice fatto che tutto si muove attorno ai traumi, solo che ancora non lo sapete; e per darvene una testimonianza riporterò di seguito un tratto dall’opera di Aristotele il De Generatione Animalium:

“La secrezione uterina della femmina acquista consistenza per effetto dello sperma maschile, che svolge un’azione simile a quella del caglio sul latte. Il caglio, in effetti, è latte provvisto di calore vitale, e questo riunisce e fa coagulare le parti simili; così allo sperma capita lo stesso, perché la natura del latte e del mestruo è la stessa. Riunendosi dunque insieme le parti consistenti viene espulso il liquido, e tutt’attorno, per l’asciugarsi delle sostanze terrose, si formano delle membrane.”

Tutto questo per farvi intendere che “il topos della donna come significante dell’anomalia e dell’inferiorità resterà permanente nel discorso scientifico dell’Occidente. Il mostruoso come polo negativo, il polo del meno è dunque analogo al femminile, in quanto è assunto come “altro da” la norma in vigore, qualsiasi sia questa norma. Lei viene associata a qualcosa che la rende incline a essere nemica dell’umanità. Il corpo della donna ha il potere di cambiar forma durante la gravidanza e l’allattamento. Esso quindi ha il potere di sconfessare la nozione di forma corporea come concetto fisso, cioè le sembianze visibili, riconoscibili, nette e specifiche che identificano la forma del corpo. Se definiamo il mostro come un’entità corporea anomala e deviante rispetto alla norma, allora possiamo sostenere che il corpo femminile condivide con il mostro il privilegio di indurre un singolare miscuglio di orrore e fascinazione.” (cit. Braidotti).

Per migliori informazioni potrete leggere la mia tesi finale “Mostri e società nell’opera di Palahniuk” prossimamente in scena tra qualche mese in qualche aula universitaria.
Ma per non buttare troppa benzina nel fuoco, credo che in molti di voi avranno già storpiato il muso nella lettura di queste frasi. Ad alcuni ragazzi probabilmente gli si sarà rizzato il membro nella consapevolezza millenaria di superiorità nei confronti delle donne. Ad alcune donne sarà venuta dura la mammella sinistra dalla rabbia nell’essersi sentite definire mostri dopo anni di creme plastificate antirughe, antigel, antibrufoli nella ricerca di una forma migliore nel loro viso. Comunque sia, oggi avete appreso qualcosa sul mostro che io ho ricercato e trascritto proprio un attimo prima della sega che ha dato vita a questo scritto. D’altronde tutto nasce dallo sperma, lo dice anche Aristotele, e a volte un suo spreco casalingo dà vita ad interessanti riflessioni sulla quotidianità. Non so se una sega al giorno tolga il medico di torno, però almeno rende un po’più leggere certe deprimenti considerazioni sui rapporti umani. Insomma masturbatevi pure violentemente e poi ditemi se dopo aver appena eiaculato direte di aver ancora bisogno dell’amore. Ah scusate, lo stesso vale per le signorine con i termini di riferimento quali amplesso o orgasmo.
Comunque al di là di quello che potrete disseminare sui vostri lenzuoli o coprimaterasso non vi darò più comunicazioni in via ufficiosa di quanto scrivo, perché a chi potrebbe interessare?
A me no di certo.
Così come il mio desiderio di volere una figa blu che non è un desiderio da tutti, ma almeno è un desiderio. E a chi potrebbe interessare?
A me non di certo.
Se volete seguirmi, seguitemi; una sega al giorno non è un grande consumo di sperma, ma è già qualcosa.

Simon Trumpet

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