sabato 20 febbraio 2010

DOMENICA

Domenica,
si sveglia la mattina,
si addormenta l'eroina.
Il popolo è reduce
della battaglia notturna,
non ha visto vincitori
ma solo giovani morti.
Anch'io partecipo all'impresa
in cerca della sorpresa,
ma oggi è Domenica
e quel che ho avuto
ora è svenuto.

Non lo voglio il tuo aiuto;
ieri? Si, ho provato di tutto e
non si leva la puzza dell'ero.
Sto così, con l'arancia in mano,
la spada calata al mio fianco,
ma che importa, è il giorno del
Signore, sono il re dell'illusione.

Il sole si alza, la droga m'ammazza,
l'ho detto: ho una visione. Provo
a muovere le stelle qui vicine ma
ho una strana allucinazione: parte
dalla mia sbranza, prosegue
oltre la mia stanza fino al luogo
della mia vacanza, via via riduciti
in un sentimento di mancanza.

Sono fatto e nulla provo,
chi ha detto che sia brutto essere vuoti?
Quando chiudo gli occhi provo quello
che tocchi, guarda come siamo ridotti.

Ma oggi è Domenica,
ieri è nevicata farina bianca,
ero così imbiancato che mi sono nascosto
nel buio del mio corpo bucato e ho
raccontato di come raccogliere le pere
dalle terre incolte e di come provare
una nuova vita con un ago nella vena.

Perdonami se sono stato egoista,
mi hai colto senza provvista; l'amo
tutta, la voglio fusa, non senti come
attorno a noi si staglino nuove noie?

Un vento freddo, l'alito della morte soffia
lungo la mia schiena; non ho paura, pure il
Signore è risorto di Domenica e
io attendo il mio ovulo pasquale.

Così confuso, così apatico sembro un malato,
ma il Signore calerà la mano sul mio capo pelato
e riempirà il mio sangue di nuovo zucchero velato.

Ho fiducia nella luce bianca
la vedo sempre dopo la pera,
non sto neppure così male,
qualcosa è rimasto nella scatolina nera?

Pazienza se resto senza; una volta ho
chiesto clemenza a santità demenza;
tutto bianco e assuefatto gli ho chiesto
se per caso aveva una dose nel suo vaso;
mosse il bastone e il parruccone
e dall'acqua ne venne fuori un mattone:
conobbi così le doti del santone.

D'allora siamo grandi amici,
riempie sempre le mie narici,
amiamo fumarci pure le radici,
dice che così evitiamo di sniffare vernici.

Ma oggi è Domenica che importa
pensare ai nemici, guarda quei mici,
litigano sotto i tralicci dove mi si
son fatti i capelli ricci.

Forse sto esagerando col metadone,
sparo frasi da coglione; nell'oscurità
volteggio, non penso a nulla, non sono
nulla, non mangio nulla, non capisco nulla.

Ti voglio perché sei perfetta, con te nulla
medita vendetta; ho solo bisogno di una
schiarita, di una pausa di riflessione,
di togliermi quell'alone da pillolone,
di qualcuno che mi dica smettila,
di qualcuno che mi dica mettila,
di qualcuno che me la faccia assaggiare,
che mi dica ora sale
non fa male,
che mi aiuti se il cuore si ferma,
che mi aiuti a battere,
che mi prepari una riga.

E' solo Domenica,
l'overdose non so dove sia.
Prendo il cucchiaino,
l'accendino,
un groppo con il calzino,
l'ammonica,
alzo la manica;
la inietto piano piano,
così, senza rumore;
lo spillo si solleva,
gli occhi si aprono,
è una dose sterile,
mi vibrano le pupille,
ditemi fermati,
ricarico le pile,
è solo il giorno del Signore,
è solo un giorno in cui si spegne
un coglione.
L'ho messa tutta,
la siringa rimane appesa,
la mia speranza è sospesa,
la mia vita spesa,
la mia testa lesa,
la luce ora è accesa,
non è una discesa,
non c'è altra soluzione,
questo è il giorno del Signore.

Simon Trumpet

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