martedì 14 febbraio 2012

SAN VALENTINO

La notte mi sveglio e mi risveglio: è l'insonnia di questo continuo pensiero. Gli occhi sono segnati da due grossi cerchi neri. Le palpebre sono socchiuse; la gola è arsa e la mano tremolante si appoggia un istante sul ventre. Il cuore pulsa rapidamente, la lampada forma un cono di luce proiettato di fronte a me dal quale io non emergo. Giro lo sguardo in cerca di qualcosa; delle gocce di sudore bagnano la fronte e la schiena che schiaccia il materasso.
Mi alzo, la mia sagoma si stampa sul muro oscurandolo.
Toc
toc
toc.
È un rubinetto che lascia cadere goccioline al tempo di una al secondo. Vado in bagno, blocco quel rumore fastidioso e mi specchio: sono cadaverico; le mie labbra screpolate sono color amarena mentre le occhiaie mi incorniciano lo sguardo. La mia testa si muove su e giù da sola. Rimango in piedi; non so cosa mi conduca in questo stato d'animo.
Sciacquo il viso con dell'acqua fredda e penso che questo gesto possa aiutarmi.
Poi dal nulla, avverto un rumore provenire dalla cucina. Protendo le orecchie e sento uno strano suono che fa:
grrrr
grrrr.
Spengo la luce della stanza. Sono tutt'uno con la mia ombra, ora.
Lentamente avanzo tra l' inquietudine e la paranoia.
È solo il battere del mio cuore a farmi compagnia. In silenzio, in perfetto silenzio smetto pure di respirare. La paura si fa più forte ad ogni passo, ad ogni centimetro.
Ogni tanto piccoli brusii sembrano emergere dal fondo di qualche angolo nascosto.
Mi guardo alle spalle ma è come guardare davanti a me: non vedo niente.
Cosa può essere?
Si chiede il mio corpo.
Sono scalzo; il pavimento è gelido e i brividi mi salgono regolari fino ai capelli.
Il pigiama pare ritirarsi: sono nudo contro qualcosa.
Sono momenti questi che non vorresti mai vivere, in cui la vita ti appare tutta d'un fiato; ma quale vita?
Il suono cresce, grrrr grrrr, mi faccio coraggio stringendo i pugni; dopo tutto non ho nulla da perdere, appunto nulla.
Quei corridoi, quelle porte assaggiate quotidianamente per anni sembrano frutti mai assaporati nella notte profonda.
Sono vittima o carnefice?
Chiudo gli occhi per orientarmi, sto forse sbagliando strada?
Sfioro con la mano una parete: è ruvida, insensibile, nera senza luce. Un quadro, ma quale?
Avanzo ancora più lentamente; poi mi accorgo di aver fatto un passo in più: sono uscito allo scoperto.
Rimango immobile. Il suono è sparito.
Che mi abbia visto? Che mi stia osservando?
Che errore stupido, sto rischiando molto. Tengo le palpebre e le orecchie alte in cerca del minimo segnale della sua presenza. Ritorno indietro e mi appoggio all'angolo della porta della cucina. Non riesco a trattenere il respiro. Di certo ora sono stato scoperto.
Che fare?
Decido di agire, che cosa strana.
Allungo le dita al di là dello spigolo e premo l'interruttore.
Un fascio di luce si proietta oltre il rettangolo della porta.
È giunta l'ora.
Mi tuffo in essa.
La luce mi cattura.
Sparisco.
Divento invisibile agli occhi della gente come lo sono sempre stato.
Per lunghissimi ma brevissimi attimi tutto appare fermo, anche il tempo.
Poi nulla, non c'è nulla.
?
Giro per la stanza, è tutto a posto. Nessun cassetto aperto, nessun piatto rotto, niente d'insolito. Sto quasi per andarmene, un altro rumore da lontano.
Grrrr grrrr.
Che sia scappato in tempo?
Ritorno nelle tenebre, ritorno a essere me stesso.
Quell'insolito brusio pare giungere dal soggiorno questa volta. I timori raddoppiano. Vorrei qualcuno vicino in questo momento per sconfiggere il pericolo, per non affrontare i problemi da solo. Mi sento una pecora smarrita.
Avanzo pianissimo, poi una fitta al piede. Una scheggia si conficca sotto la mia suola naturale. Trattengo il dolore; delle piccole goccioline si spandono sul pavimento. Gli occhi iniziano a serrarsi, vorrei dormire, vorrei che tutto finisse qui, subito. Ancora quel suono.
Grrrr grrrr.
Che sia tutta una trappola?
Forse dovrei chiamare qualcuno, ma chi?
I contorni dei muri si fanno più netti, le pupille si abituano a quella mancanza di colore ed è più facile individuare la stanza.
E se volesse solo parlare?
Cerco di concentrarmi anche se non so come reagire in una situazione del genere. Ripenso a quando da piccolo giocavo con mio fratello nel buio. Tutto è molto simile, ma allora perché tremo?
Striscio sul muro; sono vicino, molto vicino.
Il suono sparisce di nuovo.
Questa volta non mi scappa. Faccio un profondo respiro.
Tre, due, uno, entro nella sala e accendo la luce.
Il soggiorno si distende di fronte a me ma dell'essere nessuna presenza.
Che succede?
Eppure mi sento così normale; sto impazzendo. È tutto normale, sono pazzo.
Come se nulla fosse ecco nuovamente quel grrrr grrrr proveniente da una nuova sala. Sto giocando a nascondino con qualcosa di invisibile, quando finirà?
Mi stanco di essere preda e divengo predatore. Afferro il primo oggetto che trovo: un crocifisso? Avevo dimenticato la sua esistenza. Mi inoltro religioso carnefice nella selva della mia casa. Il grrrr grrrr non varia, pare muoversi in diverse direzioni adesso. Divento camaleonte, i miei occhi girano con costanza verso ogni direzione. Col Signore in mano acquisto una strana fiducia, una forza mai avvertita prima; con un oggetto di metallo diventa più facile affrontare problemi del genere.
È nel ripostiglio ora! Corro, lascio stare ogni prevenzione; mi fiondo, spalanco la porta, con la fede si sconfigge ogni male. Punto Dio davanti a me e premo l'interruttore:
nulla.
Sento un fruscio alle spalle, sta scappando, fermati! urlo. Ormai è inutile che mi nasconda. Sfioro le pareti, preferisco la caccia al buio; sbatto la faccia contro uno spigolo, altro sangue sgorga. Lo sento di nuovo nel bagno, con una mano premuta nel naso e con l'altra proiettata in avanti rincorro l'essere. Sbaglio stanza, il sangue si incrosta attorno agli occhi, girovago, entro in bagno non accendo nemmeno la luce, non c'è più. Qualcosa cade da una mensola, il grrrr grrrr si diffonde in ogni dove, spalanco tutte le porte che incontro, i corridoi diventano campi minati di oggetti. Separo detriti invisibili con le mani cercando un qualcosa di familiare al tatto. Inciampo in una prolunga, mi rialzo in fretta, grrrr grrrr, è dietro le mie spalle: Satana! urlo. Mi abbraccio al crocifisso.
Dove sono?
Il panico mi prende totalmente; il cimelio mi scivola a terra; fatti vivo! dico quasi piangendo; un lampo improvviso penetra dalle tapparelle, sono carne fresca.
Calma.
Tutto sparisce. La pioggia inizia a scendere battendo sulle grondaie. È un suono rassicurante, tutto è scomparso. Mi avvio alla mia camera, i miei occhi sembrano vedere nel buio; un lieve sorriso mi si stampa in bocca.
Grrrr grrrr.
Dalla mia stanza! Proviene dalla mia stanza!
Senza protezioni, nudo, ferito, avanzo.
Non ha importanza cosa succederà.
Grrrr grrrr più forte.
Risale la tensione.
Pochi passi, i miei occhi si fanno fari, ridivento predatore, stringo i denti, grrrr grrrr ripeto ad alta voce, grrrr grrrr ripeto ad alta voce.
Un nuovo lampo, l'aria si raffredda:
a noi.
Premo l'interruttore. La luce mi invade, sparisco nel fascio; sono dentro, mi guardo attorno, il cuore si ferma:
il grrrr grrrr svanisce.
Osservo l'orologio al muro:
tic tac tic tac tic tac.
La lancetta scatta sulla mezzanotte:
È San Valentino.
Mi guardo allo specchio, ci sono solo io, sono solo iO...

(Tratto da un cortometraggio di Severino Iuliano)

Simon Trumpet

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